Brescia/ I giudici bocciano il Comune: "Razzista il bonus bebè agli italiani"

Martedì, 27 gennaio 2009 - 14:46:00

PRO - In merito all'accoglimento del ricorso presentato contro il bonus bebé di Brescia, è intervenuto il capodelegazione della Lega Nord in giunta regionale lombarda, Davide Boni: "Ogni comune ed ogni singolo ente locale deve avere la possibilità di erogare i contributi sociali con le modalità che ritiene più opportune. Per questo non trovo scandaloso quanto approvato dalla giunta bresciana, che aveva appunto deciso di erogare il bonus bebè alle famiglie bresciane o con almeno un genitore italiano". "In un periodo in cui i fondi a disposizione dei comuni, anche a causa di un sempre più penalizzante patto di stabilità, sono scarsi, - conclude Boni - mi sembra corretto che ogni singola amministrazione decida di erogare, quel poco che ha a disposizione,  scegliendo dei criteri che garantiscano la precedenza ad alcuni nuclei famigliari piuttosto che ad altri".

CONTRO -  "La Cgil, che da sempre difende il carattere universale dei diritti, presentando questo ricorso ha inteso confermare il proprio convincimento che su questo terreno non ci possano essere mediazioni che mettano i cittadini in una condizione di disparità sociale ed economica. Siamo convinti che  spetti proprio alle istituzioni sancire l'uguaglianza dei diritti tra le persone e promuovere l'integrazione sociale e  culturale; troviamo dunque particolarmente grave che sia stata proprio una Giunta comunale a concepire un provvedimento così  palesemente discriminatorio".  Lo dichiara Fulvia Colombini, della Segreteria della Cgil Lombardia, in merito alla sentenza  del giudice del lavoro sul bonus bebè del Comune di Brescia. "Non abbiamo fatto spettacolo della nostra iniziativa di ricorso  presso il Giudice del Lavoro. Ci ha mossi uno dei nostri principi fondamentali: quello dell'uguaglianza", si legge nella  nota della Camera del Lavoro di Brescia. "Questo primo esito positivo ci motiva a dare, con serietà e coerenza, continuità al nostro impegno di rappresentanza e di tutela dei  cittadini migranti, che sono ormai, ma per noi da sempre, parte integrante della realtà del lavoro bresciano. Sulla base dei principi Costituzionali e sulla base dell'uguaglianza nei doveri della  contribuzione sociale, del carico fiscale sia nazionale sia locale. 'I bambini sono bambini' scrivemmo sul nostro primo  volantino contro l'idea non ancora deliberata, il nostro parere non è stato accolto dalla Giunta. Il giudice del lavoro dimostra  che non è possibile un sostegno monetario al tasso di natalità, pensiamo che ancor meno il Comune possa contribuire utilmente a  quello della fertilità degli italiani residenti in Comune di Brescia. Meglio sarebbe sostenere altri comportamenti virtuosi,  come quello della convivenza e della corresponsabilità nella vita comunale, coså che possa diventare vera vita comunitaria."


È "discriminatorio" il provvedimento con cui il Comune di Brescia ha deliberato il bonus bebé da mille euro per le famiglie di ogni bambino nato nel 2008, purché sia bresciano, o figlio di almeno un genitore italiano. Lo ha stabilito il giudice del lavoro di Brescia accogliendo il ricorso presentato per conto di due coppie di genitori stranieri e dell'Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione (Asgi) dall'avvocato Alberto Guariso. I ricorrenti chiedevano al giudice "di accertare e dichiarare il carattere discriminatorio del comportamento tenuto dal Comune di Brescia (...) nella parte in cui esclude i figli di genitori stranieri dalla possibilità di accedere al beneficio economico ivi previsto" e in via subordinata "nella parte in cui esclude i figli di genitori stranieri che siano titolari di permesso di soggiorno di lungo periodo o dello status di rifugiati politici e figli di cittadini comunitari non italiani".

Chiedevano inoltre di "ordinare al Comune di Brescia in persona del sindaco pro tempore (Adriano Paroli, ndr) di revocare detta delibera nella parte in cui contiene le esclusioni di cui sopra e di attribuire pertanto il beneficio a tutti gli stranieri che ne facciano richiesta e siano in possesso degli ulteriori requisiti diversi dalla cittadinanza" e di "condannare il Comune di Brescia a versare ai ricorrenti l'assegno previsto da detta delibera" nonchá a "risarcire il danno derivante dal comportamento discriminatorio" valutato in altri mille euro. Il Comune si era difeso con una memoria depositata dall'avvocatura civica di Brescia insieme all'avvocato Enrico Vizzardelli in cui si sosteneva che la delibera "non è affatto discriminante" perché "dati di fatto statistici dimostrano che i cittadini Italiani sono meno fertili e vanno aiutati se non abbienti, mentre i residenti stranieri dimostrano ancora di avere un alto tasso di fertilità".

Oggi il giudice Onne ha dichiarato il carattere "discriminatorio" della delibera, ha condannato il Comune di Brescia ha staccare l'assegno da mille euro del bonus bebé per le due coppie di genitori ricorrenti e a pagare 5mila euro di spese legali e ha ordinato la pubblicazione della su un giornale. "Siamo soddisfatti perché il provvedimento del giudice riconosce che non possono essere fatte differenze sulla base della cittadinanza tanto più quando siano motivate dalla finalità, espressamente definita come irrazionale, di indurre le persone a procreare sulla base di un modestissimo incentivo economico".

Così l'avvocato Alberto Guariso commenta la sentenza con cui il giudice del lavoro ha accolto l'impugnazione della delibera con cui il Comune di Brescia ha approvato il bonus bebé da mille euro per le famiglie di ogni bambino nato nel 2008, purché sia bresciano, o figlio di almeno un genitore italiano. Il legale aveva presentato ricorso per conto di due coppie di genitori stranieri e dell'Asgi.

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