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Giuliano Da Empoli e il populismo mondiale per colpa di Casaleggio

Giuliano Da Empoli è preoccupato per il populismo mondiale. Anzi forse anche per il sovranismo che è un fantasma che turba il sonno di molti, a cominciare da Sergio Romano che oggi sul Corriere della Sera compie una dotta disquisizione in cui dimostra che nazionalismo e sovranismo non sono la stessa cosa essendo il primo riferito ad un nemico esterno e il secondo ad un nemico interno.

Ma Torniamo a Da Empoli ex enfant prodige della sinistra un po’ radical chic che però negli anni non ha reso quanto come ci si aspettava dopo l’esordio con Un grande futuro dietro di noi (1996), un titolo fortunato che gli aprì, come spesso accade, la strada del successo.

Nell’ultimo libro dal titolo esemplificativo Gli ingegneri del caos. Teoria e tecnica della internazionale populista (Marsilio) analizza i meccanismi alla base del populismo mondiale con interviste a fisici come Antonio Ereditato, balzato agli onori delle cronache qualche anno fa quando sconvolse il mondo della fisica affermando che i neutrini avevano una velocità superiore a quella della luce. Peccato che poi si scoprì che l’inattesa proprietà fisica che avrebbe sconfitto Einstein era dovuta semplicemente a un orologio mal tarato e a un cavetto mal allacciato al CERN e lo scienziato si dimise

Ereditato fa una fondamentale deduzione: «Un insieme di esseri umani che interagiscono può costituire un sistema caotico nell’ambito del quale, ad esempio, una fake news può essere la piccola modifica iniziale che produce enormi effetti secondari» traendola dalla fisica non lineare ed estrapolandola in maniera azzardata e scientista alla sociologia umana.

Ma chi sono questi “ingegneri del caos” che starebbero tramando sulle sorti dell’umanità?

La risposta è semplice: trattasi della solita Spectre mondiale costituita da Steve Bannon, Dominic Cummings e, naturalmente Gianroberto Casaleggio, il più pericoloso, che sebbene scomparso sembra influenzare misteriosamente ancora la blogsfera o almeno questo crede Da Empoli.

Nel saggio vi è poi una critica (finalmente, meglio tardi che mai!) al mondo della Silicon Valley, a quella California fatta di circuiti integrati e sole del deserto che guida la danza della tecnologia mondiale con giganti come Facebook, Google, Amazon, Youtube e compagnia bella.

Va però riconosciuto il merito a Da Empoli di essere tra i primi intellettuali di sinistra a capire il pericolo racchiuso da quell’ (apparente) mondo dorato dell’Alta Tecnologia americana che in pratica permette a poche compagnie di controllare l’intera opinione pubblica mondiale. Eppure, fa notare Da Empoli, fu proprio Barack Obama a utilizzare per primo i social in politica perdendone però il controllo e permettendo a Donald Trump di trionfare nel 2016 alle presidenziali Usa.

 

 

 

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