Parkinson, ecco come "prevederlo" con oltre 10 anni d'anticipo. L'intervista

Una buona notizia per chi lotta contro il Parkinson, che d'ora in poi potrà essere "previsto" con largo anticipo. Si stima, infatti, che in Italia siano 300mila le persone affette da questo morbo per cui tuttora non esiste una cura ma solo trattamenti sintomatici. Un numero purtroppo in continuo aumento. E se fino a poco tempo fa la malattia "colpiva" soprattutto anziani, attualmente l'età d'esordio della patologia è sempre minore: un paziente su 4 ha meno di 50 anni.

Affaritaliani.it anticipa - con un'intervista ad Alfredo Berardelli, presidente della Lega italiana per la lotta contro la malattia di Parkinson - uno studio che verrà presentato il prossimo 20 novembre, in cui sarà spiegato come individuare in anticipo il possibile insorgere del morbo.

Come è possibile fare una previsione di questo genere?

Quello che è stato dimostrato negli ultimi anni è che la malattia di Parkinson non si manifesta soltanto con i classifci disturbi motori, cioè i pazienti che diventano più lenti, o la comparsa del tremore.

Quali sono allora i campanelli d'allarme a cui fare attenzione?
Prima della comparsa dei sintomi motori, i pazienti possono avere tanti altri segni che possono sfuggire all'osservazione medica, da lievi disturbi dell'umore a irregolarità intestinali, fino a difficoltà nel sonno. Questi sintomi "non motori" possono manifestarsi molti anni prima della comparsa della malattia conclamata.

Come si sta muovendo la ricerca?
Lo sforzo di molti ricercatori negli ultimi anni è stato quello di individuare possibili markers clinici e biologici che possono precedere la comparsa dei disturbi motori. Non prima della malattia in senso totale, ma dei sintomi. Si tratta di una cosa particolarmente importante, perchè individuare chi è a rischio di sviluppare il Parkinson può spingerci ad usare terapie farmacologiche che in teoria potrebbero rallentare il decorso della malattia.

Se le cose stanno così, i medici di base potrebbero essere in prima linea nel riconoscere i sintomi nei pazienti. Secondo lei sono pronti?
I medici di famiglia potrebbero essere in grado di riconoscere i segni precoci, come la stipsi ostinata,
la scrittura che diventa sempre più piccola e gli stati di depressione immotivati. Tutto questo dovrebbe indirizzare il medico curante nel far fare accertamenti a quelle persone che potrebbero sviluppare il morbo. Magari indirizzandoli da un neurologo o prescrivendo controlli periodici,

Quale è la situazione della ricerca sul Parkinson in Italia, considerando anche la scarsità dei fondi?
I ricercatori italiani sono persone che hanno  contribuito enormemente sia a livello europeo che in competizione con i grandi centri americani. Sinceramente credo che si possa dire con un certo orgoglio che non siamo secondi o terzi a nessuno. Certamente noi lo facciamo con maggiore sacrificio. La malattia a volte necessita di tecnologie molto avanzate, ma non sempre. E noi italiani siamo tra i migliori al mondo in grado di far fruttare i pochi fondi.

Andrea Bufo


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