Nonostante faccia ormai parte integrante delle nostre vite da oltre dieci anni, continua rovente all'interno del mondo scientifico la battaglia tra chi crede che alla lunga l'esposizione alle radiazioni dei cellulari possa creare seri problemi di salute, ed anche il cancro, e chi invece in mancanza di prove certe a riguardo, continua a vantarne la sua innocuità. La tesi più condivisa è per ora la seconda, accreditata da un'indagine condotta da alcuni scienziati Danesi su un campione di 420.000 utenti di cellulari, da cui sarebbe emersa una totale estraneità tra uso del telefonino e l'insorgenza del cancro.
L'ultima novità a riguardo arriva dal Cancer Institute dell'Università di Pittsburgh negli Stati Uniti, e porta la firma del Dott. Ronald B. Herberman, il quale ha recentemente lanciato un allarme, con cui invita a moderare l'esposizione alle radiazioni da telefonino, specie per i bambini. Questa convinzione nasce da alcuni studi che il Dott. Herberman ha condotto su alcuni estratti di letteratura medica mai pubblicati; secondo questi studi i bambini risulterebbero più a rischio di complicazioni a seguito di esposizione a radiazioni, perchè in essi lo sviluppo degli organi è attivo e corrente; ed un dato universalmente riconosciuto è quello per cui le radiazioni sono in grado di modificare i regolari processi di crescita e riproduzione delle cellule umane.
Ne sono un esempio i bambini cresciuti nelle zone vittime di inquinamento da radiazioni nucleare come Chernobyl, dove il numero di malformazioni congenite e tumori dell'infanzia è altamente sopra le medie mondiali. Tuttavia si riconosce anche una differenza sostanziale in frequenza e quindi in pericolosità, tra le onde radioattive ed il campo generato da un telefonino in chiamata.
Ancora, secondo altri studi non molto pubblicizzati, ma presenti su riviste mediche specializzate sarebbe emerso come coloro che fanno un grande utilizzo del telefono cellulare, presentano un rischio di insorgenza di cancro agli apparati ghiandolari della testa, del 50% superiore alla media. Di qui le conclusioni del Dott. Heberman secondo cui, a prescindere da un ricoscimento ufficiale da parte della comunità scientifica, è necessario attuare da subito una sensibile riduzione nell’utilizzo dei cellulari, evitandolo se possibile nei bambini.