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Medicina
Oltre 44 milioni di malati di demenza nel mondo

di Paola Serristori

Nel mondo cresce l'epidemia di Alzheimer. Le stime degli esperti e persino dell'Onu sui casi di Alzheimer fatte nel 2009 erano troppo basse. L'aggiornamento fa salire il numero dei malati nel mondo a 44.35 milioni a fine 2013, rispetto ai 36 milioni nel 2010, e prevede 75.62 milioni nel 2030, 135.46 milioni nel 2050. Nell'Asia orientale la diffusione passa dal 5 al 7 per cento, nell'Africa sub-sahariana raddoppia, dal 2-4 al 4.76 per cento. Nel linguaggio delle statistiche si potrebbe parlare di Alzheimer “a due velocità”, a seconda del livello di informazione e cultura: meno casi nei Paesi dove la malattia si conosce e la popolazione è abituata a fare ceck-up generali, aumento incontrollato delle forme di demenza nelle nazioni in via di sviluppo. La buona notizia per tutti è che la prevenzione non solo è possibile, ma anche determinante.

Ad Alzheimer's Association International Conference 2014 (AAIC 2014) - Alzheimer's Association è la principale organizzazione sanitaria volontaria al mondo nella cura dell'Alzheimer, il sostegno, e la ricerca - si è discusso sulla nuova mappa mondiale dell'Alzheimer, che segna in alcune aree una retrocessione del morbo, ad esempio in Germania, Inghilterra, Olanda, Svezia, e Stati Uniti. Gli scienziati ritengono che il livello di istruzione ed i periodici controlli cardiovascolari facciano la differenza.

La notevole mole di dati epidemiologici nella presentazione del Professore Martin Prince, Institute of Psychiatry, King's College, London, concessa ad Affaritaliani, evidenzia le cifre dell'allarme. Prince cita, tra le altre fonti, l'Organizzazione Mondiale della Sanità: 1 malato ogni 4 secondi, 7.7 milioni di nuovi casi nel mondo ogni anno. E' allarme in Asia ed Africa, in Colombia, dove obesità e diabete sono sempre più diffusi e favoriscono declino cognitivo e demenza.

Nelle ricerche si distingue tra “diffusione” (numero o percentuale di casi di malattia nella popolazione, ad esempio quante persone hanno l'Alzheimer in un dato Paese) ed “incidenza” (numero di nuovi casi di malati tra la popolazione in un periodo, per esempio quanti nuovi casi di Alzheimer in Danimarca nel 2014).

“Il recente andamento delle statistiche sui casi di Alzheimer nei Paesi più progrediti fa ben sperare nella valenza della prevenzione – osserva Maria Carrillo, Vice President Medical and Scientific Relations di Alzheimer's Association - . Nel contempo, dobbiamo riconoscere l'aumento globale dell'epidemia. Secondo i nuovi dati condivisi ad AAIC 2014, incidenza e diffusione nei Paesi in via di sviluppo possono essere più alte di quanto si era pensato. Molti interrogativi restano ancora aperti e l'unico modo per dare una risposta è continuare con sempre più forze la ricerca sulla malattia”.

Nella letteratura scientifica esistono prove che impegnare il cervello in sfide mentali, l'istruzione superiore, ed i lavori intellettuali possono aumentare la “riserva” cognitiva e ridurre il rischio individuale di soffrire di demenza o Alzheimer in età avanzata.

PIU' ISTRUZIONE E CHECK-UP CARDIOVASCOLARE

Nella seduta plenaria di AAIC 2014, il Professore Kenneth Langa, University of Michigan, e VA Ann Arbor Center for Clinical Management Research (ndr: Veterans Affairs,VA), prendendo in esame diversi studi, ha annunciato che un numero di fattori, specialmente l'aumento del livello di istruzione ed una più efficace prevenzione cardiovascolare (ipertensione e colesterolo), migliorano la condizione del cervello.

“Se questo trend continuerà, a fronte di livelli crescenti di obesità e diabete, ed anche nei Paesi con uno sviluppo medio-basso è una domanda chiave senza risposta. La risposta avrà enormi conseguenze sulla misura del futuro impatto nel mondo dell'Alzheimer e della demenza, vale a dire nei prossimi decenni”.

In particolare, potrebbe essere ancora gravemente sottostimata l'incidenza della demenza in Cina e nell'Africa sub-sahariana. Nel 2009, Alzheimer's Disease International (ADI), federazione mondiale delle associazioni nazionali che offrono sostegno ai malati ed alle loro famiglie, ha pubblicato un rapporto sul sopravvento globale della demenza che revisionava 154 studi nel mondo e le proiezioni della popolazione delle Nazioni Unite (U.N.). ADI ha effettuato un aggiornamento dei dati per il Summit del G8 sulla Demenza a Londra, nel dicembre 2013, incentrato principalmente su quelle aree, incrociando i dati degli studi sul territorio con le proiezioni dell'Onu. Le conclusioni rivelano chiaramente che le stime del 2009 erano ottimistiche: dal 2010 al 2013 ancora dieci milioni di persone si sono ammalate di demenza.

“La demenza, di cui l'Alzheimer è la forma più grave, è una delle più grandi sfide sanitarie globali che attendono la nostra generazione - dichiara Marc Wortmann, Direttore esecutivo di Alzheimer's Disease International - . Con l'arrivo di nuovi dati che si rendono disponibili, osserviamo una riduzione nella variazione generale della diffusione tra le regioni del mondo, ma un aumento incontrollato in Asia ed Africa sub-sahariana. C'è urgente bisogno di sviluppare politiche per affrontare questa malattia in tutti i Paesi del mondo, e di migliorare i nostri sforzi nella ricerca di una cura o di un trattamento che può ritardare l'insorgenza della demenza".

GLI ULTRASESSANTENNI VIVONO MEGLIO

Claudia L. Satizabal, Boston University School of Medicine, ha riportato i risultati di uno studio multigenerazionale sulla tendenza alla demenza tra i partecipanti al Framingham Heart Study, in corso dal 1948. I ricercatori avevano iniziato col valutare la salute cardiovascolare dei residenti di Framingham, Massachusetts, poi hanno aggiunto una specifica analisi dell'incidenza dei casi di demenza. I volontari sono stati sottoposti ad accertamento dei fattori di rischio cardiovascolari ogni due-quattro anni e rimangono sotto sorveglianza intensiva per demenza e ictus. Negli ultimi trent'anni, tra tutti i sessantenni si è osservata la riduzione del 22 per cento dell'incidenza di demenza, poi del 38 per cento, e più di recente del 44 per cento. Le donne hanno in genere più cura della salute e lo studio dimostra che tra loro si registra il migliore risultato. Più “protetti” gli individui con un livello di istruzione elevato (diploma di scuola superiore). Attraverso le epoche, gli esperti dicono che il rendimento scolastico risulta migliorato rispetto al passato, e così la gestione della pressione arteriosa, dei livelli elevati di colesterolo HDL, notevolmente diminuito il fumo, le malattie cardiache ed ictus. Tuttavia, rimane la tendenza ad obesità e diabete.

“Questo ci porta ad affermare con cauto ottimismo - afferma Satizabal - che alcuni casi di demenza possono essere prevenuti. Tuttavia, uno dei limiti di questo lavoro è che il campione Framingham è in gran parte di origine europea. Sono necessari ulteriori studi in popolazioni di diverse origini etniche".

COLOMBIA IN PERICOLO

L'allarme è alto in Colombia, dove gli scienziati temono che la diffusione di demenza e malattia di Alzheimer si riveli raddoppiata rispetto alle previsioni. La Colombia è purtroppo portata come esempio di Paese dove l'Alzheimer e la prevenzione non sono conosciuti. C'è un solo studio, noto come EPINEURO, che ha tentato di stimare la diffusione di demenza nel Paese sulla base di campioni rappresentativi della popolazione di 20 anni fa. Utilizzando le stime della popolazione aggiornate e stime di diffusione pubblicate nella letteratura internazionale, Yuri Takeuchi, Universidad Icesi, Colombia, riferisce di tre modelli per la diffusione di Alzheimer, ognuno con proiezioni diverse per la percentuale di persone con malattia lieve, moderata e grave, e diverse ipotesi teoriche sulle transizioni tra le fasi. Il numero di persone affette da Alzheimer in Colombia potrebbe essere 220.000 nel 2015 e 260.000 nel 2020.

GERMANIA "MODELLO"

Un'ulteriore conferma delle intuizioni degli scienziati è il trend della Gemania, negli anni 2007-9. Gabriele Doblhammer, German Center for Neurodegenerative Diseases (DZNE), ha analizzato i dati della più grande compagnia di assicurazione sanitaria pubblica in Germania, a cui si rivolge circa un terzo del totale della popolazione di 50 anni ed oltre e più della metà dei più anziani. Sono state confrontate le registrazioni complete dei servizi ospedalieri ed ambulatoriali, comprese le diagnosi di demenza (circa 5 milioni di persone a rischio di demenza e circa 600.000 casi diagnosticati). I ricercatori hanno scoperto che tra il 2007 e il 2009 il numero di persone affette da demenza è diminuito sensibilmente. In particolare: - 3,6% rispetto al 2007 tra le donne di età 74-85 (- 1,8% rispetto al 2008). Secondo i ricercatori, nel corso dell'ultimo decennio c'è stata una riduzione di nuovi casi di malattia cerebrovascolari ed “un migliore trattamento dei fattori di rischio vascolare, quali ipertensione, ipercolesterolemia, e diabete mellito - evidenzia Doblhammer - . L'invecchiamento dei babyboomers e l'aspettativa di vita crescente porterà a più casi di demenza in età avanzata. È necessario esplorare i fattori di rischio modificabili di demenza, al fine di impedire il verificarsi della malattia. Inoltre, ulteriori approfondimenti saranno necessari per verificare se la crescente epidemia di obesità e malattie correlate, come la sindrome metabolica, possono controbilanciare le tendenze positive che stiamo osservando oggi”.

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