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Contraddizioni/ Vita, magazine di riferimento del non profit, sponsorizzato da aziende ben poco "responsabili". Dalla Pfizer a Nike...

Venerdí 20.02.2009 14:10

In relazione all'articolo di Gaetano Farina, il direttore editoriale di Vita, Riccardo Bonacina, scrive ad Affaritaliani.it per replicare. La redazione pubblica la lettera, convinta che essa contribuirà a una migliore informazione

Vita e i suoi sponsor/ La replica di Chiquita - Riceviamo e pubblichiamo: "Abbiamo solo tutelato i nostri lavoratori"

Il magazine Vita si considera, a ragione, una delle poche voci della galassia “non profit”.
Un progetto editoriale che mira ad analizzare ed esaltare le buone pratiche dell’impresa sociale e un’idea di un’economia più sostenibile, in controtendenza alle abitudini dell’industria e della finanzia dell’area in cui risiede la propria redazione, in quel milanese che si è eletto cuore economico del nostro Paese.
Non a caso, Vita, ancor prima di alcune realtà istituzionali, vuole essere un interlocutore stabile ed affidabile per le aziende in tema di responsabilità sociale. Il che significa un’ampia ed articolata sezione, cartacea ed elettronica, dedicata alla comunicazione della sostenibilità socio-ambientale delle imprese e al loro impegno in progetti di partnership con enti non profit in Italia e all’estero.

Sul settimanale cartaceo e, soprattutto, sul sito web, aggiornato in tempo reale, si possono facilmente ritrovare notizie riguardanti l’“agire etico” delle aziende: ad esempio, in questi giorni, si è data molto evidenza a quelle realtà economiche che hanno voluto aderire alla campagna di risparmio energetico “M’Illumino di Meno”. Ma ci vengono offerti anche molti approfondimenti, se non delle vere e proprie guide su queste tematiche. E anzi, sulla CSR (Corporate Social Responsability) Vita incoraggia il dialogo con ben tre curatissimi blog: “Il Barbiere” di Paolo D’Anselmi, “Cassandra” di Sebastiano Renna e “Econometica” di Lorenzo Sacconi. Il progetto Vita chiede alle aziende di rispondere a tre criteri definiti: rispetto dei parametri Ue di sostenibilità socio-ambientale, coinvolgimento diretto in azioni di responsabilità sociale, partnership con realtà non profit.

Quello che, però, non ci convince è il partenariato commerciale di questo stesso progetto, nel quale spiccano marchi molto famosi accusati nel recente passato di scarsa eticità, per usare un eufemismo. A testimoniare, ancora una volta, che bilanci sociali, parametri concertati, particolari unità di misura, come quelli richiesti da Vita, non riescono a farci conoscere, fino in fondo, la vera anima di una realtà aziendale e a farci distinguere una genuina responsabilità sociale da una consueta operazione di marketing.

I marchi che sponsorizzano Vita probabilmente, e come spesse succede, riescono a pulire la propria immagine nel nostro continente contribuendo anche a progetti di ampio respiro sociale, ma facendo pagare il Sud del mondo. Pensiamo subito a Nike, uno degli sponsor di Vita, che continua ad arruolare schiavi nelle maquilas sparse nelle aree più povere ed instabili del pianeta.
Ma accanto a Vita troviamo anche altri marchi che ci fanno storcere il naso.
La multinazionale Novartis che ha fatto causa all'India impugnando la legge nazionale sui brevetti, che mette a rischio la possibilità per le aziende farmaceutiche indiane di produrre farmaci di qualità e a basso costo e quindi accessibili a milioni di poveri indiani.

La Pfizer, potentissima multinazionale farmaceutica, che ha a suo carico decine di atti giudiziari per le vittime dei suoi prodotti e delle sue sperimentazioni. Banche armate come Sanpaolo e Unicredit.
Il marchio Chiquita, così innocente all’apparenza, ma accusato di aver fatto assassinare vari sindacalisti colombiani. In particolare, Chiquita, leader mondiale nella produzione e commercializzazione di frutta e verdura fresca, principalmente di banane provenienti dal Centro America e dall’Ecuador, sta attuando un faticoso percorso di riposizionamento sul mercato dopo gli innumerevoli boicottaggi, le campagne di informazione e le denunce piovutele addosso da parte di gruppi e associazioni, per violazione dei diritti sindacali, lavoro minorile, esposizioni dei lavoratori a sostanze tossiche.

Allora, cari amici di Vita, non è che finiremo per premiare, come è già successo nel recente passato, aziende come Chiquita che, seppur impegnate in un faticoso restyling d’immagine, si portano dietro ancora pesanti ombre?

Gaetano Farina


tags: vita magazine

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