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Tlc/ Serve l'accordo di tutti gli operatori

Mercoledí 17.09.2008 09:15

La seconda è per compensare, in particolare nelle zone più densamente utilizzate, le limitazioni della rete in rame che in molte aree è ormai già arrivata al limite. La terza è per l'efficienza operativa in quanto il "vecchio" rame presenta dei costi di gestione decine di volte superiori rispetto a quelli della nuova fibra ottica. Inoltre bisogna considerare che quella che comunemente chiamiamo "rete mobile" in realtà è una rete fissa: sono gli utenti ad essere mobili passando di cella in cella grazie ad un accesso senza fili. Le antenne degli operatori cui gli utenti si collegano sono anch'esse interconnesse tramite la rete fissa. Il loro collegamenti richiedono sempre maggiore capacità a causa della proliferazione di terminali (telefonini, palmari e chiavette) sempre più evoluti che consentono di usare la posta elettronica e il web. Anche le antenne devono quindi essere collegate in fibra ottica.

Se non avverrà un incremento della penetrazione della fibra ottica (che ha una portata sostanzialmente illimitata) per rispondere ai problemi sopra elencati, la qualità dei servizi tenderà a degradare in quanto sempre di più gli utenti si contenderanno le limitate risorse disponibili di banda.

E' totalmente condivisibile quindi l'affermazione del Presidente Calabrò quando dice che è necessario investire nelle reti di nuova generazione e avviare azioni di sostegno alla domanda, finalizzata ad un incremento della penetrazione di Internet in grado di contribuire a compensare la riduzione del business.

La riduzione complessiva dei ricavi del sistema dalla rete fissa non è un problema della sola Telecom Italia che possiede il 98% dei fili che entrano nelle nostre case. E' un problema di tutti gli operatori perchè essi affittano questi fili da Telecom Italia per veicolarvi i propri servizi con il proprio marchio. Per questo motivo è condivisibile il realismo del Presidente Calabrò che dice che «Sul piano dei modelli astratti si potrebbe ipotizzare la costituzione di una società dedicata alla realizzazione ed alla posa della rete in fibra ottica». Facendo un'analogia un po' ardita ma di facile comprensione, si tratterebbe di migliorare l'ecosistema delle telecomunicazioni con una sorta di "Consorzio obbligatorio degli oli usati", che è una risorsa comune del sistema, che ne ripartisce il costo su tutti gli operatori.

Come in tutte le analogie, anche in questa vi sono rilevanti distinguo. Qui non si tratta di migliorare un ambiente comune, patrimonio collettivo in cui tutti viviamo, ma migliorare un ambiente  composto da soggetti privati. L'ipotesi è quindi astratta perchè non può essere imposta d'autorità; richiede un accordo degli attori del mercato (prima fra tutti Telecom Italia) che sono aziende private, spesso quotate in borsa, e che devono quindi, in primo luogo, rispondere in modo convincente ai propri azionisti.

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