Bufera Rai, Minzolini contestato

Reo di aver bollato come "incomprensibile" la manifestazione per la libertà di stampa, il direttore del Tg1 è contestato dal Comitato di redazione del telegiornale. Ed è scontro politico. Lettera 22, associazione di giornalisti indipendenti: "Singolare che chi ha manifestato per la libertà di stampa voglia poi imbavagliare un giornalista che ha espresso serenamente la sua opinione"

Lunedì, 5 ottobre 2009 - 09:54:00

Ancora burrasca in Rai. Continuano, infatti, le polemiche dopo la manifestazione del 3 ottobre sulla libertà di informazione promossa dal sindacato dei giornalisti (Fnsi). Contestato in particolare l'editoriale di Augusto Minzolini, direttore del Tg1, che a fine telegiornale di sabato aveva definito ''incomprensibile'' l'iniziativa.

La scelta di Minzolini ha però sollevato la protesta del Comitato di redazione del Tg1 che ha chiesto di incontrare i vertici aziendali dopo aver diffuso un comunicato: ''Il Tg1 non è mai stato schierato nella sua storia contro alcuna manifestazione. Il Tg1 ha per sua tradizione un ruolo istituzionale, non è un Tg di parte. E' il Tg di tutti i cittadini, anche di quelli che hanno manifestato per chiedere il rispetto dell'articolo 21 della Costituzione''.

Immediata la replica di Minzolini che ha dichiarato: "La nota del Comitato di redazione è la dimostrazione che c'è chi manifesta per la libertà di stampa, ma è intollerante verso chi ha una opinione diversa''.

A dargli ragione l'associazione Lettera22, che - come dicono gli stessi associati - raccoglie i giornalisti che non hanno aderito alla manifestazione di ieri: "Il tentativo di censurare con ogni
mezzo e in ogni forma il direttore del Tg1 e di tacitarlo dimostra come gli organizzatori della
manifestazione di sabato pomeriggio a Roma abbiano gettato la maschera. Appare, infatti, singolare che chi ha manifestato per la libertà di stampa voglia poi imbavagliare un giornalista che
ha espresso serenamente la sua opinione. Questo dimostra ulteriormente che avevamo visto giusto nel ritenere la manifestazione della Fnsi solo una parata ideologica".

Paolo Garimberti, presidente della Rai, ritiene però ''assolutamente irrituale'' l'editoriale di Minzolini di sabato sera. Da qui l'annuncio di una lettera a Mauro Masi, direttore generale della Rai, in cui chiede l'impegno a discutere dell'episodio nella prossima riunione del Consiglio di amministrazione di Viale Mazzini.

La decisione di Garimberti non e' condivisa da Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl: ''E' inaudito che il presidente della Rai tenti di mettere il bavaglio al direttore del Tg 1. Scriveremo noi una lettera aperta per denunciare questo atteggiamento censorio che indigna e del quale il presidente Rai sara' chiamato a rispondere in Commissione di Vigilanza''.

Proprio Sergio Zavoli, presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza, fa intanto sapere che il problema posto dall'editoriale di Minzolini ''sara' inserito nell'audizione che si terra' presto dello stesso direttore del Tg1, gia' prevista al pari di quelle di tutti gli altri direttori di testata e responsabili di rubriche''.

L'editoriale del direttore del Tg1 è ormai un caso politico.

Secondo Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, ''contro Minzolini si e' schierato un piccolo e ridicolo soviet fatto da grigi burocrati del peggiore giornalismo''. Renato Brunetta, ministro della Pubblica amministrazione, propone che all'inizio di tutti i programmi della Rai, insieme al nome dei giornalisti, venga reso noto anche l'ammontare del loro stipendio: ''Mi piacerebbe che in ogni trasmissione del servizio pubblico fossero resi noti il costo del programma, il compenso di autori e giornalisti, lo share ottenuto nella puntata precedente. Io non permetto che un giornalista mi accusi di appartenere alla casta se poi guadagna dieci volte il mio stipendio''.

Per Paolo Gentiloni, Pd, ex ministro delle Telecomunicazioni, ''il principale Tg italiano abbandona, anche formalmente, ogni profilo istituzionale e scende in campo con una polemica contro una manifestazione di forze sindacali e di opposizione cui hanno partecipato centinaia di migliaia di persone. Non ci sono precedenti di un simile stravolgimento di un telegiornale del servizio pubblico''.

Il Pdl sta intanto pensando a una propria manifestazione di sostegno al premier Berlusconi e al governo. Lo dice Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera: ''E' evidente che l'attacco al presidente del Consiglio di precisi settori politici e finanziari e' concentrico e lungo piu' direttrici che vanno dal gossip, all'evocazione degli attentati di mafia del 1992, ad altro ancora che si prepara''. Cicchitto fa pure riferimento alla recente sentenza del Tribunale civile di Milano sul Lodo Mondadori, che ha condannato la Fininvest a versare a titolo di risarcimento quasi 750 milioni alla Cir (Compagnie industriali riunite) di Carlo De Benedetti.

Sono d'accordo con Cicchitto sia Sandro Bondi sia Ignazio La Russa, coordinatori del Pdl oltre che ministri dei Beni culturali e della Difesa: ''E' urgente organizzare una grande manifestazione popolare con l'obiettivo di difendere la democrazia e la liberta' nel nostro paese''.

La Russa precisa che le ipotesi a cui si sta lavorando sono due: o promuovere una grande mobilitazione a Roma per il 2 dicembre o trasformare le manifestazioni gia' previste in tutte le province per il 9 novembre in ricordo della caduta del muro di Berlino in altrettante azioni a sostegno del governo e del presidente del Consiglio. Secondo il ministro della Difesa, lo stesso Berlusconi ''si e' detto favorevolissimo a una mobilitazione del Pdl'' delegando ai coordinatori del partito il compito di studiarne la forma.

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