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Il Fatto Quotidiano, i giornalisti protestano
Antonio Padellaro e Marco Travaglio (LaPresse)

I giornalisti in guerra con Il Fatto Quotidiano

Diatriba sindacale in corso a Il Fatto Quotidiano dove i giornalisti, tramite il comitato di redazione, hanno protestato perché a fronte di ricavi non sono stati pagati i premi di produzione e migliorate le condizioni lavorative. Con loro si è schierata la FNSI.

Non possiamo che rallegrarci della circostanza che, nelle casse dell’Editoriale Il Fatto Spa, ci fossero risorse tali da indurre gli azionisti, compresi i soci giornalisti, ad assegnarsi, lo scorso maggio, un dividendo di due milioni di euro. Tutto ciò è soprattutto merito di chi lavora senza risparmio nel giornale, nel sito, nel mensile, nella produzione di libri e, dal 2017, anche di contenuti televisivi. Desta tuttavia qualche perplessità, al di là della legittimità formale che non è in discussione, la scelta di dividere tra gli azionisti anche la riserva straordinaria che non viene certamente prosciugata (restano oltre 3,5 milioni), ma che poteva essere impiegata per aumentare già quest’anno la produzione e accrescerne la qualità.Un azionista che investì 100mila euro nel 2009, infatti, ha incassato da allora 1,5 milioni. Da almeno tre anni, però, l’azienda non paga il premio di produzione annuale e ci invita ad accettare sacrifici in nome del comune interesse ogni volta che poniamo il problema degli orari di lavoro che, per molti di noi, superano qualsiasi limite contrattuale e sottolineiamo le carenze d’organico, nonché la situazione di collaboratori inquadrati e retribuiti in modo inadeguato.

Non è un caso, del resto, che la presidente Cinzia Monteverdi e il direttore Marco Travaglio abbiano annunciato l’intenzione di devolvere metà degli utili a progetti di interesse aziendale. Li ringraziamo, attendiamo di conoscere nel dettaglio i progetti in questione e siamo certi che l’azienda aderirà alla richiesta dei Comitati di redazione di aprire al più presto un confronto sui progetti di rafforzamento dell’offerta editoriale del Fatto Quotidiano e per individuare tempi e modalità attraverso le quali anche i giornalisti del Fatto Quotidiano, de ilfattoquotidiano.it e di Millennium potranno beneficiare della prosperità che hanno creato.
L’assemblea di redazione del Fatto Quotidiano e de ilfattoquotidiano.it

mentre la società, tramite la presidente Cinzia Monteverdi ha replicato:

È con discreto stupore che la Società Editoriale Il Fatto legge il comunicato dell’assemblea di redazione del Fatto Quotidiano e de ilfattoquotidiano.it che interviene sulle decisioni adottate, in piena legittimità, dall’assemblea degli azionisti.

Si tratta di un’interferenza senza precedenti perché nessuna società editoriale fa le sue scelte sulla base delle richieste della rappresentanza sindacale. Quando non motivate da disposizioni contenute nel contratto nazionale di lavoro. In questi anni, i rapporti tra l’azienda e i comitati di redazione si sono svolti in un clima di reciproca collaborazione e con ampi investimenti documentabili sulle redazioni. La Società porterà avanti i propri piani di sviluppo deliberati: certamente tenendo conto come sempre ha fatto delle persone che ci lavorano, ma rispettando anche gli interessi degli azionisti che hanno fondato la società per azioni, Società Editoriale Il Fatto.
Cinzia Monteverdi, Presidente e amministratore delegato Società Editoriale Il Fatto

In effetti questa diatriba meraviglia visto che Il Fatto è comunque un quotidiano che sia nella versione on-line che cartacea è molto seguito e quindi ci si aspetta, da parte dei giornalisti, che gli utili siano poi reinvestiti nel progetto editoriale anche perché, come noto, la linea del quotidiano è molto attenta ai diritti dei lavoratori e quindi non può permettersi divagazioni sul tema quando riguarda sé stesso.

Ultimamente a Il Fatto sono emerse tendenze diverse nella trimurti fatta Da Travaglio, Gomez e Padellaro, con quest’ultimo in evidente dissenso sulla tradizionale linea pro grillina che si è concretizzato, televisivamente su La7, in un alterco televisivo con il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Ora la protesta generalizzata dei giornalisti mette in ulteriore difficoltà la gestione imprenditoriale del quotidiano.

 

 

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