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Vicky Gitto confermato presidente dell'Art Directors Club Italiano

Sabato il più antico club dei creativi pubblicitari nazionali, l'Art Directors Club Italiano, fondato da creativi come Pirella, Barbella, Sanna, Marabelli, è andato alle elezioni per la nomina del suo diciassettesimo presidente.

Nella sede di Google, graziosamente messa a disposizione di quasi 350 votanti, per la prima volta dopo oltre 30 anni non è avvenuta l'elezione di un candidato unico che da sempre avviene in modo semplice e signorile. La comunità dei creativi da sempre si compatta attorno al presidente di turno, scelto attraverso una discussione interna che privilegia l'alternanza dell'incarico del presidente e del suo consiglio direttivo per tre anni, in modo da garantire l'assenza di posizioni di privilegio e una gestione sana di una associazione che vive delle quote associative dei suoi iscritti, della realizzazione delle giurie che assegnano il premio (ADCI Awards), della stampa dell'annual che raccoglie questi premi, del sito web che raccoglie la memoria storica di queste eccellenze culturali raccolte anno dopo anno, che vanno da campagne commentate da Pierpaolo Pasolini come “chi mi ama , mi segua” fino alle più recenti perle digitali come l'app per i malati di Alzheimer premiata al Festival di Cannes. Una missione semplice, quella del presidente ADCI: gestire soci che sono talenti, per promuovere l'eccellenza professionale senza che il primadonnismo tipico di questo mestere si manifesti in forme dannose se non masochiste.

L'alternanza che da sempre è avvenuta in modo naturale ed armonico, non poteva non essere influenzata dall'attuale situazione sociale e psicologica: in un paese rancoroso e diviso da una implacabile crisi economica e spaccature post ideologiche da ormai più di un decennio, queste difficoltà si sono manifestate anche in un piccolo ed influente mondo. Si sono alternati prima un paio di presidenti di basso profilo che hanno promesso cambiamenti sostanziali e strutturali della forma dell'associazione, che volevano modificare anche la sua ragione di esistere. Missione fallita.

Tre anni fa, l'elezione di Vicky Gitto, conosciuto Vicepresidente della Young & Rubicam Italia, ha segnato definitivamente la sottile Differenza tra il Dire ed il Fare. Dal 2016, sostenuto da un Consiglio molto operativo e competente, il nuovo Presidente è intervenuto sulla situazione finanziaria, che stava precipitando a causa di scelte che avevano mandato in crisi i bilanci e i rapporti con i fornitori (e che avevano portato alla mancata uscita degli annual precedenti e alla perdita dei dati digitali relativi alla storia del club per cattivi rapporti), ha rilanciato IF, il festival dell'associazione, ha rimesso a regime le giurie degli ADCI Awards, che negli anni precedenti erano state travolte da scandali avvero poco edificanti che avevano portato alla cancellazione di numerosi premi, ha sopratutto riportato il Club ad una rilevanza nazionale ed internazionale con l'acquisizione della rappresentanza dei Cannes Lions, la prestigiosa manifestazione mondiale del settore, che per 60 anni era stata appannaggio della concessionaria della Rai, la Sipra.

Un triennio anticiclico, in cui Gitto non solo ha impedito il rischio di default per il Club, ma è riuscito a ritornare ad un suo indiscutibile riconoscimento pubblico. Così è parso naturale che il Presidente di questo impegnativo lavoro annunciasse la sua ricandidatura: c'era da finire un lavoro ben cominciato. C'era da ripartire dai Cannes Lions per riportare anche gli altri aspetti della vita associativa ai livelli di eccellenza del club che fin dalla fondazione rappresenta i “migliori Creativi Italiani” . I tradizionali sondaggi pre elezione indicavano la disponibilità a sostenere questa visione anche in nuovi consiglieri, che volevano raccogliere la sfida. In particolare Luca Cinquepalmi, crativo strapremiato nel mondo, Jack Blanga, uno dei cervelli più fini di questo mestiere, da poco ECD di Yello, la struttura di comunicazione di Ernst & Young, Francesco Bozza, ECD di FCB Italia e sopratutto Stefania Siani di BBDO, una donna di assoluto talento per la carica di vicepresidente. Una nuova esecuzione del Fare che da decenni caratterizza lo stile della classe dirigentedi qualità del Club.

Eppure, a sopresa e incrinando un processo che da sempre ha garantito tutte le anime del club, Paolo Iabichino ha proposto ai primi di febbraio una candidatura che da subito si è prospettata come aggressiva e divisiva. Da qualche mese senza la sua carica di dirigente di multinazionale, Iabichino ha scatenato, assieme a molti dei suoi candidati consiglieri, una campagna sui social a base di post con stile da haters, attaccando personalmente gli uomini e le donne della precedente gestione, proponendo un nuovo modello di club aperto ad altri mondi della creatività che già esiste (ad oggi, il club accetta i soci non più in base ad una quantità minima di premi pubblicitari vinti, ma ad una semplice analisi della qualità delle attività del proponente) ed invocando un cambiamento, termine non proprio originale in questo periodo, non sostenuto però dalla sostanza del suo programma elettorale, che si andava a sovrapporre a quello del presidente uscente, per temi ed interventi.

Proprio qui si è manifestata quella differenza di cui parlava nel titolo. Gitto & co. si sono carattterizzati per la precisa intenzione di non rispondere alle parole di odio che arrivavano dal campo avverso e si sono limitati a qualificare i punti del loro programma con la qualità dei fatti e delle storie dei consiglieri candidati.

Quanto questa strategia si sia rivelata vincente non basta a raccontarla il 214 a 132 con cui è stato respinto l'assalto di una controparte che minacciava di non fare prigionieri e “cacciare i soci non graditi”. I numeri non possono descrivere dove si sia manifestata la sconfitta della compagnine di cui era portabandiera Iabichino e guidata dal past president Massimo Guastini, che ben conosceva la macchina organizzativa del club.

La pacatezza e la signorilità sui media, sociali e tradizionali, della squadra di Gitto ha reso inutile il tentativo di abbordaggio che ha portato a meno da una settimana dall'elezione all'iscrizione di una ottantina di nuovi soci: dovevano essere il braccio votante della squadra sfidante. Invece pare che dopo la lunga assemblea elettorale in tanti abbiano cambiato opinione. Molti hanno scoperto, proprio durante la discussione in assemblea , che ha ricordato molto i bei tempi andati e partecipativi (gente in piedi, qualcuno addirittura per terra a gambe incrociate) che la presuta differenza di programmi era solo apparente: gli indici dei programmi e perfino gli svolgimenti erano sostanzialmente gli stessi. Come avevo avuto occasione di scrivere raccontanto l'atipicità della campagna elettorale, tra un Negroni ed uno Sbagliato, la gente tende a scegliere l'Originale.

Un altro elemento di differenza l'ha fatta l'improvvida presentazione, da parte di Iabichino, di una partnership con l'associazione Parole Ostitli, quella che vuole combattere il cyber bullismo attraverso una rifondazione dei rapporti sui social. Un brusio ha percorso la sala, perchè è apparso suicida affidarsi ad un marchio di garanzia di quel tipo quando, proprio sui social, molti comportamenti di Iabichino erano stati criticati prfino da suoi ex allievi dell'università e proprio sulla base del non rispetto dei principi di Parole Ostili. Inutili le scuse continue del candidato presidente, che ha tardivamente chiesto il perdono a tutti per le sue parole sbagliate. Un Presidente Credibile non cancella i post offensivi e sopratutto non giustifica il suo essere hater con motivi di salute.

Aggiungete a questo che anche la formulazione del ticket elettorale (un presidente e sei consiglieri, senza vicepresidente candidato) ha danneggiato ulteriormente Iabichino. Se infatti in valore assoluto il posto di Presidente non è mai stato in discussione, quello che ha portato alla non elezione di nemmeno un rappresentate del ticket sfidante è stato il fatto che molti voti di consiglieri sono stati sprecati nella casella vicepresidente, che ha tolto valori assoluti nella elezione dei consiglieri. Ingenuo da parte di chi ha organizzato la parte “politica” del cartello, sopratutto consideranto che nel team c'era un presidente del passato, che questi meccanismi statutari li avrebbe dovuti conoscere.

Utimo, e probabilmente meno importante, un intervento fuori dalle righe di Andrea Concato: in chiusura ha ucciso un uomo morto definendo “non uno di noi creativi” Paolo Iabichino. Il vero problema non è stata l'intempestività (si era pronti ad andare al voto, è parsa proprio una pugnalata ad un candidato senza speranza), ma il fatto che in appoggio ad Iabichino, in forme plateali al limite dell'isteria, in una riunione che era stata sempre nel rispetto della formale buona educazione, ci sia stato l'intervento del Past Presidente che aveva portato il club in una situazione di crisi finanziaria e gestionale, testimonata perfino dalle infografiche fornite dal team Iabichino. Per l'ennesima occasione ha attaccato personalmente lo stesso Concato ed il suo socio Alberto Contri, dimostrando che la campagna d'odio era stata solo temporaneamente sospesa.

Gli 80 voti di differenza, l'assenza di qualsiasi candidato sfidante alle cariche di vicepresidente e consiglieri, ed il fatto che 2 soci su 3 abbiano confermato la fiducia al presidente Gitto, dimostrano una sola, semplice cosa: i creativi italiani, quelli che sono ancora centrali nella cultura popolare della comunicazione, preferisco ancora chi è capace di Fare cose utili, rilevanti e di eccellenza. Chi si limita a Parlare, e sopratutto usa parole d'odio, non ha futuro in questo mondo.

Ci rivediamo fra tre anni.

Il nuovo consiglio

Presidente: Vicky Gitto, GB 22
Vicepresidente: Stefania Siani, DLVBBDO
Segretario Generale: Caroline Yvonne Schaper, ADCI Servizi srl

Consiglieri:
Jack Blanga, EY Yello
Karim Bartoletti, Indiana Production
Nicola Rovetta, Mullenlowe
Luca Cinquepalmi, Publicis
Samanta Giuliani, The Big Now
Francesco Bozza, FCB

Il collegio dei Probiviri:
Gianguido Saveri, BEWE – Enable Digital Marketing
Massimiliano Maria Longo, yourDIGITAL; Fondazione Homo ex Machina
Lorella Montanaro, Hasta MANANA
Supplente: Maurilio Brini, Lorenzo Marini Group

Pasquale Diaferia @pipiccola

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