L'individuazione dei consulenti sarebbe avvenuta senza "nessuna ricerca delle professionalità maggiormente adeguate alle funzioni da ricoprire come il pur illegittimo regolamento richiederebbe". Lo scrive il gip Paolo Ielo nel provvedimento con cui ha disposto a nuove indagini da svolgere entro giugno, sull'inchiesta per abuso d'ufficio e concussione a carico del sindaco Letizia Moratti e altri quattro indagati "tenuto conto dei tempi di prescrizione dei reati". Secondo il gip, il risultato è "che (anche) ai cittadini del Comune di Milano è stata preclusa la possibilità di accesso a funzioni poi assegnate a terzi". Motivando la sussistenza della volontà di favorire qualcuno (uno dei presupposti dell'ipotesi di reato di abuso d'ufficio), il gip cita, tra gli altri, il caso di Carmela Madaffari, direttore della Direzione centrale famiglia del Comune, scelta "senza una preventiva ricerca" di una persona "che nel momento della designazione aveva subito provvedimenti negativi, sia pur non definitivi, quali la sospensione dalla funzione di direttore generale e la decadenza", come era invece successo alla Madaffari in occasione della "risoluzione del suo contratto di direttore generale dell'Asl di Locri".
Il giudice "non rileva, com'è ovvio - annota il gip -, il merito delle scelte, ovviamente insindacabili, quanto piuttosto il metodo, che evidenzia una violazione di legge, allo stato degli atti, indice di una volontà specificamente diretta a favorire la Madaffari". Il reato di concussione contestato dal pubblico ministero Alfredo Robledo riguarda invece la "vicenda dei dirigenti del Comune che, sostituiti nelle loro funzioni apicali, hanno scelto la strada del pensionamento, risolvendo consensualmente il loro rapporto di lavoro con l'ente pubblico", ricorda il gip. Ebbene, secondo Ielo lo hanno fatto a fronte "della prospettazione di una attività di mobbing ai loro danni" per cui, quanto avvenuto in realtà "pare integrare il delitto di violenza privata" con le aggravanti dell'abuso di poteri e dell'aver commesso il fatto contro un pubblico ufficiale.