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Di Lorenzo Zacchetti

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Baseball: con Elio e Faso, l'Ares ha l'X Factor
Elio e Faso

di Lorenzo Zacchetti

Non ci poteva essere contesto migliore della finale di “X Factor” per lanciare “Cacolatini”, il cofanetto natalizio di Elio & Le Storie Tese. La strenna discografica contiene la ristampa dei primi tre album del gruppo più dissacratorio della musica italiana, oltre ad un gioco dell'oca personalizzato ed a una serie assortita di gadget.

Il ritorno di Elio sul banco dei giudici del talent, oltre alla ultraventennale collaborazione con Radio Deejay, ha contribuito a consolidare la notorietà della band, che nel 2016 pubblicherà un nuovo disco di inediti e si esibirà dal vivo nel “Piccoli energumeni Tour”.

La vera ragione del successo degli EELST sta però nell'eccezionale poliedricità dei suoi componenti, musicisti di caratura internazionale che non hanno remore nell'esplorare i territori dell'ironia e del surrealismo anche quando duettano con colleghi più seriosi come James Taylor, Santana, Gianni Morandi, Giorgia e Enrico Ruggeri. Oltre alle scorribande televisive di Elio, sono note quelle del tastierista Rocco Tanica a “Quelli che...”, “Zelig”, “Quasi TG”, “Razzolaser” e molte altre trasmissioni di successo.

Il bassista Nicola Fasani, meglio noto come Faso, si vede spesso su Fox Sports, dove (in coppia con l'inseparabile Elio) fa il telecronista del campionato americano di baseball, il suo sport preferito. Non tutti, però, lo conoscono come dirigente sportivo, visto che è presidente dell'Ares Milano, squadra che attualmente milita in Serie B. E sapete chi è il suo vice? Esatto: sempre Elio.

A Milano, il baseball ha sempre avuto vita difficile ed è anche merito di Faso, che ad aprile compirà 51 anni, se è riuscito a ritagliarsi uno spazio tra sport decisamente più popolari. Anzi, l'Ares è nato proprio per aggirare alcune fastidiose difficoltà burocratiche: “Con Elio ed altri amici, ci siamo appassionati al baseball suonando a casa di un nostro amico, il cui fratello maggiore aveva mazza e guantone appesi in camera. Abbiamo così iniziato a giocare al Parco Lambro, per poi scoprire che all'interno del Forlanini c'era un campo, il Saini, in stato di abbandono. Andammo a chiederlo in affitto, ma ci risposero che non potevano darlo a singoli cittadini, bensì solamente a delle squadre organizzate. Prima protestammo per l'assurdità di quel vincolo, poi decidemmo di fondare l'Ares, per aggirarlo e quindi poter giocare liberamente!”.

Faso non avrebbe mai immaginato di fare tutta questa strada alla guida della società: “Praticamente, sono dimissionario da quando è stata fondata, ma le mie dimissioni vengono sempre respinte!”. Fino a cinque anni fa giocava ancora, da prima base, ma adesso si limita ad allenare i ragazzi, che gli danno moltissime soddisfazioni.

Eppure, non è certo stata una strada priva di ostacoli, specialmente per quanto riguarda il rapporto con l'amministrazione comunale. Diversi anni orsono, l'atmosfera si era fatta veramente elettrica: “L'assessore allo sport allora in carica esordì dicendo che a Milano due campi da baseball erano troppi... Elio dovette trattenermi, altrimenti gli sarei saltato addosso”.

Ancora adesso, Faso ha qualche sassolino da togliersi dalla scarpa: “Credo che Milano dovrebbe fare di più per onorare la memoria di Gigi Cameroni, un simbolo di questo sport, un grande uomo, dal quale ho avuto la fortuna di essere allenato quando giocavo in Serie B. Venne da noi perché si era appassionato al lavoro che stavamo facendo per promuovere il baseball. Ricordo distintamente una scena incredibile di lui, malato di tumore, che viene in campo con la valigetta dalla quale esce il tubo del catetere, la appoggia per terra e, come se nulla fosse, si mette a lanciare le palline per allenare i ragazzi! Mi commuovo ancora adesso a pensarci...”.

“Nel nostro piccolo, con gli EELST lo abbiamo celebrato suonando in suo onore e con noi c’era anche la cantante Paola Folli (vocal coach di “X Factor”, ndr), perché suo padre Giancarlo era stato un lanciatore di Gigi”.

Per fortuna, non tutte le esperienze con le istituzioni sono state negative: “Ci è andata bene 17 anni fa, quando incontrammo l'ex atleta Alberto Cova, che allora era il presidente di Milanosport e che è certamente una delle persone più illuminate che abbia incontrato in questo quarto di secolo di sport. Fu lui a capire che, siccome il Comune non aveva i soldi per gestire direttamente il Saini, era meglio darcelo in concessione”. Altrettanto costruttivo è il rapporto con l'attuale management di Milanosport e con l'assessora Bisconti, con la quale Faso ha collaborato per la realizzazione del primo campo da baseball a libera fruizione di tutta Italia, proprio al Parco Forlanini. In un certo senso, in questo modo si è chiuso il cerchio che si era aperto molti anni prima, al momento dello scontro con il muro di gomma della burocrazia. D'altra parte, è veramente difficile non essere contagiati dall'entusiasmo di Faso, la cui simpatia è ancora più travolgente di persona, rispetto alle sue già irresistibili performance in radio o sui dischi degli EELST.

Ci vuole davvero un grande cuore per conciliare impegni professionali come i suoi con un faticoso e costante lavoro oscuro a difesa dello sport preferito: “In Italia, o fai calcio o sei destinato a soffrire. Le televisioni si occupano solo di pallone e per trovare degli sponsor devi superare ostacoli enormi. Inoltre, la maggior parte dei politici è inadatta a promuovere lo sport. Il senso del mio lavoro sulle telecronache è anche quello di dare un contributo per far conoscere il baseball a chi altrimenti non riuscirebbe a comprenderlo. Ogni tipo di sport ha il suo fascino particolare. In passato seguivo il tennis, che ho anche giocato per un po’, mentre più di recente trovo divertente guardare il rugby su Sky. Poi sto scoprendo il cricket, perché c’è una squadra che viene a giocare da noi al Saini. Mi piace anche il calcio, tant’è che ancora oggi gioco a Subbuteo! Però bisogna distinguere tra il calcio puro, quello dei giardinetti, e quello spettacolo indecoroso che vediamo ogni domenica negli stadi. Di quello non voglio sapere niente. Bisognerebbe fare come gli inglesi, che con regole severe si sono liberati degli hooligans”.

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