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MediaTech
La Repubblica in crisi: i social la distruggono. "Giornale dei ricconi"

Dopo i tagli adottati negli ultimi dieci anni, il Gruppo Gedi, editore di Repubblica, ha prospettato ulteriori, pesanti interventi sul costo del lavoro giornalistico. La redazione ha respinto all'unanimità la proposta dell'azienda e ribadito l'indisponibilità a confrontarsi, in questi termini, sul futuro del quotidiano. E ha invitato gli azionisti a farsi carico di criticità che non possono essere addebitate al corpo redazionale, ma a scelte manageriali, di marketing ed editoriali .Nel momento in cui Repubblica è sotto attacco da parte della maggioranza di governo, i giornalisti esigono dall'azienda che si mettano in campo tutti gli strumenti e i comportamenti necessari per difendere il giornale, per proteggerne l'autorevolezza e la libertà, per tutelare la comunità dei lettori…”

Questo l’inizio del comunicato della redazione. Repubblica, diretta da Mario Calabresi, è in crisi per i tagli all’organico da parte dell’editore e sui social si scatenano i commenti sarcastici.

LaLaura dice:

Siamo solidali con i poveri giornalai di Repubblica. L'austerità è una ruota che gira, ieri a noi oggi a loro. Li ricambieremo con la stessa spietata indifferenza per il loro futuro.

 

DiabolMark:

Già che ci siete portatevi il nonnetto. A Londra non vedon l'ora di ascoltare i suoi soporifici sermoni.

 

Empedocle:

La dura legge dei mercati...vi piace fare i neoliberisti col sedere degli altri?

 

Matteo Brandi:

Giornale buono solo per la lettiera del gatto.

 

Andrea:

Del resto sono anni che scrivono articoli sulla bellezza della mobilità del lavoro e la svalutazione dello stesso, perché scioperano?

 

Quello che si contesta al quotidiano, ma direi all’intero gruppo che possiede, tra l’altro, L’Espresso, Le Scienze, Micromega, è l’insopportabile retorica liberista insieme alle grandi protezioni economiche che finora ha goduto.

Sono anni che la Repubblica è in caduta libera perché è diventato il giornale di un élite ristretta di ricconi asserragliati nei loro attici di Roma, Milano e New York con le bandierine multicolore della pace e le tasche gonfie di soldi di Carlo De Benedetti.

Dal canto suo, Eugenio Scalfari, il fondatore, ha dato segni di cedimento intellettuale, come quando ha attribuito falsamente parole a Papa Francesco sulla non esistenza dell’inferno.

Ma anche le altre pubblicazioni del gruppo sono in crisi. A partire da Le Scienze, diretta insipidamente da Marco Cattaneo che invece che parlare appunto di scienza fa politica disorientando i suoi lettori storici.

La crisi di Repubblica e del gruppo editoriale non è solo la crisi di un giornale ma è la crisi di un intero modello culturale che si avvia all’estinzione.

E poco vale la ridotta del comunicato che parla di “Repubblica sotto attacco dalla maggioranza del governo”, oltretutto deontologicamente scorretta. Come ha scritto un utente di twitter è: “La dura legge dei mercati...vi piace fare i neoliberisti col sedere degli altri?”. Facile fare la retorica liberal quando si ha il deretano protetto.

Ed io aggiungerei: chi semina vento raccoglie tempesta.

 

 

 

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