A- A+
Medicina
ESCLUSIVO/ Speciale Alzheimer: meno rischi con dieta, fitness e giochi

LO SPECIALE DI AFFARI

AAIC 2014/ Ora l'Alzheimer si può combattere. Bisogna cambiare abitudini

Morris ad Affari: “Possibile la cura dell'Alzheimer entro il 2025”

Frisoni: "Alzheimer, nuovo standard d'indagine radiologica". VIDEO

Thies: "Alla ricerca servono soldi e collaborazione tra Paesi”

Wortmann (ADI): “La prima necessità è l'informazione”

Olfatto ed occhi rivelano l'Alzheimer. Nuovi test per diagnosi e monitoraggio

Invecchiare bene si può: ecco come

Oltre 44 milioni di malati di demenza nel mondo

DIAfN Italia: progetto sulle forme familiari di demenza

di Paola Serristori

Combattere la demenza può essere un gioco, perché non farlo? E' proprio vero che giochi di carte, puzzle, cruciverba sono utili al cervello. La scienza conferma che c'è un rapporto con l'abilità mentale e che, dalla mezza età, fa bene coltivare questo hobby per proteggersi da demenza e malattia di Alzheimer negli anni a venire. I dati delle ricerche condotte nel mondo sono così significativi da essere comunicati alla platea di esperti riuniti ad Alzheimer's Association International Conference 2014 (AAIC 2014), piattaforma annuale di Alzheimer's Association, l'imponente ed influente associazione no-profit che rappresenta le richieste di cinque milioni di americani, affetti dal morbo, agli scienziati, al Congresso Usa, agli organismi internazionali.

Già precedenti studi avevano suggerito che attività che stimolano il pensiero, nuove idee, nuove abilità mnemoniche, sfide mentali, possono fare bene al cervello e riducono il rischio di demenza. Il meccanismo fisiologico attivato non è ancora ben comprensibile, ma la dottoressa Stephanie Schultz, con un team di colleghi, al Wisconsin Alzheimer’s Institute e Wisconsin Alzheimer’s Disease Research Center è giunta a sorprendenti conclusioni dopo avere seguito 329 individui con una normale attività cognitiva, di mezza età o poco più anziani (la media dell'età è 60.3 anni), in maggioranza donne (69%), iscritti al Wisconsin Registry for Alzheimer’s Prevention. Il quaranta per cento del campione presenta il gene della forma tardiva di Alzheimer, APOe4, ed il 74 per cento ha avuto in famiglia casi della malattia, per cui il grado di rischio per loro è doppio.

La dottoressa Schultz, che ad AAIC 2014 ha ricevuto un premio per la sua attività di ricerca, spiega: “Abbiamo verificato gli effetti della stimolazione della mente coi giochi attraverso la valutazione Cognitive Activity Scale (CAS), esami di risonanza magnetica al cervello (MRI), ed una batteria di test neurocognitivi. CAS è articolato in 10 voci che chiedono agli individui come essi partecipano alle varie attività cognitive, ad esempio lettura di libri o visite a musei. Poi ci siamo concentrati sul modo in cui i partecipanti riferiscono di trascorrere il tempo con giochi di carte, dama, parole crociate, puzzle. Dopo avere considerato i fattori conosciuti che influenzano il volume del cervello ed i punteggi dei test cognitivi, come età e sesso, abbiamo rilevato una più alta frequenza di casi in cui l'abitudine ai giochi da tavolo era significativamente associata con un volume del cervello migliore in diverse regioni interessate dall'Alzheimer, e principalmente l'ippocampo, oltre ad un più alto punteggio nei test di memoria e funzioni esecutive”.

Ogni quanto esercitarsi nei giochi è utile al cervello? “Non c'è una misura, ma più si gioca e meglio è”, risponde Schultz ad Affari.

ESERCIZIO FISICO NELLA MEZZA ETA'

Camminare, pedalare, ed in generale l'attività aerobica fa bene al cervello. Il più recente studio su quanto sia efficace anche su pazienti che hanno sintomi clinici di una prima forma di declino cognitivo, la cosiddetta Mild Cognitive Impairment (MCI), è stato ideato dal dottor Yonas E. Geda, di Mayo Clinic, e presentato in anteprima ad AAIC 2014. Egli ha confrontato gli effetti dell'attività fisica in base all'età in cui viene praticata abitualmente: a metà della vita, tra i 50 e 65 anni, e più avanti, dai 70 anni in su. I 280 volontari hanno un'età media di 81 anni, tutti soffrono di MCI.

Geda sottolinea che il disturbo è clinicamente considerato tale perché procura un deficit di memoria e di pensiero, ma gli individui sono in grado di condurre una vita indipendente. Tuttavia, le statistiche dimostrano che questo stadio iniziale di perdita di abilità del cervello spesso degenera in Alzheimer.

All'inizio i volontari hanno compilato un questionario in cui indicavano frequenza ed intensità dell'esercizio fisico nel corso della vita. I ricercatori nel corso dei tre anni di osservazione si sono resi conti che chi aveva effettuato moderato esercizio fisico a metà vita era meno vulnerabile alla progressione di MCI in demenza. Un'altra ricerca sul tema, resa pubblica alla Conferenza Internazionale di Alzheimer's Association, ha preso in esame 1830 anziani senza disturbi cognitivi. A Mayo Clinic Study of Aging, i partecipanti sono stati valutati con test cognitivi e domande sulla pratica abituale di esercizi fisici nella mezza età e tarda età per una media di 3.2 anni. Gli scienziati hanno rilevato che moderato esercizio fisico nella mezza età e tarda età erano associati a diminuzione del rischio di lieve disturbo cognititivo (MCI). Inoltre, nell'età avanzata vigoroso o moderato esercizio fisico erano altrettanto efficaci contro MCI. “I nostri studi hanno accertato che l'esercizio fisico a vari livelli, specialmente nella mezza età, è benefico per la funzione cognitiva”, conclude Geda.

SONNO DISTURBATO

I disturbi del sonno sono un fattore di rischio di declino cognitivo e demenza. University of California, San Francisco, ha accertato che tra 200 mila veterani di 55 anni o più (96.5 % uomini), coloro che avevano problemi di sonno, sia irregolare, sia insonnia, o apnea, avevano il 30% in più di incidenza di demenza rispetto agli altri. “Abbiamo esaminato i veterani per sei anni – spiega Kristine Yaffe, a capo dello studio – e possiamo anche affermare che un disturbo post-traumatico da stress, a cui si aggiungono problemi del sonno, fa aumentare sino all'80 per cento i casi di demenza”.

IPERTENSIONE UTILE IN TARDA ETA'

Durante AAIC 2014, gli organizzatori di Alzheimer's Association e gli scienziati hanno ripetuto che l'ipertensione è un fattore di rischio di demenza ed Alzheimer. Ma un lungo studio di University of California, Irvine, dimostra che in tarda età può proteggere il cervello. La dottoressa Maria Corrada, a capo del team di ricercatori, ha arruolato 625 volontari ultranovantenni (69% donne), che sono stati controllati ogni sei mesi per dieci anni. Nessuno presentava demenza all'inizio dell'osservazione. Coloro che avevano iniziato a soffrire di ipertensione tra gli 80 e 89 anni  hanno avuto un più basso rischio di demenza rispetto ai volontari coetanei con pressione normale e questo risultato è indipendente dal fatto che i partecipanti assumessero farmaci anti-ipertensivi. I partecipanti con insorgenza all'età di 90 anni o più avevano un rischio di demenza ancora più basso.  “Sviluppare ipertensione negli anni dell'invecchiamento può avere un effetto benefico – osserva Corrada – attraverso il meccanismo collegato alla perfusione cerebrale o vascolare. Perciò le raccomandazioni sulla pressione sanguigna potrebbero essere differenti per anziani e giovani”.

 

Tags:
alzheimeraaicfattori di rischiostudidietagiocoesercizio fisico
in vetrina
Modelle più pagate: nel 2018 vince ancora Kendall Jenner

Modelle più pagate: nel 2018 vince ancora Kendall Jenner

i più visti
in evidenza
Steve McCurry al Mudec Photo Gli scatti magici di "Animals"

Le mostre da non perdere

Steve McCurry al Mudec Photo
Gli scatti magici di "Animals"

Zurich Connect

Zurich Connect ti permette di risparmiare sull'assicurazione auto senza compromessi sulla qualità del servizio. Scopri la polizza auto e fai un preventivo

casa, immobiliare
motori
Fiat sfila tra le "Luci d’Artista"

Fiat sfila tra le "Luci d’Artista"

Abiti sartoriali da Uomo, Canali

Dal 1934 Canali realizza raffinati abiti da uomo di alta moda sartoriale. Scopri la nuova collezione Canali.


RICHIEDI ONLINE IL TUO MUTUO
Finalità del mutuo
Importo del mutuo
Euro
Durata del mutuo
anni
in collaborazione con
logo MutuiOnline.it
Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2018 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.