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Medicina
Bayer e contraccezione: “Il 41% delle gravidanze mondiali sono indesiderate”
“Il 41% di tutte le gravidanze nel mondo sono indesiderate e il 50% di esse finiscono in un aborto”.
 
 
Il dato, decisamente impressionante, è stato evidenziato nel corso di “Skylls for the future”, l’evento organizzato da Bayer Italia e svoltosi oggi a Palazzo Pirelli, a Milano. 
 
 
Il Prof. Amos Ber dei Maccabi Health Centers di Tel Aviv (Israele) ha parlato dei vari metodi di contraccezione, soffermandosi in particolare sui dispositivi intrauterini (IUD). Il suo intervento è partito appunto dai dati riguardanti le gravidanze indesiderate, così come evidenziati dalla ricerca di Singh et al nel 2008: oltre al 41% che rappresenta il totale mondiale, si mettono in luce le diverse variabili continentali (Africa 39%, Asia 38%, Europa 44%, America Latina e Caraibi 58%, America del Nord 48%, Oceania 37%).
 
 
“Nel prendere in considerazione i dispositivi intrauterini (IUD)”, ha spiegato il Prof. Ber prendendo spunto dalla ricerca di Trussel del 2011, “è importante innanzitutto sottolineare come l’efficacia nell’uso tipico di questo metodo sia molto elevata: 0,8% contro il 9% della pillola e il 21% del condom”. 
 
 
I device intrauterini sono più efficaci. La succitata ricerca di Trussell evidenzia come il 78% di chi usa l’Intrauterine Device Copper T e l’80% di chi usa Intrauterine Device LNG-IUS continua da oltre un anno, avendone constatato l’efficacia nell’evitare gravidanze indesiderate. La percentuale scende al 67% per quanto riguarda la pillola”.
 
 
La tipologia di pazienti
 
 
Citando la ricerca di Lisa Stern et al, il medico israeliano ha inoltre messo in luce come i provider di pianificazione familiare utilizzino la contraccezione intrauterina in percentuale enormemente superiore a quella della popolazione generale americana (39,9% contro 11,3%). “Tra il 2008 e il 2014, la diffusione dei metodi LARC (long-acting reversible contraception, ovvero contraccezione reversibile a lungo termine) è cresciuta dal 6% al 14% e, al contrario, la sterlizzazione è calata dal 37% al 28%. La contraccezione intrauterina, che era calata dal 71% allo 0,8% tra il 1982 e il 2005 è ‘rinata’ negli Stati Uniti, con un’impennata fino al 10,7% del 2013 (dato relativo alle donne nella fascia 15-44 anni)”.
 
 
Dopo aver ricordato che nell’ottobre 2015, il dipartimento della salute di New York ha lanciato la campagna “Maybe the IUD” per suggerire che “forse la IUD” poteva essere la soluzione più adatta per le gravidanze indesiderate, il Prof. Ber ha parlato della necessità di “sfatare alcuni miti” su questo metodo contraccettivo: “Spesso si cita questo metodo come possibile causa di aborto di un uovo già fecondato e questo potrebbe dissuadere le persone che si oppongono a un metodo postconcezionale. Tuttavia, non c’è nessuna chiara evidenza del fatto che gli IUD funzionino principalmente attraverso questo meccanismo. Il LNG-IUS impedisce la gravidanza principalmente a causa del suo effetto sul muco cervicale”.
 
 
“La contraccezione uterina causa infiammazione pelvica? Gli articoli esaminati dicono tutti che il rischio è molto basso, inferiore all’1%”, ha proseguito il relatore. “Non ci sono evidenti relazioni tra il metodo contraccettivo e questo tipo di disturbo e nemmeno significative differenze nell’incidenza rispetto al resto della popolazione. Su questo non pare incidere neanche l’età della paziente e il periodo in cui si effettua lo screening. L’incidenza è bassa persino sulle donne che, al momento dell’impianto, presentano rischi relativi a malattie sessualmente trasmissibili”.
 
 
La reversibilità e le possibili conseguenze del metodo
 
 
“Quasi tutti gli studi condotti negli ultimi due decenni non indicano differenze nei tassi di fertilità dopo la rimozione di un IUD o LNG-IUS rispetto ad altri metodi contraccettivi”.
 
 
Rispetto alla possibilità di inserire un device immediatamente dopo un aborto, il Prof. Ber ha detto: “Lo si può fare senza preoccupazioni, in quanto sussistono contemporaneamente alcune condizioni favorevoli la donna non è incinta, è fortemente motivata a usare metodi contraccettivi e, avendo il collo dell’utero già aperto, risulta meno fastidiosa nell’inserimento”.
 
 
Riguardo all’impatto sul peso, una delle preoccupazioni principali delle donne, “non ci sono rischi di aumento ponderale”. Per quanto riguarda le gravidanze extrauterine, “visto che il tasso di fallimento di questo metodo contraccettivo è molto basso, anche il rischio assoluto di gravidanza extrauterina è ridottissimo”.
 
 
Ber ha poi citato due significative prese di posizione dell’American College of Obstetricians and Gynecologists, dicendo che “gli IUD hanno poche controindicazioni e quasi tutte le donne tra cui nullipare e gli adolescenti sono eleggibili per gli IUD” e, inoltre, che “le evidenze disponibili suggeriscono che gli IUD siano più efficaci e abbiano un maggiore tasso di soddisfazione per le nullipare rispetto ai contraccettivi orali”.
 
 
Informazione e statistiche
 
 
“Ci basiamo su dati, non facciamo ragionamenti di pancia”, ha aggiunto il medico, citando anche un sondaggio web su 1.905 sogetti, per lo più infermieri e ostetriche, che hanno inserito gli IUD nelle donne nullipare: “Il 99% ha dichiarato che la procedura è stata semplice. Gli effetti collaterali sono stati segnalati nel 44% dei casi, principalmente crampi, ma sono stati facilmente gestibili con l’ausilio dei farmaci”.
 
 
In conclusione, il medico ha evidenziato l’importanza di una corretta informazione sul tema: “I media sono sostanzialmente corretti nel sottolineare i vantaggi di questo metodo (che è durevole, efficace e reversibile), ma solo in un terzo dei casi viene detto anche che è un metodo sicuro!”.
 
 
“Rispetto ai motivi più comuni riportati dai ginecologi per l'insuccesso dell'inserzione ci sono: la perdita di sterilità del device, l’impossibilità di inserirlo a causa di un canale cervicale stenotico, la rimozione accidentale a causa di una frettolosa rimozione dell'inserto o dell'uso di forbici smussate o un inserimento posto troppo in basso nella cavità uterina”. 
 
“Tutti problemi”, ha concluso Ber rivolgendosi alla platea di medici ed esperti del settore, “che potrete facilmente evitare con un approccio attento e dialogante con la paziente, alla quale va fatto un counseling corretto”.
 
 
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