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Milano
Da Riace a Milano, Mimmo Lucano ad Affari: "Così si diventa eroi"
Mimmo Lucano a Milano

di Eleonora Aragona

Da Riace a Milano, Mimmo Lucano ad Affari: "Così si diventa eroi"

La Sala Alessi del Comune di Milano era gremita: persone in piedi, nel corridoio d’entrata e lungo i lati, ma anche nella corte di Palazzo Marino. Tutti erano in attesa di Domenico Lucano, l’anarchico sindaco di Riace, invitato all’incontro Da Riace a Lodi, solidarietà e diritti organizzato dal gruppo consiliare Milano In Comune. L’apertura dei lavori era prevista per le 20, ma già dalle 17.30 si era formata una folta coda all’ingresso del palazzo del comune di Milano. 

Il nome stesso dell’evento è stata una chiara dichiarazione di intenti da parte degli organizzatori. Si volevano raccontare storie di resistenza e di disobbedienza civile, mostrare che una strada alternativa all’odio e alla paura verso il diverso, lo straniero c’è. In maniera differente Riace - con il suo modello di integrazione e accoglienza di profughi e migranti - e Lodi - con la reazione della società civile al Regolamento che ha discriminato i figli degli immigrati extra comunitari - sono due speranze.

Sono però anche i simboli di due Italie: da un lato quella dei muri, della discriminazione e della paura; dall’altro quella che tenta di migliorare, di avere cuore e di non perdere umanità. Sono i due volti di un’Italia divisa, spaccata. Il sindaco di Milano ha introdotto la serata e ha dichiarato il suo appoggio a Lucano, sotto inchiesta per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. ”Mimmo ha fatto quello che avrei fatto anch’io”, ha sostenuto Beppe Sala e ha concluso il suo intervento sottolineando che “La giustizia farà il suo corso, ma Milano è con Mimmo”.

Per Piero Basso, moderatore dell’incontro e presidente di Costituzione Beni Comuni, la serata organizzata e la grande partecipazione sono stati il simbolo della resistenza civile e della voglia di mostrare solidarietà che le persone vogliono contrapporre all’“imbarbarimento che il Paese sta subendo”. Sugli stessi toni anche il breve intervento di Basilio Rizzo, consigliere comunale e membro di "Milano in Comune", per cui il popolo del Restiamo Umani ha mostrato in questa occasione di essere ancora vivo.

È stata poi la volta del sindaco del paese della costa jonica della Calabria. Aveva il viso teso ed era provato Mimmo dei Curdi - così lo chiamano nella Locride, dallo sbarco del 1998 di un gruppo di disperati in fuga dalla guerra. Ormai è diventato un volto noto, sembra normale vederlo lì dietro il tavolo dei relatori pronto a prendere il microfono per parlare di sé e del caso Riace. In realtà Mimmo Lucano è sempre stato piuttosto schivo, se volevi intervistarlo dovevi arrampicarti fino al centro storico di Riace e andare a stanarlo nel suo ufficio in comune.

Adesso il caso mediatico, costruito su quello giudiziario, lo sta conducendo da un appuntamento all’altro, da un convegno all’altro. E dire che Wim Wenders si era accorto di Riace e dell’integrazione già nel 2010.  “Vi pare una cosa normale disprezzare un essere umano. Non è normale essere razzisti e fascisti”, questo è stato uno dei passaggi più applauditi del discorso di Lucano. Come lo sono stati il ricordo di Becky, 26enne nigeriana, ex ospite del comune della Locride poi morta nel lager di San Ferdinando, e di   Soumayla Sacko, sindacalista maliano ucciso nello stesso paese calabrese. Due casi che il sindaco di Riace cataloga come chiari sintomi della sindrome che sta affliggendo l’Italia, quella da “fastidio da essere umano”.

Al momento della chiusura del suo discorso sono partiti nuovamente gli applausi e la sala ha intonato Bella Ciao per Riace e per Lucano. 

A margine dell’evento siamo riusciti a scambiare poche battute con il sindaco calabrese.

Come si sente ad essere diventato un simbolo?
“Prima erano le mafie a creare i martiri e gli eroi, ma forse loro hanno imparato a non fare più questi errori. Invece adesso è toccato allo Stato, con questo non voglio criticare il lavoro dei magistrati, ma tante cose in questa storia sono strane. In tanta amarezza però posso dirti che ogni volta quando vado in giro c’è un’attesa incredibile. Queste è una piccola luce”.

Anche la partecipazione di stasera è un messaggio?
“C’è voglia di essere presenti dove non vengono rispettati i diritti umani. Le scelte delle persone si fanno più nitide. O si va verso la barbarie e la disumanizzazione o si fa un cammino contrario. C’è voglia di umanità”.

Dopo il caso Riace, è stata la volta dell’esperienza di Lodi.  A parlare sono state Mariela Heredia Fernandez, Michela Sfondrini e Alice Molinari, entrambe del coordinamento “Uguali doveri”, Alberto Guariso, legale dell’associazione. Il nuovo regolamento introdotto nel settembre del 2017 dal comune lodigiano ha nei fatti reso impossibile usufruire dei servizi scolastici di Pre e Post scuola, mensa e asilo oltre 200 bambini extra comunitari. “Il timore è che Lodi sia un laboratorio per le politiche discriminatorie leghiste”, ha sottolineato Michela Sfrondini e ha continuato: “La vittoria della nostra guerra sarà la revoca di questo provvedimento”.

È intervenuto anche Moni Ovadia, attore e scrittore, che ha esordito definendo Mimmo Lucano un giusto e ha poi ringraziato il sindaco per quanto fatto: “Era ora! È doveroso ribellarsi, rendersi complici e compiere reati se le leggi vengono istituite per creare differenze tra gli esseri umani”.

Tra gli altri relatori c’erano Gianpaolo Rosso, presidente ARCI Como, Como senza frontiere, Antonio Trebeschi, sindaco di Collebeato, coordinamento provinciale SPRAR BS, il sindaco di Grado, Dario Raugna, e Corrado Mandreoli, segretario Camera del Lavoro di Milano.

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