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Medicina
Tumore al pancreas: “Entro il 2030 sarà la seconda causa di morte nel mondo"

di Lorenzo Zacchetti

 

Tumore al pancreas: perché parlarne ancora, a così breve distanza dalla giornata mondiale dedicata alla specifica patologia, appena svoltasi il 16 novembre? Perchè si tratta di un tipo di tumore particolarmente severo e che gli esperti prevedono che diventi la seconda causa di morte al mondo entro il 2030.

 

Continuare “a fare luce”, non solo in senso metaforico, è fondamentale nella lotta a una malattia che negli ultimi 15 anni ha già segnato un aumento di casi superiore al 60%.

 

Se ne è discusso oggi a Roma, nel corso del convegno organizzato da Nastro Viola (www.nastroviola.org), un'associazione formata da persone che hanno perso un familiare questo tipo di tumore, sul quale la ricerca non compie passi significativi da 40 anni. Contestualizzata nell'evento “Quality and Innovatin in Pancreatic Cancer”, la discussione è culminata nell'annuncio della nascita della “Coalizione Nazionale” nel 2018.

 

Se durante la giornata mondiale dello scorso 16 novembre sono stati simbolicamente illuminati di viola alcuni monumenti in tutta Italia (dal Maschio Angioino di Napoli fino alla Unicredit Tower di Milano), è importante continuare a parlare anche “a riflettori spenti”, come avvenuto appunto durante l'odierno convegno romano.

 

TUMORE AL PANCREAS, CAPURSO: ATTENTI AL KILLER SILENZIOSO

 

Gabriele Capurso, responsabile di gastroenterlogia dell'Ospedale Sant'Andrea, ha evidenziato la pericolosità di un tipo di tumore che ha il fumo tra le cause principale e che consente un tasso di sopravvivenza molto basso, intorno all'8%. E' di gran lunga la tipologia oncologica più severa, anche per la sua rapidità nel diffondersi.

 

Detto anche “il killer silenzioso”, il tumore al pancreas va combattuto soprattutto con quattro armi: consapevolezza, prevenzione, importanza centri dedicati e ricerca. Nonostante la sua elevata mortalità, alla ricerca nei confronti di questa malattia viene destinato meno del 2% dei fondi europei, contro il 6% che invece si riscontra negli USA. “E' l'unico tumore definito 'sottofinanziato' dagli esperti dell'analisi tra costi e benefici della cura”, ha aggiunto Capurso, il quale ha anche evidenziato criticamente l'assenza delle istituzioni al convegno.

 

“Non è attualmente tra i primi 5 tipi di tumore più diffusi in Italia, ma è al 4° posto come causa di morte, sia tra gli uomini che tra le donne. Tra gli uoimini è anche l'unico tipo di tumore per il quale la mortalità sta salendo. In generale, è nettamente quello che lascia meno durata di vita”, ha aggiunto.

 

“Sono 13.000 le persone che ogni anni si ammalano di tumore al pancreas in Italia e tra i fattori di rischio il fumo è il principale fattore modificabile, poi l'obesità, l'eccesso di alcolici, il diabete e una dieta troppo ricca di grassi e carboidrati”.

 

TUMORE AL PANCREAS, FRULLONI: FONDAMENTALE LA DIAGNOSI PRECOCE

 

E' poi intervenuto Luca Frulloni, professore di gastroenterologia presso l'Università di Verona e Presidente di AISP (Associazione Italiana per lo studio del Pancreas). “E' importante lavorare sui medici di base perché riconoscano precocemente i sintomi di questa patologia. Nell'80% dei casi il paziente arriva in cura quando la malattia è già stata in fase molto avanzata, ovvero con metastasi o quando il paziente è nella situazione definita 'localmente avanzata'. Per questo solo il 15/20% arriva in sala operatoria”.

 

Frulloni ha anche spiegato come sia fuorviante di parlare al singolare del tumore al pancreas: “La ricerca ci ha fatto capire che non è 'un solo' tumore: le modifiche che portano allo sviluppo della neoplasia non sono tutte uguali. Siamo riusciti a sottotipizzare le vare forme di tumore e quindi possiamo aggredire meglio le singole malattie. Non voglio in nessun modo creare false illusioni, però l'aspettativa che abbiamo è che entro 5/10 anni riusciremo ad avere terapie molto più effiicaci, soprattutto per i pazienti con metastasi o cosiddetti 'localmente avanzati'. Sono cautamente ottimista”.

 

“Come AISP seguiamo l'evolversi di studi su nuove terapie che possano migliorare la qualità di vita dei pazienti, in particolare la terapia a base di formulazione liposomiale pegilata, nota anche come nal-Iri, sembra essere molto più efficace e più mirata. Va detto che negli ultimi anni, in generale, i protocolli chemioterapici sono molto migliorati, sia in termini di sopravvivenza che di riduzione della massa tumorale”.

 

TUMORE AL PANCREAS: NASTRO VIOLA ANNUNCIA LA “COALIZIONE NAZIONALE”

 

Francesca Mella, vicepresidente dell'Associazione Nastro Viola, ha poi dato l'annuncio della giornata, spiegando che nel 2018 nascerà la “Coalizione Nazionale”, una federazione che permetterà di lavorare in rete con altre associazioni simili, quali il Progetto My Everest (di Rivolta d'Adda – CR), Oltre la Ricerca (di Rimini) e Fondazione Nadia Valsecchi (di Brescia).

 

L'Associazione Nastro Viola organizza campagne di sensibilizzazione, informazioni e raccolta fondi”, spiega Mella. “Il nostro scopo è dare voce ai pazienti. Per il terzo anno consecutivo abbiamo organizzato l'iniziativa 'Facciamo luce sul tumore al pancreas', perchè ancora in troppi ignorano i sintomi di questa malattia: da qui è nata l'idea della luce viola proiettata sui monumenti. Inoltre, proprio lo scorso 16 novembre, abbiamo organizzato a Bologna un dibattito sullo stato dell'arte del contrasto a questa malattia”.

 

Ma qual è lo scopo di dare vita alla Coalizione Nazionale? Lo ha spiegato con efficacia Federica Valsecchi, vicepresidente della Fondazione intitolata alla memoria di sua madre. “La nostra fondazione è nata nel 2015 e opera nel territorio di Brescia, con l'aiuto di amici, volontari e sponsor. Ognuna delle associazioni coinvolte ha caratteristiche diverse dalle altre ed è giusto cooperare. Il primo obiettivo è fare informazione, soprattutto sui medici di famiglia, perché nella lotta al tumore al pancreas serve moltissimo la diagnosi precoce. Bisogna anche stimolare le istituzioni, che, come diceva Capurso, spesso sono assenti”.

 

TUMORE AL PANCREAS: LA TESTIMONIANZA DI UNA PAZIENTE (MARIA)

 

Nel corso del dibattito, sono intervenuti anche due pazienti. La loro toccante testimonianza è stata di grande importanza per comprendere meglio la realtù di cui si trova a combattere con questa malattia e quanto sia forte il suo impatto sulla vita quotidiana. Maria, infermiera di 57 anni, ha scoperto di avere il tumore al pancreas 40 mesi fa, dopo un lungo periodo nel quale i suoi dolori alla schiena e allo stomaco non erano stati messi in relazione con questa patologia.

 

Scoperta la realtà, il colpo è stato durissimo, anche la prognosi era di appena tre mesi di vita. Con grande forza di volontà, unitamente alle cure (comprese quelle chirurgiche e chemioterapiche), Maria sta ancora combattendo la sua battaglia “nella speranza che arrivi presto un farmaco o un percorso terapeutico che migliori la qualità della vita di noi pazienti oncologici che dobbiamo fronteggiare, tra l'altro, gli effetti dei cicli continui di chemioterapia. Il messaggio che voglio dare è quello di non mollare e di sperare”.

 

TUMORE AL PANCREAS: LA TESTIMONIANZA DI UN PAZIENTE (ANDREA)

 

Forza d'animo e speranza non fanno certamente difetto ad Andrea, che convive con il tumore al pancreas dall'ottobre del 2013. “Sto entrando nel quinto anno di malattia”, ha detto. “E, se guardo le statistiche... ma sono convinto che non sarà l'ultimo! Intanto, adesso continuo a camminare”.

 

L'attività fisica è diventata per lui una vera e propria compagna di strada soprattutto dopo il novembre del 2015. In quel momento, quando i medici gli hanno detto che non c'erano più spazi terapeutici da percorrere oltre a quelli già esplorati, Andrea ha avuto una reazione decisamente positiva. “Quando mi hanno detto che non c'era più niente da fare ho capito che invece una cosa da fare c'era: vivere... e così ho iniziato a camminare. Più cammino, più mi sento bene. Camminare non fa guarire, lo so, ma fa star bene”.

 

Dalle prime camminate in avanti, Andrea è diventato un vero e proprio podista, partendo da Tarvisio (al confine italo-austriaco) per arrivare fino in Toscana e poi risalire la via Francigena, entrare in Francia, passare da Santiago de Compostela e quindi arrivare all'Oceano Atlantico. Un totale di 2.249 km percorsi a piedi, raccontati tappa per tappa sul suo blog seguendo quello che è diventato il suo motto: “Se di cancro si muore, pur si vive”.

"La cosa brutta di questa malattia è non poter fare programmi, ma continuerò a camminare. Per questo ogni mattina mi alzo due ore prima dell'alba per rendere ancora più lunghe le giornate. Ogni giorno in più è diventato un dono”.

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