Guru dell'open source/ Dopo Wikipedia e Flikr, Joi Ito punta sulle Creative Commons: "Così si salvano la musica online e i diritti d'autore"

Lunedì, 1 dicembre 2008 - 15:27:00

di Elvira Pollina


Joi Ito
Lo vedi, giacca nera e camica bianca dietro il suo inseparabile Mac Book Air, e ti sembra un impiegato giapponese qualunque. Poi butti un occhio alla cartella stampa che riassume le sue esperienze e strabuzzi gli occhi. Wikipedia, Mozilla, Technorati, Flickr, Six Apart, Creative Commons: in tutte queste realtà c'è la mano di Joi Ito. Non per niente la sua qualifica è “Internet guru” e non per niente il suo arrivo in Italia ha suscitato l'entusiasmo degli addetti ai lavori e degli appassionati della Rete. Gli stessi che venerdì scorso hanno riempito la sala della Mediateca Santa Teresa a Milano per sentirlo parlare.

LA RIVOLUZIONE DAL BASSO  - “Quando nacque internet  - ricorda Ito - realizzai subito che avrebbe cambiato completamente il mainstream. Allora cercavo di affermarmi nel mondo della televisione e del cinema, ma le barriere all'entrata erano dure da superare. Capii che con Internet  avrei potuto fare qualcosa, e mi ci buttai a capofitto. E come me hanno fatto molte altre persone: la Rete stessa nasce grazie al lavoro di piccoli gruppi, senza alcuna direzione prestabilita, senza alcun strategia imposta dai governi o dalle corporation, in maniera spontanea. Lo stesso processo che ha portato Barack Obama alla Casa Bianca” .

PASSIONE E POCHI COSTI – La Rete ha abbattuto i costi di connessione tra dispositivi e persone ed  ha moltiplicato la possibilità di far girare contenuti. Abbattendo i costi di produzione e comunicazione ha “messo in gioco” quelli che Ito definisce gli “amateur”, gli appassionati, quelli che non fanno le cose per lavoro ma perché  amano farle, condividendo la loro esperienza con gli altri, gratis. “Gli ingegneri di Linux non si dedicano al suo sviluppo come fosse un lavoro, ma lo fanno per passione, senza ricevere alcun compenso”. Lo stesso vale per tutti coloro che si dedicano a progetti opensource da volontari. “Sono loro, gli appassionati, il vero motore dell'innovazione: e in un periodo di crisi come questo la loro spinta potrebbe risultare decisiva”. Anche perché il costo del fallimento dei progetti open source è molto basso.

LEADERSHIP E WORLD OF WARCRAFT –  Per governare processi creativi come questi sono necessari leader con caratteristiche opposte a quelle richieste ai responsabili delle organizzazioni tradizionali: “I leader dei progetti open source sono persone che hanno una grande capacità di ascoltare, che sappiano coinvolgere e far divertire il proprio team, composto da persone che molto spesso non si sono mai viste in faccia. Sanno guardare alle soluzioni e non ai problemi e  non hanno il potere che deriva dalla minaccia della punizione”, sintetizza Ito, che, da grande appassionato di videogame online azzarda un paragone: “Lavorare a progetti open source è come giocare a World of Warcraft: persone che non si conoscono devono muoversi nello spazio virtuale in maniera coordinata per raggiungere il loro obiettivo”.

SCOMMETTERE SULLE IDEE  - Ito in quello che dice ci crede. Il suo lavoro lo  spiega così : “Quello che faccio, oltre a dedicarmi ai miei progetti e a fornire consulenze, è scommettere su idee che mi sembrano buone, perché risolvono problemi  permettendo alle persone di fare con facilità e a basso costo quello che desiderano”.  Ito  investe  sulle internet start up che pensa potrebbero avere successo. Anche se, come spiega lui stesso: “E' qualcosa di molto difficile da prevedere, perché nulla è prestabilito”. Intanto lui ha dimostrato di avere un certo fiuto, perché ha  finanziato Twitter e Flickr quando erano progetti sconosciuti  e di social network nemmeno si parlava.

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