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Le Monde , Kretinsky sfida Niel. A rischio patto azionisti-giornalisti

Le Monde sta vivendo un periodo tumultuoso dove gli azionisti storici litigano tra loro, altri vogliono uscire, il socio nuovo sgomita e la redazione è sul piede di guerra. La miccia che ha innescato questa situazione esplosiva sono le trattative in esclusiva che  Matthieu Pigasse e Daniel Kretinsky hanno avviato con gli spagnoli di Prisa per rilevare il loro 20%. Sommandolo al 26,66% già detenuto, i due arriverebbero al 46,66% e sarebbero i primi azionisti del principale quotidino francese (con una diffusione pagata sulle 288,5 copie, in crescita nel 2018 dell'1,3%). Come precisa ItaliaOggi, pur di arrivare a quel 20%, Pigasse e Kretinsky sono disposti a pagarlo 20 milioni di euro, secondo indiscrezioni di stampa. Peccato però che un aggiuntivo 20% non comporti maggiori diritti, da un punto di vista del voto in assemblea per esempio. A Le Monde, dal 2010, tutto è rigidamente regolato da na sorta di patto di sindacato stipulato da tre soci di allora Pigasse, Xavier Niel (patron di Iliad) e Pierre Biergé (deceduto a fine 2017). I soci e i loro eredi detengono il 26,66% ciascuno, hanno diritti di prelazione sulle quote altrui e hanno garantito alla redazione che ogni nuovo socio avrebbe docuto incontrare il beneplacito dei giornalisti. Allora a cosa punta davvero Kretinsky? Per il momento a mettere nell'angolo Niel. Impresa tutt'altro che facile visto il suo curriculum da imprenditore fuori dallerighe e ribelle, come spiega ItaliaOggi. Ma l'imprenditore ceco, già impegnato in Francia nel settore energia e media, vuole arrivare nel lungo periodo e far saltare tutto il tavolo con tanto di patto di sindacato in modo che, quando Pigasse si ritrerà come già annunciato, avrà mani libere sul quotidiano. Non a caso Niel ha già definito "un'aggressione" l'ingresso di Kretinsky nel capitale de Le Monde (attraverso la holding di Pigasse).

Non solo, l'imprenditore ceco non è sembrato molto propenso a partecipare, pro quota, al versamento di 2,5 milioni di euro per il rilancio de L'Obs (sempre parte del gruppo Le Monde). Comunque, salire al 46,66% è un primo passo che può permettergli, almeno, di richiedere un posto in cda. Inoltre Kretinsky non demorde perchè in palio non c'è solo Le Monde ma anche, per l'appunto, il controllo sull'ex Nouvel Observateur, su testate come Télérama, settimanale televisivo da circa 497 mila copie (-4,3% nel 2018), e infine la prospettiva di bloccare il diritto di veto in mano ai giornalisti sulla gestione della testata, visto che questo diritto è stato accordato dai tre precedenti soci ma non ancora formalizzato. Peraltro, c'è già stata una levata di scudi da parte della redazione contro Kretinsky, non mancando di ricordare come Le Monde abbia fatto dell'ecologia un suo cavallo di battaglia mentre Kretinsky investe tra l'altro in centrali a carbone (con tanto di paventati rapporti col presidente Vladimir Putin). Insomma, la coabitazione tra Niel e l'imprenditore ceco è durata tra alti e bassi 9 mesi. Adesso è definitivamente tramontata. C'è da dire che Niel non ha mai fatto menzione di voler rilevare il 20% degli editori de El Paìs (che è dal 2018 che vogliono uscire). Adesso poi come riporta ItaliaOggi, ampliando i margini di manovra di Kretinsky non ci sono solo gli spagnoli a voler vendere ma anche Pigasse e qualche dubbio aleggia pure su Madison Cox, vedovo di Bergé. La situazione al giornale che quest'anno compie 75 anni è talmente complessa che anche l'esercizio 2018 chiuso in utile (per la terza volta consecutiva) genera diatribe. Niel, il direttore editoriale Louis Dreyfus e il direttore responsabile Jéròme Fenoglio sottolineano il risultato netto positivo in crescita, pari a 14,6 milioni di euro. Kretinsky, invece, critica il risultsto operativo positivo per 6,9 milioni ma in calo e sostenuto dalla vendita del terreno di un ex centro stampa di proprietà.

 

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