Intel/ Il country manager Dario Bucci ad Affari: "Italia in linea con i mercati occidentali. E ora attendiamo la ripresa degli investimenti ICT delle PMI"

Il colosso dei microchip segna un trimestre record, con un margine lordo del 65% e un utile netto di 2,3 miliardi. Il country manager per l'Italia, Dario Bucci, ad Affaritaliani: "Il nostro Paese è in linea con i mercati occidentali. Sono mancati gli investimenti ICT delle PMI, ma confidiamo in una ripresa nel 2010"

Venerdì, 15 gennaio 2010 - 18:32:00

Dopo un trimestre record, che ha visto il gruppo Intel registrare un fatturato di 10,6 miliardi di dollari (+28% su base annua), con un margine lordo record del 65% e un utile netto di 2,3 miliardi, in crescita di 2 miliardi rispetto ad un anno prima e superiore alle attese di mercato, Affaritaliani ha chiesto a Dario Bucci, Country Manager per l’Italia e la Svizzera del leader mondiale dei semiconduttori, le prospettive che il gruppo vede nel Belpaese per l’anno appena iniziato.

Dario Bucci
Dario Bucci
“Iniziamo col dire – esordisce il manager – che nel 2009 il mercato italiano ha registrato un andamento in linea con quelli dei principali mercati occidentali”. L’anno appena concluso è stato certamente “molto complicato” ma in grado di regalare soprattutto nell’ultima parte “grandi soddisfazioni” che fanno guardare con ottimismo al futuro.

Il mercato consumer, in particolare, ha confermato il suo stato di salute per quanto riguarda i computer portatili, che ormai rappresentano l’85% delle vendite nel nostro paese. In generale i dispositivi portatili, e dunque i prodotti pensati per tale ambito, continuano a “funzionare molto bene, come ci confermano anche i primi risultati della stagione natalizia”. Quello che è invece ancora mancato, ma anche in questo caso nell’ultima parte dell’anno si sono avuti segnali positivi anche in Italia, è la spinta del mercato business.

Molte piccole e medie imprese hanno rinviato gli investimenti in ICT, mentre qualche segnale incoraggiante si è avuto negli ultimi mesi con la riapertura di alcune gare per la fornitura di computer a grandi imprese”. In sostanza sul finale dell’anno qualche extra-budget lo si è speso “in particolare per progetti che garantissero un ritorno sull’investimento in tempi brevi”.

Nel quarto trimestre abbiamo poi registrato una buona ripresa del mercato dei server”, su cui Intel ha investito nonostante la crisi lanciando l’architettura Nehalem EP, mentre sul fronte client qualcosa di buono dovrebbe vedersi nei prossimi mesi visto che “per un’azienda diventa antieconomico dilazionare eccessivamente la sostituzione del parco macchine oltre i 2-3 anni”.

In questo caso, poi, alla riapertura delle gare d’appalto aziendali dovrebbe affiancarsi una nuova domanda di sostituzione da parte del mercato retail grazie da un lato alla disponibilità di nuovi prodotti a 32 nanometri e dall’altro alla buona accoglienza che sta ricevendo Windows 7, cui potrebbe aggiungersi l’ulteriore spinta legata al lancio della versione rinnovata di Office da parte di Microsoft.

Un certo ottimismo Bucci lo rivela anche parlando delle prospettive del mercato business: “Intel ha voluto approfittare della crisi per cercare di guadagnare quote di mercato continuando ad investire” (le previsioni a livello di gruppo parlano di 3 miliardi di dollari di investimenti in ricerca e sviluppo nei primi tre mesi dell’anno e di 11,8 miliardi circa per l’intero 2010) ed anche per questo confida in un ritorno della domanda da parte di Pmi e grandi imprese del 20%-25% in termini di fatturato, con un ritorno dunque della domanda sui livelli del 2008.

Molti anche i temi “di nicchia” sui quali Intel è pronta a scommettere in Italia, dalla virtualizzazione, che va conquistando un numero sempre maggiore di aziende “perché ci si rende sempre più conto che se inizialmente l’investimento può essere superiore al classico acquisto di più server, a medio termine dotarsi di macchine virtuali è una scelta molto vantaggiosa anche in termini di costi”, sino ai servizi nel campo della applicazioni per dispositivi mobili.

In quest’ultimo ambito sono almeno due i progetti che paiono stare particolarmente a cuore a Bucci: da un lato le prospettive per il settore della telefonia paiono molto confortanti, visto la tendenza crescente da parte dei gestori telefonici a trasformarsi in distributori di pc portatili, per i quali si stanno sviluppando nuovi servizi di tipo “antifurto” che consentono, una volta segnalato il furto del portatile, di bloccare e identificare il pc alla sua prima riaccensione. “Un servizio che tra l’altro fornisce maggiori garanzie per quel che riguarda la tutela di dati aziendali o personali, sempre più spesso presenti anche sui portatili”.

Dall’altro si conferma l’interesse di Intel per il settore sanitario, con un importante progetto, tuttora in fase di definizione, con la Regione Lombardia nel campo della tracciabilità e controllo in remoto dei dati clinici di pazienti lungo degenti attualmente soggetti a frequenti ricoveri.  “Sarebbe un business molto interessante ma anche un servizio in grado di aumentare da un lato l’efficienza del servizio sanitario, dall’altro la qualità della vita dei pazienti” conclude Bucci, al quale non potevamo non chiedere che ne pensa di un’altra forma di realtà virtuale, quella a cui si ispira il film Avatar di James Cameron in uscita sugli schermi italiani questo weekend.

Il tema dei mondi virtuali e più in generale del 3D mi pare uno dei filoni che certamente avranno uno sviluppo consistente nel prossimo futuro”, ci spiega Bucci. “Basti questo esempio: quest’anno per la prima volta il gruppo Intel al posto della consueta convention annuale del suo top management mondiale negli Usa opterà per la realizzazione di un evento virtuale con tanto di showcase, seminari, chat room a disposizione dei manager Intel di tutto il mondo”.

Un modo per coniugare il risparmio di costi all’ulteriore sviluppo di una tecnologia che in Italia ancora in troppi tendono a legare solo all’ambito dei videogame. “Gli italiani non sono technology-advers, lo spiego sempre ai miei colleghi”, conclude il manager. “Semplicemente come molte popolazioni latine prediligono utilizzare tecnologie che percepiscono come utili” e magari dotate di caratteristiche estetiche di un certo livello, vedasi il caso dei telefoni cellulari, il cui tasso di penetrazione è ormai arrivato in Italia a superare il 150%.

Luca Spoldi

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