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Milano
Dj Fabo, atti del processo a Cappato alla Consulta

Dj Fabo:giudici,nuova legge riconosce diritto lasciarsi morire 

Nella nuova legge sul testamento biologico,"nel caso di malattia, il diritto a decidere di 'lasciarsi morire' e' stato espressamente riconosciuto, a prescindere dalle motivazioni sottese a tale decisione, a tutti i soggetti capaci". Lo scrivono i giudici della Corte d'Assise di Milano nell'ordinanza con cui hanno trasmesso alla Consulta gli atti del processo a Marco Cappato, accusato di 'aiuto al suicidio' di Dj Fabo. "Il fatto che non sia possibile sindacare le ragioni per cui una persona addiviene a questa scelta - prosegue la Corte - e' chiaro riconoscimento dei principi stabiliti dagli articoli 2 e 23 della Costituzione, in forza dei quali la liberta' di ogni persona a disporre della propria vita non puo' essere limitata per fini eteronomi". Tuttavia, precisano i giudici, la nuova legge "non ha riconosciuto il diritto al 'suicidio assistito' secondo le modalita' scelte dai singoli. Anzi all'articolo 1 ha specificato che non e' possibile chiedere al medico trattamenti contrari a norme di legge o alla deontologia professionale. Allo stato, pertanto, non e' possibile pretendere dai medici del Servizio pubblico la somministrazione o la prescrizione di un farmaco che procuri la morte". Un lungo capitolo dell'ordinanza e' dedicato all'analisi dei principi stabiliti dal nuovo testo sul 'fine vita' che entrano in gioco anche nella vicenda Dj Fabo per arrivare a sancire il diritto a scegliere come morire. Viene evidenziato come la legge "non ha in alcun modo limitato i casi in cui il paziente ha il 'diritto' di rifiutare trattamenti sanitari necessari alla propria sopravvivenza' e tra questi ha incluso anche quelli tesi a fornire nutrimento alla persona (...). La legge ha addirittura vietato interventi sanitari che, al fine di proteggere la 'sacralita' della vita', appaiano, alla luce delle condizioni del paziente, intrinsecamente utili e sproporzionati".

Dj Fabo: giudici, individuo libero di scegliere come morire

"Va riconosciuta a ciascun individuo la liberta' di scegliere come e quando morire". E' uno dei passaggi della lunga ordinanza con cui i giudici della prima corte d'assise di Milano hanno sospeso il processo a Marco Cappato, imputato per "aiuto al suicidio" in relazione alla morte di Dj Fabo, trasmettendo gli atti alla Corte costituzionale. Nel loro complesso provvedimento, che fa riferimento a numerose sentenze tra cui anche quelle relative ai casi Welby ed Englaro, i giudici sostengono che una parte dell'articolo 580 del Codice penale, quello che sanziona le condotte di chi agevola il suicidio ma non incide sul percorso psichico della persona, non sia sanzionabile. Per l'ipotesi di rafforzamento del suicidio", che pure era contestato a Cappato, i giudici ritengono che Cappato non sia colpevole perche', come confermato da diversi testimoni in aula, Fabiano Antoniani decise autonomamente di morire col suicidio assistito in Svizzera nella clinica Dignitas.

Dj Fabo: Cappato, grazie a Fabiano per quello che ha fatto

"Voglio dire grazie a Fabiano per quello che ha fatto e che, clandestinamente, fanno molte persone ogni anno". Lo ha affermato il leader radicale Marco Cappato dopo la decisione dei giudici di Milano di trasmettere alla Corte Costituzionale gli atti del processo in cui e' imputato di aiuto al suicidio per avere accompagnato a morire in Svizzera Fabiano Antoniani.

Dj Fabo, processo Marco Cappato: atti a Consulta su aiuto al suicidio


La Corte d'Assise di Milano ha deciso di trasmettere gli atti alla Consulta affinché valuti la legittimità costituzionale del reato di aiuto al suicidio nel processo all'esponente dei Radicali e tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni, Marco Cappato, imputato per la morte di Fabiano Antoniani, 40 anni, noto come dj Fabo, in una clinica svizzera col suicidio assistito il 27 febbraio 2017. I pm chiedevano l'assoluzione; in subordine avevano proposto l'eccezione di illegittimità costituzionale. 

 

Processo Cappato-Dj Fabo: tutto rimandato alla Consulta

 

Ne' assoluzione ne' condanna per Marco Cappato, accusato di avere aiutato Dj Fabo a morire in Svizzera col 'suicidio assistito'. I giudici della prima Corte d'Assise di Milano scelto la 'terza strada', mandando gli atti alla Consulta per valutare la legittimita' costituzionale del reato di 'aiuto al suicidio', previsto dall'articolo 580 del codice penale ('Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l'altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l'esecuzione, e' punito con la reclusione da 5 a 12 anni').


Uno scenario che gli stessi Pm avevano suggerito alla Corte, in subordine alla loro richiesta di assolvere il leader radicale 'perche' il fatto non sussiste'. Non tutto il testo della norma, nella lettura dei Pm, potrebbe essere incostituzionale, ma solo la parte in cui "non esclude la rilevanza penale della condotta di chi aiuta il malato terminale o irreversibile a porre fine alla propria vita quando il malato stesso ritenga le sue condizioni di vita lesive del suo 'diritto alla dignita''". La pronuncia della Corte Costituzionale, oltre a incidere sul processo a Cappato, potrebbe indicare una strada in una materia, quella del 'fine vita', che pone molti interrogativi etici e giuridici e solo con la recente legge sul testamento biologico ha trovato una prima risposta da parte della politica. 

 

Dj Fabo, il rebus dei giudici: dall'assoluzione al rinvio degli atti

 

Nelle memorie depositate nell'ultima udienza, il procuratore aggiunto Siciliano, apparsa anche lei commossa in piu' passaggi del dibattimento, e la piu' giovane collega Arduini, hanno suggerito alla Corte diverse strade per arrivare a un verdetto di assoluzione o comunque di non condanna, a partire dal testo dell'articolo che prevede questo reato, applicato di rado nelle aule: "Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l'altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualunque modo l'esecuzione, e' punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da 5 a 12 anni".

Secondo i magistrati, Cappato non ha rafforzato la volonta' di Antoniani perche' essa era "fermissima e autonomamente maturata, come emerso dall'istruttoria dibattimentale", in primo luogo proprio dal video registrato dalle 'Iene'. Quanto all'"aiuto materiale" non ci sarebbe stato, sulla base di un'interpretazione corretta dell'articolo del 580 alla luce della Costituzione, delle Convenzioni e della giurisprudenza europee. Per i pm, che hanno chiesto l'assoluzione 'perche' il fatto non sussiste', c'e' "un diritto all'autodeterminazione e alla dignita' da cui deriva un vero e proprio diritto costituzionalmente garantito in capo al malato irreversibile o terminale, le cui condizioni possano essere considerate lesive della dignita' umana, a chiedere e ottenere aiuto per porre fine alla propria esistenza".

L'altra strada indicata alla Corte, solo se non dovesse ritenere giusta l'assoluzione, e' quella che porta alla Consulta per valutare la legittimita' costituzionale nella parte della norma che "non esclude la rilevanza penale della condotta di chi aiuta il malato terminale o irreversibile a porre fine alla propria vita quando il malato stesso ritenga le sue condizioni di vita lesive del suo diritto alla dignita'". Diversi i principi costituzionali ed 'europei' che sarebbero violati in questa lettura dall'articolo 580 che "sancendo il divieto assoluto di aiutare chiunque si trovi in condizioni indegne si trasforma in un 'obbligo di vivere' anche quando le condizioni di vita sono ormai a tal punto deteriorate da rendere la vita stessa fonte di una violazione della dignita'". Ma anche l'articolo 32 della Costituzione che sancisce il diritto alla rinuncia delle cure, tenendo presente che in questo caso andrebbe declinato nel senso di consentire il suicidio assistito perche' fermare i trattamenti 'salva - vita' avrebbe significato esporre Fabo a una lunga agonia.
 
Cappato ha chiesto di essere assolto con una formula che sancisca il diritto per Antoniani e altri come lui a morire col suicidio assistito anche in Italia. Non gli basta una 'semplice' assoluzione come accaduto nel caso dell'ex portiere d'albergo Angelo Tedde dichiarato innocente dal Tribunale di Vicenza nel 2016 per avere accompagnato in Svizzera l'amica 85enne Oriella Cazzanello.

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