Google/ A Pechino non hanno dubbi: dietro la minaccia di ritiro dalla Cina c'è il flop nella battaglia contro il concorrente Baidu

A Pechino non hanno dubbi: dietro la minaccia di ritiro dal Paese del motore di ricerca c'è il flop nella battaglia contro il concorrente cinese Baidu. Che, una volta spazzata via Google sul mercato interno, è pronta a riprendere l'espanzione internazionale già iniziata in Giappone. E al Nasdaq (non in Cina) il titolo vola

Venerdì, 15 gennaio 2010 - 14:00:00

di Alberto Fattori
da Shanghai

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Google fuori dalla Cina

In Cina stanno già facendo i calcoli di come evolverà il mercato internet cinese con l’uscita di scena di Google.
Si, avete capito bene: uscita di scena.

Il giorno dopo la querelle sugli atti di hackeraggio subiti da Google (e Baidu) e le intenzioni di lasciare il mercato cinese da parte della aziende americana e l’eliminazione dei filtri da parte di Google, i cinesi prendono infatti già per buone le seconde intenzioni.
Per cui ora, anche dopo le dichiarazioni del portavoce del ministero degli Esteri Jiang Yu che ha affermato come “la legge cinese proibisca ogni atto di hackeraggio” (tradotto: “Noi non abbiamo fatto nessuno degli atti che ci vengono attribuiti”), l’attenzione è ora tutta concentrata su quello che accadrà da qui a breve.

Premessa importante è che i cinesi sono sempre più convinti che Google sia prima di tutto insoddisfatta dei propri risultati ottenuti in Cina in questi anni, visto non è riuscita a scalfire il predominio di Baidu che continua ad avere una quota di mercato di oltre il 60%, mentre quello di Google è rimasta ancorata al 36%.
Quindi la paventata ritirata con accuse al Governo cinese sembra più essere la ricerca di un alibi per un’uscita da un mercato negativo, piuttosto una reale problematica dalla quale difendersi.

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Sta di fatto che subito a New York sul Nasdaq, non in Cina, le quotazioni di Baidu hanno avuto una impennata del 13,7%, visto che ora gli analisti di tutto il mondo si aspettano, con la uscita di scena di Google in Cina, il passaggio di buona parte del mercato e degli inserzionisti cinesi proprio a Baidu, tanto che si potrebbe arrivare ad una situazione dove Baidu possa rappresentare una quota dell’80-90% del mercato internet cinese.
Uno zoccolo duro che lo rende già oggi uno degli 8 più visti siti al mondo. Ma gli analisti stanno scommettendo soprattutto su quello che sarà il piano d’Internazionalizzazione che da tempo Baidu sta predisponendo.

Iniziata in Giappone nel 2007, l’esportazione di Baidu sugli altri mercati si pensa che ora procederà a passo ben più svelto che negli anni passati.
In questa competizione commerciale, la sensazione che serpeggia da queste parti è quindi che i “ragazzi terribili” di Google non abbiano saputo accettare la sconfitta e ora potrebbero addirittura aver attivato la crescita di un temibile avversario anche in molti altri mercati a livello globale.
Una competizione che si annuncia interessante, in quanto per la prima volta un’azienda non americana ha i numeri (e le spalle) per sconfiggere i colossi statunitensi, tanto che dopo la resa di Yahoo!, che aveva ceduto nel 2005 le sue attività ad Alibaba (altro leader globale cinese), ora Baidu si appresta ad andare a sfidare Google a casa sua.

Tutto ciò spiega quindi anche l’atteggiamento cinese di fronte alle accuse di scorrettezze di queste ore, che sembrano avere uno solo scopo: attribuire un “alone negativo” al valore e alle competenze delle aziende cinesi su internet (Baidu in primis), gettando il sospetto di combine governative per raggiungere i propri obbiettivi.
Per contro, i cinesi ricordano a Google come a suo tempo abbia accettato di collaborare con il proprio Governo Usa in materia di filtri informativi, visto che anche le autorità americane hanno informazioni classificate e filtrate automaticamente. In quel caso gli si rimprovera che non ebbe nulla da ridire.
Tra l’altro i cinesi sottolineano come le proprie regolamentazioni per quanto riguarda internet non intendano coinvolgere altri stati e nazioni. Tradotto: internet non è un terreno fuori dalla giurisdizione nazionale cinese e noi non interferiamo in nessun modo con le regolamentazione degli altri.

Insomma anche sulla rete sembra ora si stia ripetendo il copione già visto su altre tematiche politiche ed economiche, dove i cinesi intendono seguire i propri piani di sviluppo, non accettando in nessun modo i “suggerimenti” occidentali che tendono sempre a stigmatizzare e condizionare le questioni interne al paese.
Per esempio sulla questione del porno, i cinesi dicono semplicemente che “esiste solo una fondamentale differenza tra noi e gli Usa: in America si vuole difendere i bambini dal contatto con il porno, da noi in Cina intendiamo evitare a tutti l’accesso al porno”.
Un atteggiamento che ovviamente nasce anche da posizioni ben diverse in materia sociale e dalle convinzioni, spesso fortemente radicate, sul piano delle tradizioni.

Sicuramente il villaggio globale che è internet, presto o tardi nella sua dirompente crescita, doveva inevitabilmente scontrarsi con il fatto che il mondo non è tutto uguale e standardizzato.
Solo che fino a poco tempo fa la “forza” americana era riuscita, anche attraverso internet, a creare un mondo virtuale, che in quanto nuovo, aveva nella propria transnazionalità la propria forza che lo rendeva oltretutto molto uniforme anche per quanto le proprie regole.
Ora, dopo il successo planetario che internet ha avuto, stanno emergendo le tensioni dei diversi governi locali che ritengono sempre più che internet non possa essere trattato diversamente da quanto accade nella società civile reale.

E’ oltretutto continua anche da noi in Occidente la polemica del controllo o meno della rete e dei suoi “cittadini”, tanto che questo o quel parlamento stanno deliberando leggi che in linea di massima tendono sempre a voler evitare differenze tra reale e virtuale.
La Cina, con le sue contraddizioni interne e la vorticosa crescita, non sta facendo altro che quello che altre nazioni occidentali hanno fatto già, integrare internet nella società civile presente e futura.
In questa integrazione ovviamente l’ideale un po’ anarchico che la rete ha avuto ai suoi inizi, finisce per fare i conti con gli infiniti distinguo presenti sul pianeta. Per cui è inevitabile che si finisca per discutere dell’ABC dei concetti base della società e comunità umana: socialità, libertà, democrazia.

Internet avrà sicuramente però un ruolo importante nel futuro del mondo se invece di avere un atteggiamento invasivo, un po’ classista che lo ha contraddistinto nei suoi esordi, cominciasse ad avere un approccio persuasivo e rispettoso delle diverse differenze esistenti.
Qualcosa in tal senso sta accadendo dato che il monopolio di fatto di un’idea tutta americana sta venendo meno, la prova è la recente introduzione dei domini non più solo in caratteri latini e la discussione aperta su una diversa attribuzione della proprietà a livello di ICANN, l’ente di emanazione americana che ha in gestione i domini che muovono internet.

Inevitabilmente, nel cambiamento in atto che sta spostando gli equilibri mondiale, anche la rete ne sta seguendo l’evoluzione come la pressante crescente richiesta di spazio nella sua gestione da parte delle nazioni emergenti, Cina in testa.
Quindi per proseguire e tutelare il “sogno di un mondo interconnesso veramente aperto”, occorre ricordarsi che esiste sempre il rischio che qualcuno possa decidere un giorno di dissociarsi, non volendo più vedersi imposti modelli di società e comunità ritenuti “stranieri” od “alieni”, qualcosa che potrebbe portare alla frammentazione delle rete in tante sotto reti.

Perché il mondo è già connesso con un click ma le cose umane e gli uomini, con un click, ancora oggi non sono in grado di trovare facili accordi tra loro.

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