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Marco Damilano si trasforma in Nanni Moretti

Marco Damilano è tornato a Propaganda Live, programma condotto da Zoro su La 7.

Semiafono, con un il solito barbone sessantottino, il direttore de L’Espresso aveva quella gioia bambinesca che si ha il primo giorno di scuola, quando dopo le vacanze rivedi i compagni di classe e ti racconti quello che hai fatto.

Solo che Damilano, con i compagnucci (in tutti i sensi) si è raccontato quello che loro hanno deciso di classificare comunque come malefatte del governo. E quindi giù una lunga sfilza di twitter rubati a inconsapevoli sconosciuti dai nickname improbabili. Giù a commentare foto, atti e prodezze del nuovo Ministro dell’Interno Matteo Salvini. Ma Marco, il direttore, ormai era preda di un fenomeno kafkiano e come Gregor Samsa si stava lentamente trasformando… in Nanni Moretti. Stessa faccia, stessa barba, stesse rughe sofferte, ognuna una sconfitta elettorale, ma soprattutto stesso tono di voce, stridulo e modulato in una decrescente litania che racconta di guai e le nefandezze giallo-verdi, una litania che prosegue da sola e fa venire i goccioloni agli occhi all’animo sensibile del direttore de L’Espresso che si autocommuove (a volte gli succede) e che forse rimpiange i bei tempi di un altro Matteo…

Alla fine la voce vigliacca lo tradisce e va via quasi del tutto, ma Marco è contento, gli occhi lucidi, l’anima leggera e la trasformazione in Michele Apicella (alter ego di Moretti nei suoi film) ormai completata, sotto gli occhi attoniti di Diego Bianchi, in arte Zoro che chiede, preoccupato, consigli ai tecnici. Fa gesti fuori camera, è agitato anche se, inquadrato, finge di ridere.

È possibile che un evento così strano e improbabile -si chiede- sia avvenuto proprio lì, in una trasmissione laica e riformista, proprio a lui che ha fatto una tesi con Domenico Fisichella, sulla lega Nord?

Se Damilano ha questi strani fenomeni simbiotici -avrà pensato Zoro, proprio a me doveva venire ad inguaiare nel tempio del materialismo storico e della certezza matematica?

Ma ormai era fatta. Damilano-Moretti ascoltava sorridente e un po’ sornione la trasmissione. Non parlava, ma rideva e si vedeva che era soddisfatto.

 

 

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