Milano/ Il viaggio di Affari a Buccinasco, il fortino della 'ndrangheta. Nel sud Milano i Papalia e i Barbaro comandano. Le carte giudiziarie

Lunedì, 21 luglio 2008 - 09:00:00

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'Ndrangheta/ Gli ordini per il clan impartiti dal carcere 

 Certi nomi, a Buccinasco, fanno ancora tremare. Gli imprenditori, di fronte a cognomi come Papalia, Sergi, Barbaro, Trimboli, sanno che devono essere prudenti. Gli amministratori, quando si trovano in ufficio uno "delle famiglie", non sanno cosa fare. Perché, e la realtà è dura da accettare, la 'ndrangheta nel sudovest milanese, è più viva che mai. Semplicemente ha cambiato strategia: dalle pallottole alle srl, dalle estorsioni al movimento terra, ai cantieri, alle costruzioni. Affari ha ricostruito le vicende mafiose di uno dei comuni con più alta infiltrazione grazie all'ordinanza firmata dal gip Piero Gamacchio che ha portato in carcere i nuovi boss della mala della periferia milanese.


Rosario Barbaro
I PADRI E I FIGLI - L'ordinanza del gip parte con un lungo excursus storico di Buccinasco. Qui, nel paesone cresciuto troppo rapidamente, negli anni '70, si stabiliscono le famiglie di Platì. Qui la 'ndrangheta attecchisce, per poi dare l'assalto al capoluogo milanese, una pallottola dopo l'altra. A raccontare tutto ai magistrati, nel 1992, è Salvatore Morabito. Detenuto nel carcere di Bergamo dal 1990, Morabito "canta". E spiega come a Corsico, Buccinasco, Cesano Boscone, il dominio della 'ndrangheta fosse completo. Dopo "mister calibro 9", come era chiamato, parlano anche il fratello e l'amico Mario Inzaghi. "Queste collaborazioni rendevano possibile - scrive il gip - ricostruire gravi episodi delittuosi tra cui omicidi, sequestri di persona a scopo di estorsione, rapine, violazione della legge sulle armi e numerosissimi episodi di narcotraffico". In quel momento la

Domenico Barbaro
Procura di Milano inizia a sentir parlare dei Papalia e dei Barbaro. Le due famiglie vengono decimate. I sindaci, dopo l'operazione Nord-Sud, che fa scoprire aderenze strettissime tra i calabresi e la politica, pensano che sia tutto passato. Si torna a costruire, a movimentare terra. Passano gli anni e viene eletto Maurizio Carbonera. L'ex direttore del Centro Servizi Lavoro del Sud Ovest, diessino, ritorna a parlare di 'ndrangheta. La sua auto viene bruciata, riceve dei proiettili in una busta chiusa. Inoltre, viene investito dalle critiche di chi pensa che quei tempi siano definitivamente finiti. Invece no. E infatti, dall'ordinanza del gip, si scopre che il boss dei boss del sud ovest è Domenico Barbaro. Rocco Papalia è il suocero di Salvatore Barbaro, finito in carcere nell'ambito dell'operazione. Tra gli altri indagati, Pasquale Papalia, figlio del boss Antonio Papalia.



PAURA NEGLI UFFICI - Il Palazzo comunale di Buccinasco è una grande struttura. Arcigna, alta, massiccia, pare una fortezza. Dovrebbe rappresentare il potere dello Stato sul territorio. E invece è la riserva di caccia degli affiliati alla 'ndrangheta. Negli uffici si muovono come padroni. Si fanno pagare lavori mai svolti, terrorizzano i dirigenti comunali. Molti di quelli che hanno parlato agli inquirenti sono ancora là, a lavorare nel Palazzo. Hanno vuotato il sacco davanti agli inquirenti, ma hanno paura. Tanta quanta ne avevano quando capitava loro di fronte un Barbaro. "Che la vicenda del cantiere di via Guido Rossa a Buccinasco rappresenti un esempio topico dell'agire del sodalizio criminoso che ne occupa è reso evidente dalle significative dichiarazioni rese l'8 febbraio 2007" da un tecnico comunale di Buccinasco, scrive il gip. "Dichiarava dunque la persona informata dei fatti: "nella zona di Buccinasco, Assago, e Corsico l'attività di movimento terra è monopolio di alcune famiglie calabresi quali i Barbaro, i Papalia, i Sergi, e i Trimboli (i platioti). Anche quando il subappalto viene dato formalmente a ditte del luogo, i lavori di fatto sono eseguiti da questi padroncini calabresi. Posso citare ad esempio il più grosso cantiere aperto in Buccinasco, via Guido Rossa, nel quale i lavori sono formalmente appaltati nella zona di Rho, di fatto, nonostante tutte le assicurazioni dei committenti, i lavori di movimento terra sono stati eseguiti dai calabresi".

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