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Twitter cinguetta a favore dell'informazione online. Negli ultimi giorni sul più popolare dei social network sono stati in molti a schierarsi a favore del giudizio dei principali direttori dei giornali web (tra cui il direttore di Affaritaliani.it Angelo Maria Perrino) puntando il dito contro lo squilibrio editoriale italiano causato dagli aiuti di Stato alla carta stampata e chiedendo sgravi fiscali per valorizzare l’informazione in Rete. A scatenare il dibattito un articolo di formiche.net

Ecco il pezzo di Edoardo Petti per formiche.net

I direttori di quattro testate telematiche riflettono sullo squilibrio editoriale italiano e puntano sugli sgravi fiscali per valorizzare l’informazione in Rete. Parlano Marco Alfieri (Linkiesta), Peter Gomez (Ilfattoquotidiano.it) Paolo Madron (Lettera 43) e Angelo Maria Perrino (Affaritaliani)

La “pubblicità istituzionale” delle amministrazioni regionali e territoriali sui giornali cartacei produce un flusso annuo di risorse per 85 milioni di euro. Ma costituisce soltanto una delle forme di agevolazione pubblica della carta stampata. Perché, oltre a bandi, avvisi, concorsi, iniziative culturali e turistiche locali che per una legge del 1987 devono essere diffusi nei media tradizionali, esistono tuttora i finanziamenti statali alle testate politiche, di cooperative e fondazioni, e robusti sgravi fiscali per l’acquisto di carta e le spedizioni postali. A ragionare con Formiche.net sul clamoroso squilibrio rispetto ai quotidiani on line, ritenuti la frontiera dell’informazione nel terzo millennio, sono alcuni direttori di testate giornalistiche del Web.

La voce di Lettera 43

Per superare una sperequazione tra carta e on line che si trascina da troppi anni, Paolo Madron, fondatore e direttore di Lettera 43, prospetta la via dell’equità: “Gli incentivi pubblici li abbiano tutti o nessuno. Se abbracciamo un orizzonte liberale e di mercato è giusto che ognuno competa ad armi pari”. Il tema, rileva il giornalista già direttore tra l’altro di Panorama Economy, è stato portato all’attenzione dei governi di ogni colore: “Attendiamo le risposte del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per l’editoria Giovanni Legnini, ma finora la forza corporativa delle lobby editoriali favorevoli ai sussidi alla carta stampata ha prevalso. Per non parlare dello scandalo rappresentato dalle elargizioni statali a testate di partito o legate a fondazioni, spesso obsolete e prive di lettori”. A giudizio del responsabile di Lettera 43 vi sarebbe materia per un esposto all’Autorità Antitrust. Tanto più che i giornali telematici non godono di sgravi fiscali, non beneficiano di contratti di lavoro ad hoc diversi dagli accordi nazionali validi per i media tradizionali: “La Francia ha invece approntato un fondo pubblico per incoraggiare lo sviluppo dei quotidiani in Rete”.

L’orizzonte de Linkiesta

Marco Alfieri, direttore de Linkiesta.it, non ostile in forma pregiudiziale al finanziamento pubblico dell’editoria, ritiene essenziale stabilire rigorosi parametri e griglie per accedere ai contributi statali. Il che, se per la carta stampata equivale alle copie realmente vendute e agli abbonamenti, per i giornali in Rete si traduce in traffico generato e contatti quotidiani: “Altrimenti produrremmo una discriminazione tra figli e figliastri”. Fedele all’originaria vocazione de Linkiesta.it, Alfieri non richiederebbe mai il beneficio degli stanziamenti pubblici: “Una testata autorevole e indipendente deve restare in piedi con le proprie gambe e saper vivere nel terreno e con le regole del libero mercato. Piuttosto, in una cornice liberale di incoraggiamento alle start-up non soltanto digitali ed editoriali, penserei a una strategia di sgravi fiscali per sperimentare nuovi formati e fare dei media on line autentici laboratori di innovazione tecnologica”.

Il giudizio di Affaritaliani

Radicale e impietoso verso il panorama informativo tradizionale è il punto di vista di Angelo Maria Perrino, fondatore e direttore di Affaritaliani.it: “I giornali cartacei rappresentano l’espressione compiuta di una vecchia realtà che stenta a ritirarsi e a prendere atto dei cambiamenti. Per lo più indebitati, riescono a coltivare relazioni capillari con un ceto politico spinto a riprodursi e perpetuare se stesso”. A giudizio di Perrino, il numero ridotto dei giornali in Rete e il ritardo con cui si sono sviluppati a partire dal biennio 1994-1996 sono un fattore e un segno eloquente dello stato di arretratezza dell’Italia. La strategia per colmare tale divario “non comporta l’allargamento alle testate web dei contributi pubblici, bensì la loro completa abrogazione: Resti in piedi chi è in grado di fornire un prodotto con un minimo di ratio economica”.

E i richiami solenni alla tutela del pluralismo culturale e giornalistico? “Rimangono pii desideri ammantati di retorica se poi nessuno legge quotidiani che spesso sono organi di partito, sommersi di risorse pubbliche utili a foraggiare una casta politica”. Per il giornalista di lungo corso e di formazione economica, la ricetta è più vasta e incisiva: “È necessario e urgente un ricambio che porti a gestire le leve decisionali del potere una generazione più al passo con i tempi, che viva nel mondo digitale e legga i giornali telematici. L’esatto opposto dell’universo politico attuale. Nel quale l’unica eccezione innovativa è costituita da Beppe Grillo, che con la Rete ha costruito uno dei tre grandi partiti italiani”.

La previsione del Fatto Quotidiano on line

Animata da prudente ottimismo è la lettura offerta da Peter Gomez, direttore del Fatto Quotidiano on line: “L’obbligo della pubblicità istituzionale di regioni ed enti locali è uno dei marchingegni finalizzati ad alimentare i contributi indiretti ai giornali cartacei, per impulso e pressione di un cartello di editori fortemente coinvolti in complesse partite economico-finanziarie. A riprova del carattere artificioso e distorsivo degli stanziamenti pubblici, il fatto che gli atti ufficiali delle amministrazioni territoriali potrebbero essere divulgati meglio e a costi molto più bassi sui siti web”.

Ma come sciogliere simili condizioni di privilegio, che penalizzano oltre misura un’informazione in Rete priva di sovvenzioni statali? Ecco la strada suggerita da Gomez: “Rimuovere i contributi statali diretti e indiretti all’informazione, perché possano vivere le testate in grado di reggere al mercato e alla concorrenza”. Un punto cruciale, su cui il giornalista investigativo nutre fiducia: “Penso che nell’arco di 2-3 anni potranno crearsi e rafforzarsi, attorno a una torta pubblicitaria rilevante e sufficiente per tutti, grandi player giornalistici telematici”. Altra misura efficace, sindacale più che economica, per valorizzare l’informazione in Rete riequilibrando il divario rispetto alla carta stampata è “una limpida definizione giuridica, contrattuale, professionale del ruolo specifico dei giornalisti attivi nell’on line”.

 

Tags:
giornalitwitteraffaritaliani.itpaolo madronpeter gomezangelo perrino
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