La storia dell'Eni, dalle sfide di Enrico Mattei all'impegno per la sostenibilità

Mercoledì, 24 marzo 2010 - 13:19:00

di Mario Pirani

La corsa all’energia: eni e la sua storia

Istituito per legge nel febbraio 1953, eni nasce da una società già esistente, l’Agip, creata nel 1926 con lo scopo di cercare giacimenti petroliferi, acquisire e commercializzare petroli e derivati. Per vent’anni l’Agip è alla ricerca di petrolio in Italia e all’estero ma solo nel 1946 individua alcuni giacimenti di idrocarburi in Val Padana. Grazie a questa scoperta, Enrico Mattei, nominato nel 1945 commissario straordinario dell’Agip, riesce in extremis a salvare l’azienda dalla liquidazione e a rilanciarne l’attività. Sin da quegli anni si delinea il modo di essere di eni, la sua capacità di affrontare sfide molto avanzate e di guardare al futuro. Alle scoperte di metano e petrolio a Caviaga, nel 1946, e poi a Cortemaggiore, nel maggio 1949 segue fin da subito la costruzione di un’ampia rete di metanodotti e un’estesa catena di stazioni di servizio per la distribuzione della benzina “Supercortemaggiore”. Nel 1952 eni sceglie come proprio marchio il cane a sei zampe “fedele amico dell’uomo a quattro ruote”, destinato a costellare in breve tempo città e autostrade. Sono gli anni della motorizzazione di massa che inaugura la corsa verso quello che il Financial Times definirà il “miracolo economico” italiano. Fin dall’inizio, eni si distingue anche per una politica molto coinvolgente verso i propri dipendenti, che maturano negli anni un forte orgoglio “di bandiera”. Tutto questo si riflette in una serie di iniziative per facilitare le attività dei lavoratori del gruppo. A Borca di Cadore e a Cesenatico nascono villaggi e colonie per il tempo libero, nelle sedi di Roma e San Donato Milanese vengono costruiti complessi residenziali destinati ai dipendenti. Nel giro di pochi anni eni può contare su una robusta struttura organizzativa, con 56.000 dipendenti, tecnici di grande esperienza, laboratori di ricerca d’avanguardia e una Scuola Superiore di Studi sugli Idrocarburi istituita per la formazione dei quadri e dei dirigenti italiani e stranieri. La necessità di portare energia al Paese spinge ben presto eni oltre i confini nazionali. Nel dicembre 1954  un accordo con il governo egiziano guidato da Nasser scuote dalle fondamenta lo scenario petrolifero mondiale. L’intesa contempla infatti la partecipazione diretta e la parità decisionale dei paesi produttori di greggio attraverso la costituzione di società miste. Riproposta da eni tre anni dopo, in una convenzione siglata nel marzo 1957 con lo scià di Persia Reza Phlevi e la compagnia nazionale iraniana, questa nuova formula – conosciuta come “formula Mattei” -  avrebbe segnato l’inizio di una svolta nelle relazioni tra paesi produttori e compagnie petrolifere. La posizione di eni nello scenario geopolitico degli anni della “guerra fredda” acquista particolare rilievo grazie all’accordo firmato nell’ottobre 1960 con il governo sovietico per l’importazione di greggio russo in Italia a prezzi molto convenienti. Viene sempre più definendosi in questo periodo il disegno di Mattei, volto a raggiungere un ragionevole grado di indipendenza energetica. Questa prospettiva si infrange il 27 ottobre 1962, quando nei cieli di Bascapè Mattei precipita con il bireattore che lo riporta da Catania a Milano. Negli anni seguenti, eni decide di adottare una duplice strategia: sul versante petrolifero stipula contratti in joint venture con alcune compagnie straniere per la fornitura di greggio dall’Egitto all’Iran, dalla Libia alla Tunisia. In Italia punta invece a rafforzare le posizioni sul mercato energetico con l’acquisizione di Italgas, avvenuta nel 1967, e il potenziamento del settore petrolchimico.

1972-1998

Nell’ottobre 1973 la prima crisi petrolifera segna la fine della “Golden Age”, l’epoca d’oro dell’economia occidentale che durava pressoché ininterrottamente dall’inizio degli anni Cinquanta. Dopo la guerra del Kippur e l’embargo nei confronti di Stati Uniti e Olanda decretato dai paesi arabi aderenti all’OPEC si genera la prima grave crisi economica del secondo dopoguerra. Per consolidare la sua posizione di internazionalizzazione del mercato, eni firma nell’ottobre 1973 un accordo con Sonatrach, l’ente petrolifero di Stato algerino, per la fornitura di una consistente partita di gas naturale, che si aggiunge a quello derivante da un analogo contratto siglato nel 1969 con l’Unione Sovietica. All’accordo sottoscritto con il governo libico nel settembre 1974 seguono ulteriori intese in Egitto, Nigeria e Tunisia. Inoltre dal 1976 eni può contare su due nuovi giacimenti petroliferi scoperti nel settore inglese del Mare del Nord. In soli tre anni, dal 1972 al 1975, eni acquisisce all’estero un ammontare di riserve di petrolio maggiore di quello ottenuto nell’intero decennio precedente. Altrettanto determinante si rivela la strategia volta alla realizzazione di grandi infrastrutture di trasporto del gas metano su lunghe distanze con la costruzione di una rete di condotte per migliaia di chilometri in Europa e attraverso il Mediterraneo, un’opera impensabile solo pochi anni prima. La forte attività di esplorazione e produzione di olio e gas permette ad eni di superare la congiuntura negativa causata dalla seconda crisi petrolifera del 1979-80. Esploso in seguito alla Rivoluzione iraniana di Khomeini, il secondo shock petrolifero ha effetti altrettanto negativi sull’economia mondiale, generando una lunga fase di stagnazione, combinata ad un alto tasso di inflazione. Nel 1983, dopo l’entrata in funzione del gasdotto sottomarino Transmed (posato, per la prima volta al mondo, a 600 chilometri di profondità) che collega l’Algeria alla Sicilia attraversando la Tunisia, viene siglato un nuovo accordo con la Libia: al suo centro lo sfruttamento di Boùri, il più grande giacimento petrolifero del Mediterraneo. L’anno successivo eni scopre altri giacimenti in Egitto, nel Golfo del Messico, in Congo e consolida la propria presenza in Nigeria. In questo paese progetta ed attua un programma pluriennale di cooperazione con il governo di Lagos per lo sviluppo agricolo integrato nel Delta del Niger. Nel 1988 si scopre petrolio di ottima qualità anche in Italia, nella Val d’Agri, in Basilicata, il più grande giacimento on-shore dell’Europa continentale. Alla soglia degli anni Novanta eni si impegna a ridurre la distanza che la separa ancora dal gruppo di testa delle maggiori compagnie petrolifere mondiali, focalizzando la propria attività sul core business del petrolio e del gas metano. Con un decreto legge dell’agosto 1992 eni viene trasformata da ente pubblico in Società per azioni si realizza il passaggio verso il mercato: la quotazione alla Borsa italiana e al New York Stock Exchange alla fine del 1995, e la cessione in successive tranches di azioni presso investitori istituzionali, risparmiatori e dipendenti.

1998-2009

A partire dal 1998 eni si trova ad affrontare una nuova difficile congiuntura a livello internazionale,  sopraggiunta in seguito alla crisi finanziaria asiatica che si diffonde con “effetto domino” ad altre aree geografiche, dalla Russia al Sud America. Il prezzo del petrolio crolla e la risposta strategica delle grandi compagnie si trasforma in una corsa alla concentrazione, tramite fusioni e acquisizioni, e con la nascita di vere e proprie super-compagnie. Non è più possibile fare assegnamento sulla crescita per linee interne nella produzione di idrocarburi: per poter competere su scala mondiale occorre mirare ad un’espansione dell’attività a largo raggio nello scacchiere internazionale,  intensificando la ricerca di nuovi giacimenti di greggio e acquisendo quelli di altre compagnie. Altro tema che eni si trova ad affrontare è il cambiamento della strategia nella vendita del metano imposta dall’avvio nel 2000 dei processi di liberalizzazione dei mercati, che avevano fatto seguito alla approvazione, nella seconda metà degli anni Novanta,  delle direttive  dell’Unione Europea per il settore elettrico e il comparto metanifero. Nel frattempo, con le ultime azioni collocate sul mercato nel corso del 2000, circa il 70% del capitale di eni passa in mano ad azionisti privati. Il processo si completa con la trasformazione delle principali società caposettore in “divisioni”, permettendo ad eni di diventare una società operativa a tutti gli effetti. Ha così inizio una nuova stagione caratterizzata da un processo sempre più intenso di internazionalizzazione. A partire dal 2000 eni avvia lo sviluppo del più importante giacimento di petrolio scoperto negli ultimi trent’anni, quello kazaco di Kashagan, nel Mar Caspio settentrionale. Un successo coronato nel febbraio 2003 dall’entrata in funzione del gasdotto “Blue Stream”, una joint venture tra eni e Gazprom per trasportare il gas dalla Russia meridionale sino ad Ankara, capitale della Turchia. Dal 2005 al 2009 la strategia di eni è ulteriormente orientata alla crescita nelle attività core del petrolio e del gas, attraverso lo sviluppo di progetti, di accordi internazionali, l’acquisizione di giacimenti nelle aree più importanti al mondo  e  il rafforzamento della leadership nel mercato europeo del gas. E’ stato avviato il progetto di fattibilità del nuovo gasdotto South Stream per importare in Europa gas russo attraverso il Mar Nero. Sono stati firmati accordi strategici in Venezuela, Libia e Kazakhstan, Angola, Congo e in Iraq dove eni ha acquisito uno dei il giacimento petrolifero di Zúbair, uno dei più grandi al mondo. Massima attenzione è stata attribuita alle tematiche della qualità, dell’innovazione e della cooperazione allo sviluppo ciò che in una parola oggi si chiama “sostenibilità”. Proprio nella sostenibilità eni è attualmente al vertice delle classifiche mondiali, come confermano i numerosi riconoscimenti ottenuti a livello internazionale a partire dall’ingresso nel Dow Jones Sustainability Index World. Obiettivi conseguiti tenendo fede alla missione di eni, un’impresa integrata nell'energia, impegnata a crescere nell'attività del petrolio e gas naturale, facendo della cooperazione e dell’amicizia con i paesi in cui opera la leva strategica dei propri successi.

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