La Ricerca: C'è poca etica nel giornalismo italiano. Solo Internet si salva. L'intervista a Letizia Gonzales, Presidente OdG Lombardia

Giovedì, 6 ottobre 2011 - 17:20:24
Letizia Gonzales

di Maria Teresa Melodia

 

In occasione dell'incontro all'Università Statale di Milano, "Il futuro del giornalismo. Etica e professione", nel quale sono stati presentati  i risultati di un'indagine su temi di grande rilevanza per la professione giornalistica, Letizia Gonzales (nella foto), Presidente OdG Lombardia, commenta con Affari Italiani:  "Il fulcro delle ricerche  è correlato al criterio dell'etica nella professione del giornalista vista da parte dei giornalisti in una ricerca, e dalla parte del pubblico in un'altra ricerca. In particolare emerge che da parte dei giornalisti c’è pessimismo per la situazione attuale nell’informazione, ma anche una gran voglia di riscatto per ridare dignità alla professione".

 
"CITTADINI CLEMENTI CON I GIORNALISTI" - "Dai dati emerge, continua il Presidente, che il pubblico è molto meno severo dei giornalisti sul lavoro del giornalista stesso: il giornalista ha infatti grande disagio in questo momento nello svolgere la sua professione, perchè si sente condizionato da politica, economia e pubblicità e alle volte anche dagli editori e quindi ritiene  che c'è un problema di etica, però non sa come poterlo affrontare". Il pubblico, invece, riconosce un problema di etica che riguarda anche l'informazione, e riconosce che  i giornalisti stanno facendo tutti gli sforzi possibili per rendere l'informazione un servizio per i cittadini".  
 
LA QUALITA' DELL'INFORMAZIONE DI OGGI - "C'è un problema di etica nella nostra professione, ed è legato alle circostanze di questo paese, non solo, ma siccome nell'informazione vengono utlizzati colleghi sottopagati, questo influisce sulla qualità dell'informazione. Anche perchè i giornalisti oggi devono fare informazione in un modo trasversale tra tutte le piattaforme informative e hanno sempre meno tempo per verificare le notizie. Quindi se  c'è una cattiva organizzazione del lavoro all'interno dellla redazione la colpa non è tutta del giornalista".
 
RIPARTIRE DALL'ODG -  "Da entrambre le ricerche, conclude Gonzales,  emerge che chi può aiutare a ritrovare una buona qualità dell'informazione è l'Ordine dei giornalisti. Anche se, secondo i giornalisti, sarebbero interessanti delle  sanzioni nei confronti degli editori, che non adempiono ai loro doveri sia contrattuali, sia d'influenza del lavoro giornalistico". Insomma, una qualità da ristabilire a partire dell'Ordine, anche se, come precisa il Presidente, l'Ordine ha una funzione di deontologia, e non può diventare censore, ma semmai dibattere di questi problemi per sensibilizzare anche gli editori del malessere che c'è nella categoria".

 

LE RICERCHE- Attorno alla metà del 2011 AstraRicerche ha realizzato tre indagini demoscopiche sull’etica del giornalismo: la prima su un campione rappresentativo di 1035 italiani 15-70enni (pari a un universo di 43.4 milioni di persone); la seconda e la terza su due campioni di 1.085 giornalisti (professionisti, pubblicisti e praticanti) iscritti agli Ordini lombardo e veneto. In tutti i casi si è trattato di web researches svolte tramite interviste on line somministrate col metodo CAWI (Computer Aided Web Interviewing).

La prima area esplorata è quella dei comportamenti e degli atteggiamenti ritenuti importanti per un giornalismo ‘etico’. Sono numerosissime le caratteristiche richieste al buon giornalismo sia dai nostri connazionali, sia ancor più dai professionisti della comunicazione: le domande sociali ‘pretendono’ un giornalismo che non fornisce informazioni false e non verificate, incomplete o censurate, oscure o equivoche; che tiene distinte le opinioni dell’autore dal racconto dei fatti; che mira a dar conto di tutte le opinioni; che non distorce le opinioni delle persone citate e/o intervistate; che rispetta le norme della deontologia professionale e le leggi specifiche; che non fornisce informazioni, giudizi e consigli - senza esplicitarlo - nell’interesse di gruppi politici e sociali, dell’editoria e della proprietà, degli investitori pubblicitari; che non discrimina e non lede la dignità e l’onorabilità; che non cita il nome dei soggetti protetti.

 

abstract

 

 

Una conferma della forte insoddisfazione circa gli attuali standard etico-professionali del giornalismo com’è praticato in Italia si ricava dalle valutazioni degli intervistati circa il grado di eticità nel comunicare di diversi soggetti (espresse tramite una scala di voto da 1/minimo a 10/massimo). Come si può osservare dalla tabella che segue, solo Internet (voto medio 6.7 col 25% di voti inferiori a 6) e - meno - la radio (voto medio 5.9 col 39% di voti d’insufficienza) godono di un giudizio accettabile. Tutti gli altri media non ottengono un’approvazione sufficiente: i periodici specializzati (voto 5.4 e 50% di critici) e non (5.1 e 58% di critici); i quotidiani (5.1 e 58% di critici); la tv pubblica (4.7 e 62% di critici) e ancor più quella privata (4.6 e 63% di critici). Peraltro anche gli altri players (professionisti e istituzioni) escono male: ciò vale, in ordine decrescente, per i giornalisti (voto medio 5.1 e 51% di critici), gli addetti e le agenzie di relazioni pubbliche (voto 4.9 e 61% di critici), gli editori (4.8 e 61% di critici), le istituzioni (Stato, Regioni ed enti locali: 4.8 e 59% di critici), gli investitori pubblicitari e in genere le imprese non editoriali (4.7 e 62% di critici). Con un’aggiunta-chiave: i giornalisti sono quasi sempre assai più critici (e autocritici) della popolazione.

 

abstract

Solo presso gli Italiani 15-70enni è stata verificata la conoscenza sollecitata dell’Ordine dei Giornalisti, del tutto assente presso il 33% del campione, vaga presso il 31%, netta presso il 37% (l’ignoranza scende al crescere dell’età e risulta minima nel Triveneto e nelle regioni ‘rosse’ con la Liguria).



 

 

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