Fondatore e direttore
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Champions City

Di Lorenzo Zacchetti

La rinascita del Vigorelli, tra storia e futuro

Costruito nel 1935, il famoso velodromo ha ospitato il record dell'ora di Fausto Coppi nel 1942 e uno storico concerto dei Beatles nel 1965. Gli appassionati di tutto il mondo continuano a visitarlo regolarmente, anche se è chiuso dal 2001! La ristrutturazione partita negli scorsi giorni ha lo scopo di farlo tornare agli antichi splendori, con una formula nuova

vigorelli

di Lorenzo Zacchetti

Il mondo dello sport milanese può avere opinioni contrastanti su vari argomenti, ma tutti sono d'accordo sul principale problema da risolvere: l'impiantistica. Ormai da diversi decenni, una delle città più importanti del mondo soffre un gap imbarazzante nei confronti di altre metropoli dalle medesime caratteristiche. Per fortuna, qualcosa sta cambiando, come rilevato nei giorni scorsi anche da una voce autorevole ed imparziale quale “La Gazzetta dello Sport”. Nelle sue pagine milanesi, la rosea racconta nei numerosi cantieri aperti in città, grazie ad investimenti pari ad 85 milioni di euro, tra fondi pubblici e privati. Stanno sorgendo nuovi impianti a Muggiano e Quinto Romano (progetti che, essendo in Zona 7, ho avuto il piacere di seguire personalmente), si sta mettendo mano ad impianti storici come il Palalido ed il XXV Aprile, mentre è già stata restituita alla città l'Iseo, completamente rifatta.

La piscina di Zona 9 è molto importante sul piano meramente sportivo, ma soprattutto rappresenta la vittoria delle istituzioni sulla mafia, che le aveva dato fuoco. E' diventata il simbolo di una battaglia da combattere strenuamente anche nel profondo nord del Paese, dove fino a qualche anno fa c'era chi negava con ostinazione la capacità di penetrazione della criminalità organizzata. Tra i tanti lavori in corso, riveste certamente un ruolo primario la ristrutturazione del Velodromo Vigorelli, un autentico tempio del ciclismo, famoso in tutto il mondo. Walter Veltroni ha dedicato al “Vigo” un capitolo del documentario “Milano 2015”, che per i veri appassionati di sport è sicuramente il momento più struggente del lungometraggio dedicato alla rinascita della città. Lo è anche per me: sebbene rivedermi in un breve passaggio di un altro degli episodi sia stato molto emozionante, non si può rimanere insensibili di fronte al fascino di un velodromo che, ogni giorno, viene visitato da “pistard” di tutto il mondo, che arrivano a Milano anche solo per vedere dal vivo il teatro di tante imprese leggendarie.

Purtroppo, è dal 2001 che il Vigorelli è chiuso al ciclismo e quindi il “turismo” è l'unico modo per assaporare un po' della magia derivante dall'eredità di campioni come Coppi o gli stessi Vigorelli e Maspes, ai quali è intitolato. Nel 2013, l'amministrazione-Pisapia aveva provato a sbloccare la situazione con un primo piano di ristrutturazione, aggiudicato con una gara internazionale. Il progetto però è stato bloccato dalla Soprintendenza, con l'appoggio dell'allora ministro ai Beni Culturali Massimo Bray, grande appassionato di ciclismo. Si prevedeva la sostituzione della storica pista in listelli di abete rosso, con una più moderna e quindi omologabile secondo i criteri internazionali. L'idea di fondo era quella di rilanciare le competizioni attraverso una pista modulare, smontabile in base alle necessità, mentre una porzione di quella originale sarebbe rimasta come reperto storico, conservata in una teca.

L'ipotesi aveva fatto arrabbiare molti fan delle due ruote e soprattutto il Comitato Vigorelli, che però oggi applaude la nuova soluzione approntata dal Comune. Stefano Peruch vicepresidente della storica società ciclistica Genova 1913, tra le fondatrici del Comitato, spiega: “Non siamo dei nostalgici capricciosi: l'ipotesi di un centro polifunzionale, avanzata nel progetto del 2013, resta e va bene. Però, non si poteva togliere la pista, perché il Vigorelli è il ciclismo. Il nostro ambiente ha accolto con grande soddisfazione la decisione dell'assessora Bisconti di mutare il progetto in un restauro conservativo, cosa che non era per nulla scontata”.

Il primo lotto di lavori è già partito e, in base al nuovo progetto, servirà a riportare in funzione la storica pista di legno, restaurandola con materiali originali, a sistemare i rettilinei e le tettoie, ma anche a riqualificare il manto erboso e quindi valorizzare il football americano e la multifunzionalità dell'impianto.

Con il secondo lotto saranno ristrutturati la storica palestra di boxe Ravasio, gli spogliatoi ed altre aree che potrebbero essere adibiti a ciclofficine, centri di medicina sportiva e palestre per corsi di spinning ciclistico. Si sta ragionando anche sull'ipotesi di trasferire all'interno del rinnovato “Vigo” il museo del Ghisallo, dedicato alla storia del ciclismo.

Giovedì 10 marzo il progetto complessivo verrà presentato a Palazzo Marino in Commissione Sport, dove con tutta probabilità verranno chiariti anche gli aspetti relativi alla futura gestione. Le complessità sul tema erano alla base della controversa scelta del 2013, che si proponeva di aggirare le difficoltà del ciclismo su pista. Il modello gestionale sarà quindi un elemento fondamentale per garantire un futuro all'impianto ed è possibile che anche il Comitato Vigorelli vi sia coinvolto direttamente: “Abbiamo già cominciato un’azione di promozione e sensibilizzazione delle ASD milanesi di ciclismo (strada, triathlon e scattofisso) e stiamo ragionando su come evolvere da comitato spontaneo di cittadini a qualcosa di più esteso e strutturato, per far la sua parte nella promozione dell’impianto”, spiega Peruch. Ciò che già si sa è che l'investimento sarà di 7 milioni di euro, tutti ricavati dallo scomputo degli oneri di urbanizzazione di CityLife, che si trova a pochi passi dall'impianto. L'obiettivo finale è mettere a disposizione dei milanesi un'arena da 8.000 posti, utilizzabile anche per eventi di intrattenimento. Il pensiero va inevitabilmente allo storico concerto dei Beatles del 24 giugno 1965, il cui ricordo è inciso su una targa posta all'ingresso della pista, ma soprattutto nella storia della musica. Quel giorno, un biglietto di fronte al palco costava duemila lire, mentre per sedersi in gradinata ne bastava la metà.

Storie di epoche remote, che però devono ricominciare al più presto. Il Vigorelli non è un museo, ma un impianto del quale Milano ed il mondo del ciclismo vogliono tornare a godere.


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