Alessandro Cè ad Affari: "Ecco perché ho lasciato la Lega"

Mercoledì, 21 marzo 2007 - 10:28:00

Alessandro Cè
"E' diventato un partito di Palazzo, autoreferenziale, che fa solo gli interessi dei poteri forti. Molto interessato ai consigli di amministrazione e poco agli interessi della gente. La Lega è nata contro lo strapotere dei partiti, ora è diventata come gli altri". L'ex assessore alla Sanità della Lombardia Alessandro Cè, intervistato da Affari, spara a zero sul Carroccio, partito che ha lasciato per aderire al gruppo misto in consiglio regionale. E sull'alleanza con Forza Italia dice: "Questo abbraccio senza condizioni è assolutamente negativo. Gli azzurri sono troppo attenti agli interessi delle corporazioni, delle lobby e delle clientele. Per la Lega è un abbraccio mortale".

Si è sentito scaricato dalla Lega?
"Macché. Ho deciso io di uscire dal partito. E' una cosa ben diversa".

Lei ha parlato di un partito schiavo delle lobby. A che cosa si riferisce in particolare?
"Quando si parla di politica, o si fa l'interesse del cittadino oppure quello delle lobby e delle corporazioni. Su questo tema è chiaro dove si è schierato il partito e dove mi sono schierato io. Nessuno ha spiegato come mai si è aperto a una fondazione bancaria un servizio di emergenza-urgenza come quello del 118. E' una scelta senza significato e che nasconde grossissimi rischi".

Quali?
"In un settore di interesse pubblico non si può pensare che ci sia una compartecipazione al governo da parte di un soggetto privato. E' impensabile".

Lei che cosa ha fatto per dissuadere il partito?
"Ho posto la domanda più volte al partito, ma non ho ottenuto nessuna risposta. Io ho dato mille motivazioni. Perseguo gli interessi del cittadino, mentre il partito pensa ad altro".

Lei ha dichiarato che il partito ha ceduto alle pressioni di Roberto Formigoni sul 118. Perché?
"Non è la prima volta che succede. Quando ero capogruppo alla Camera ebbi un diverbio con il mio stesso partito".

Che cosa accadde?
"Io e altri deputati leghisti ci battevamo contro l'atteggiamento arrogante delle banche ai danni delle imprese e dei risparmiatori truffati con gli scandali Parmalat, dei bond argentini e dalla questione Fazio. Nel caso del governatore della Banca d'Italia il partito ci ha scaricato e ha difeso Fazio. Quei deputati che lottavano dalla parte dei cittadini, compreso il sottoscritto, non furono ricandidati alle elezioni politiche".

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