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Trasporto pubblico più elettrico: Cina, Londra e Cile un esempio per l'Italia

Rivoluzione del trasporto pubblico elettrico: la mobilità sostenibile dalla Cina, fino a Londra, Sud America e Italia

Se perfino i leggendari “double decker” rossi simbolo di Londra si incamminano sulla via dell’elettrico vuol proprio dire che la rivoluzione del trasporto pubblico a zero emissioni è ufficialmente cominciata. Infatti, 240 mezzi EV sono appena entrati in servizio, altri 68 saranno in strada entro l’estate 2019 e l’intera flotta sarà convertita entro i prossimi 20 anni, secondo quanto promesso dal sindaco di Londra Sadiq Khan.

Trasporto pubblico elettrico, la lotta all'inquinamento urbano avviata dalla Cina: i dati di Bloomberg Energy News Finance

La lotta all’inquinamento urbano prodotto dagli autobus è partita, innanzitutto, dalla Cina. Bloomberg Energy News Finance calcola che in Cina siano già in circolazione più di 370 mila autobus elettrici, vale a dire il 17% dell’intero parco autobus cinese e il 99% dei 385 mila mezzi pubblici EV di tutto il pianeta. Cifra che a livello mondiale cresce comunque di 9.500 unità a settimana. Ogni mille autobus elettrici entrati in servizio al posto di veicoli termici, calcola la stessa agenzia, i consumi di greggio calano di circa 550 barili al giorno, con un risparmio a fine anno di circa 279 mila barili al giorno, l’equivalente del fabbisogno petrolifero della Grecia. Il problema inquinamento è particolarmente sentito in Cina, dove si stimano ogni anno 1,6 milioni di morti da smog.

Ma nemmeno Londra può gioire con 40 mila decessi prematuri all’anno. Perciò, il sindaco Sadiq Khan vuole mettere al bando i motori a scoppio in tutta l’area metropolitana entro il 2040 e intanto elettrificare il network di trasporto pubblico della City, che oggi consuma da solo lo 0,7% di tutto il carburante diesel del Regno Unito.

Trasporto pubblico elettrico in Sud America: gli investimenti di Enel X in Cile, Perù e Colombia

Anche in Sudamerica, la consociata locale di Enel X ha intrapreso iniziative a sostegno del trasporto elettrico. A Santiago del Cile il piano bus del colosso elettrico italiano ha già prodotto risultati: cento mezzi elettrici saranno in funzione entro la fine del 2018 sulla rete Transantiago, il principale sistema di trasporto pubblico su gomma della capitale cilena, che serve circa il 60% della mobilità urbana giornaliera. 

Enel X ha investito su questo progetto circa 30 milioni di dollari, sviluppando un pacchetto "chiavi in mano" che comprende progetti di ingegneria e fornitura di stazioni di ricarica per alimentare tutti gli autobus elettrici del sistema di trasporto pubblico e la loro manutenzione e ha dato al governo la disponibilità a raddoppiare l’investimento, comprando altri 100 bus elettrici alla fine di quest’anno. Ora punta ad esportare il modello in altri Paesi dell’America Latina: partecipa a un progetto pilota nella capitale del Perù, Lima, e a un bando di gara nella capitale colombiana, Bogotà, per 450 bus elettrici. Piani simili riguardano anche il Brasile, nelle due municipalità di San Paolo e Niteroi.

«Il nostro ruolo - commenta Simone Tripepi, numero uno di Enel X in Sud America - è creare una narrazione, un’esperienza di maggior soddisfazione per i passeggeri e per i conduttori, proponendoci come fornitori di un insieme di soluzioni per la mobilità sostenibile».

Tripepi ammette che il costo di ogni bus elettrico è superiore di una volta e mezzo o due rispetto a un bus tradizionale, ma i costi operativi si riducono di un terzo, e una vita utile di 14 anni anziché 10 consente di recuperare il costo dell’investimento. I mezzi sono del produttore cinese BYD, hanno un’autonomia di 250 chilometri e possono trasportare 90 passeggeri. BYD Auto è il leader in Cina con il 13% del mercato domestico: ha messo sulle strade 14 mila veicoli nella sola città di Shenzen, dove ha sede, e ne ha costruiti un totale di 35 mila, molti dei quali esportati in tutto il mondo. BYD è coinvolta anche nel progetto londinese: i “double deck” elettrici saranno costruiti da una joint venture cinese/britannica tra BYD e Alexander Dennis Limited (ADL) e dalla britannica Optare.

Trasporto pubblico elettrico in Italia: autobus elettrici a Torino e Roma

Anche in Italia BYD si è aggiudicata alcune importanti commesse, prima fra tutte quella dell’azienda dei trasporti di Torino (GTT) che l’anno scorso ha messo in flotta 23 automezzi da 12 metri e 77 posti, complessivamente costati circa 8 milioni e mezzo di euro. BYD ha vinto anche la gara per 13 mezzi elettrici con le insegne della Atm Messina e un’altra a Padova per 6 veicoli di Busitalia Veneto. In Piemonte saranno presto in strada altri 13 bus BYD, in versione “corta” da 8,7 metri, per le linee di attraversamento dei centri storici ad Alessandria, Saluzzo e Carmagnola. Per evadere gli ordini che arrivano sempre più copiosi dall’Europa BYD ha appena investito 20 milioni di euro in un impianto produttivo in Ungheria, annunciando poi di volerne spendere altri 10 per uno stabilimento in Francia.

Anche Roma pensa a minibus elettrici. Anzi, ci ripensa, poiché si tratterebbe di riesumare e rimettere in funzione 60 mezzi della frusinate Tecnobus, acquistati dall’Atac un decennio fa al prezzo unitario di 250 mila euro ma finiti in deposito senza quasi mai essere usciti in strada. Ora, sull’onda dell’entusiasmo per il successo del Gran Premio di Formula E di aprile, la Giunta capitolina ha stanziato 10 milioni e 823 mila euro (170 mila euro a veicolo) per rimetterli in funzione e aggiornarli con tecnologie più recenti.

Trasporto pubblico elettrico a Milano: in arrivo i nuovi autobus elettrici prodotti da Solaris Bus & Coach

A Milano, la gara è già stata fatta e i nuovi e-bus sono già in arrivo. Qui la prima tranche del piano di rinnovo della flotta se l’è aggiudicata un costruttore polacco, Solaris Bus & Coach, con i suoi Urbino da 12 metri, 75 posti (26 a sedere), 180 km di autonomia e ricarica completa in 5 ore. Polacco, almeno, fino a qualche giorno fa. Ai primi di luglio ha cambiato bandiera, finendo sotto il controllo del gruppo spagnolo Caf, colosso europeo del trasporto urbano su ferro (suoi, per esempio, i dieci treni della metropolitana di Napoli) che a questo punto si butta con decisione anche sul trasporto elettrico urbano su gomma. Solaris è il primo costruttore di bus in Europa con il 18% del mercato. L’Italia è il suo primo mercato, con 225 mezzi venduti l’anno scorso. L’Atm di Milano ne metterà in strada 10 entro l’estate e altri 15 l’anno prossimo. Ma ha già annunciato che dal 2020 procederà al rinnovo della sua flotta acquistando solo bus a batterie.

Giuseppe Sala APEGiuseppe Sala, sindaco di Milano

Trasporto pubblico elettrico in Lombardia: autobus elettrici Solaris acquistati anche a Bergamo e Modena

Sono Solaris anche i 12 autobus elettrici in servizio a Bergamo sulla Linea C e i 4 (di cui due autoarticolati da 18 metri) che entreranno presto in servizio a Bolzano. Gianni Scarfone, direttore generale della bergamasca ATB ha dichiarato: «Se effettuassimo i 600.000 bus/km della Linea C con autobus a gasolio e a metano, in un anno i fattori di emissione potrebbero essere quantificati in 1,3 tonnellate di monossido di carbonio, 4,84 di ossido di azoto, 0,60 di anidride carbonica; e, rispetto alle PM, 234 kilogrammi, di cui 128 di PM10 e 106 di PM2,5». Contro zero dei novi Urbino.

Anche Modena, con la sua azienda di trasporto Seta, ha scelto Solaris, ma in versione Trollino 12, filobus da 74 posti, acquistato in 8 esemplari con opzione su altri 4. Prima di ordinare anch’essa 10 nuovi piccoli filobus da 6 metri full electric, l’azienda di trasporto cagliaritana CTM si è mossa con i piedi di piombo: ha testato tutte le soluzioni (metano, gasolio, filobus e ibrido) poi ha chiesto il parere direttamente agli utenti. Lo stesso hanno fatto altre nove città europee nell’ambito del progetto ZeEUs cofinanziato dall’Ue. Risultato: il 52% dei cagliaritani sarebbe disposto anche a pagare un biglietto più caro, pur di viaggiare ad emissioni zero.

Trasporto pubblico elettrico, le città esempio: Genova, Faenza e Trani

Il sindaco di Genova Marco Bucci pensa addirittura a un’intera città percorsa solamente da veicoli elettrici: e-scooter, e-bikes (entrambi già incentivati dall’ amministrazione), car sharing e scooter sharing elettrici e naturalmente e-bus. Con l’unico problema che i saliscendi e la morfologia delle strade liguri non consentono il transito a mezzi ingombranti; ci voleva un e-bus su misura. La Giunta l’ha trovato dal costruttore umbro Rampini, che produce il mini bus Alé da 7,8 metri, 40 posti e 150 km di autonomia. Oggi un esemplare è in fase di test sulla linea 518, poi si deciderà, dati alla mano, se acquistarne altri avviando la conversione dell’intera flotta AMT. Ma la municipalità di Vienna i conti li ha già fatti: i minibus Rampini circolano da anni nella capitale più elettrica d’Europa (l’85% del trasporto pubblico è a zero emissioni) e ora ne arriveranno altri nella versione maggiorata da 12 metri e 60 posti.

A Faenza, Green-Go Bus funziona dal 2013 e da allora ha trasportato oltre mezzo milione di passeggeri attraverso il centro storico della cittadina romagnola, il 77% dei quali si dichiara “molto soddisfatto”. Anche perché il servizio, oltre che “pulito”, puntuale e silenzioso, è anche gratuito. L’esempio di Faenza è stato seguito anche in Puglia, a Trani, dove da quest’anno la AMET ha attivato il servizio di navetta elettrico Trani To Go. I mezzi sono gli stessi di Faenza: due minibus elettrici usciti dallo stabilimento bolognese della BredaMenariniBus, le modalità sono simili ma non identiche, perché qui la gratuità è durata soltanto per il primo mese di lancio, fra dicembre e gennaio scorsi.

Bisognerà, invece, attendere la prossima estate per muoversi a zero emissioni sui 9,8 chilometri che separano Rimini da Riccione a bordo dei filobus Van Hool Exqui.City18T (da 18 metri) del Trasporto Rapido Costiero romagnolo. Il percorso è in sede propria, il tempo di percorrenza previsto è di 23 minuti, con 15 fermate intermedie e una frequenza media di 10 minuti, che potranno scendere a 7 nelle ore di punta. La capacità sarà di 1500 passeggeri all’ora per direzione di marcia. Un’opera che alla fine verrà a costare 92 milioni di euro ma contribuirà a decongestionare il tratto più trafficato della Riviera, disinquinare le spiagge più frequentate d’Italia e, se possibile, evitare qualche vittima del sabato sera.

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