 Luigi Ferrari |
di Fabio Massa
E' quello di un esperto di comunicazione, marketing e sondaggi, il quarto nome della Lista Penati che Affaritaliani.it può anticipare in esclusiva. Luigi Ferrari, 60 anni, è uno di quei personaggi che - come si dice in gergo - "ne sanno". Laureato in Economia e Commercio, direttore delle ricerche di mercato della Procter&Gamble, fondatore e presidente di Explorer Marketin (oggi Ipsos), presidente di People, dal 2005 ha anche intrapreso la carriera di professore universitario allo Iulm. Affaritaliani.it lo ha intervistato.
Professor Ferrari, è vero che ha scelto di entrare nella Lista Penati?
Sì, è vero. Ormai è deciso.
Come mai ha deciso di interessarsi di politica?
Guardi, ho fatto l'imprenditore per tanti anni, nel campo del marketing e della comunicazione. Ora ho fatto per un po' l'insegnante. Ecco, se dovessi sintetizzare potrei dire che la politica attiva non l'ho mai fatta. Ma ho sempre fatto politica nella vita...
Ecco, appunto, perché la sua decisione di darsi alla politica attiva?
Perché è un momento importante. C'è una forza egemone, il cosìddetto centrodestra, che fa cose con le quali io non sono d'accordo. Dall'altra parte c'è bisogno di un forte rinnovamento, che deve avvenire anche al di fuori dei partiti. Voglio essere chiaro: io non mi sarei candidato non sarei entrato in una lista di un partito. Invece per Penati, che ha fatto tante belle cose, e con altre persone che condividono le mie idee, mi è venuto naturale intraprendere quella che mi sembra una bella battaglia.
Cosa ne pensa dei tre nomi resi noti (fino ad oggi), della Lista Penati? E quindi Daverio, Tobagi e Bogliari?
Mi sembrano tre persone molto intelligenti e molto diverse, ciascuno con una storia e dei contributi diversi da dare. Benedetta Tobagi per il suo impegno civile. Daverio ha una conoscenza incredibile delle cose umane, e in più ha fatto bene l'assessore. Bogliari è un esponente delle professioni, un conoscitore dei dirigenti, di coloro i quali si sono sempre tenuti alla lontana della politica attiva. E' una cosa che condivido: mi sono sempre trovato lontano dalle direzioni dei partiti. E dire che ho avuto a che fare con i partiti di sinistra, ho fatto delle ricerche per il Pds, per i Ds. Mi è sempre sembrata una cosa chiusa.
Da esperto, quanto influirà l'addio di Veltroni sulle prossime provinciali?
Avrà un effetto importante e non sarà certo positivo. La lista, a questo punto, acquista ancora più significato: potrebbe dare quella scossa fondamentale per svegliare tutto il bisogno di partecipazione che c'è in giro. La sento questa voglia di dire e di fare, ma sento anche l'impossibilità di farlo nelle strutture dei partiti. La Lista Penati convincerà chi non avrebbe votato.
Lei che è un esperto di comunicazione, che consiglio darà a Penati?
Non ne ha bisogno.
Ma se proprio dovesse?
A Penati dico solo di essere se stesso. Anche ieri ha preso una posizione netta sul Pd romano. L'importante è uscire dall'ambiguità e giocare sempre la propria partita.