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Milano
Dopo Pisapia il nulla? Mah. I Hate Milano
Milano, festeggiamenti vittoria Pisapia 2011

Estate, tempo di vacanze, di partenze, di letture estive.
Siamo li al check-in in attesa e ci ritardano il volo di cinque ore: e il brutto e’ che non siamo a Fiumicino ma a Dusseldorf, Germania, e quindi manco possiamo abbandonarci alle lamentatio auto-consolatorie del genere “solo in Italia!”, “certe cose solo da noi!”, “signora mia!” e via dicendo.

Per ingannare l’attesa, tiriamo fuori un pezzo da 90: quelli dell’Espresso, nel numero in edicola, hanno dedicato un pezzo a firma Alessandro Gilioli alla politica locale milanese e noi non vediamo l’ora di leggerlo, pregustando i retroscena che il settimanale certamente spiattellerà nero su bianco. Cominciamo la lettura e il titolo è di quelli che van giu’ belli dritti: “Milano, dopo Giuliano Pisapia c’è il nulla”. Usti! Vuoi vedere che questi hanno in mano qualche dato, un sondaggione o una dichiarazione di questo mammasantissima o di quell’alto papavero da far tremare i polsi degli attuali contendenti alle primarie, qui definiti senza giri di parole “il nulla”?

In realta’, cio’ che ci colpisce a prima vista sono alcune inesattezze: per esempio, a un certo punto il Gilioli dice che “diverse iniziative della Giunta (come la ristrutturazione della Darsena) sono state accolte molto bene dai cittadini”. Qui, già’, ci sarebbe di che dire, dal momento che la ristrutturazione della Darsena non e’ esattamente una “iniziativa” della Giunta Pisapia, ma un qualcosa che venne pianificato ben prima che Pisapia decidesse anche solo di correre come sindaco di Milano. Certo poi Pisapia  ha tenuto fede agli impegni, la Darsena e’ stata finanziata e ha aperto secondo i piani ma usare proprio la Darsena come “risultato simbolo” della Giunta Pisapia e’ qualcosa che farebbe un po’ arrossire d’imbarazzo anche qualche ultra’ arancione. Ma si sa, il troppo amore… Andiamo avanti.

Quando Gilioli, nella sua panoramica sui candidati alle primarie, a un certo punto fa il nome di Giuseppe Sala, nel dar conto delle “incertezze” relative a Expo definisce “improbabile” il fatto che vengano raggiunti “i venti milioni di visitatori promessi”. Ora, sara’ che sull’argomento qui ad Affaritaliani.it Milano abbiamo speso un bel po’ di tempo, insieme ai colleghi del Fatto Quotidiano, e magari siamo un po’ pedanti. Pero’ i visitatori promessi all’inizio sono stati 24 milioni, non 20. Una differenza di 4 milioni di persone, un bel 20% o se preferite, 80 milioni di euro di incassi in meno (Farinetti poi di ingressi ne aveva promessi 30: ma si sa, lui e’ quello di Unieuro, il cui slogan era “Gianni, l’ottimismo e’ il profumo della vita!”). Secondo noi e’ una differenza non da poco, e una differenza non da poco e’ una notizia. Il fatto che perfino la quota ridotta di 20 milioni (che a noi risulta indicata per primo da Gianni Barbacetto del “Fatto”) sia a rischio, e’ una doppia notiziona su cui pero’ nell’articolo si sorvola. Svista? Fuori-tema?

Non importa. Perche’ quello che ci interessa e’ cio’ che si legge qualche riga più su, quando si parla delle candidature attualmente sul tappeto per le primarie milanesi: Fiano, Majorino, Caputo - ovvero gli ufficiali - Boeri, Ambrosoli - gli ufficiosi - con l’aggiunta di Scalfarotto e Ada Lucia De Cesaris. Ecco, noi - seduti al gate in attesa dell’imbarco - siamo letteralmente sobbalzati, al punto da attirare le attenzioni delle crucche hostess di terra, quando abbiamo letto che secondo il Gilioli nel PD milanese questi sette candidati sono chiamati “i sette nani”, un gruppo in cui “nessuno si staglia per popolarità”.

E ci siamo chiesti: ma chi e’ quello spericolato rappresentante del PD milanese che definisce “un nano” Stefano Boeri, uno che in termini di consenso alle ultime elezioni prese 13 mila preferenze personali? Chi, nel PD milanese, definisce “un nano” Umberto Ambrosoli, che dati dei collegi elettorali della sola città’ di Milano alla mano delle Regionali 2013, sconfisse praticamente ovunque l’attuale governatore Maroni? Chi, nel PD milanese, chiama “un nano” (anzi nana, in ossequio alla Boldrini) Lucia De Cesaris, che notoriamente convoglia su di se’ pezzi importanti di società’ civile, associazionismo, e mondo delle professioni? Chi, nel PD milanese, può’ definire “nani” Fiano e Majorino, che hanno un pedigree politico di tutto rispetto, e sono sui giornali un giorno si e l’altro pure?

E di seguito, mentre affannosamente cercavamo nell’articolo del Gilioli una risposta alle nostre domanda, ci siamo chiesti anche: ma non e’ stato proprio Pisapia a dimostrare che le primarie - quando sono vere - servono proprio a quello, a prendere un candidato sconosciuto o misconosciuto ai più come era Giuliano nel luglio del 2010 e trasformarlo in un fenomeno popolare? E se adesso si definiscono “nani” candidati come questi, allora la lezione delle primarie del 2011 che fine ha fatto? A cosa e’ servita?


Purtroppo, la nostra sete di risposte non ha trovato soddisfazione. Gia’, perche’ il Gilioli il nome di chi o di coloro che nel PD milanese chiamano “nani” i candidati alle primarie, autorizzando lo stesso giornalista a definirli “il nulla” nel titolo, non lo fa.  Chissa’: magari si e’ trattato di un’intercettazione. Del resto, anche noi abbiamo intercettato qualcosa. In fila per salire (finalmente!) sull’aereo, una coppia di anziani con l’Espresso in mano diceva che secondo loro quello che avevamo appena finito di leggere era un articolo a-la-carte, fatto per far felice qualcuno, tipo un Papa Straniero, o incoraggiare una qualche operazione-nostalgia stile ripensaci, oh Giuliano, cosa che, non e’ mistero per nessuno, farebbe si felice più di una persona in orbita nella variopinta galassia Repubblica-L’Espresso. Ma questa e’ solo un’intercettazione tra due sconosciuti di cui non abbiamo alcuna traccia, che lascia il tempo che trova e di cui non ci prendiamo alcuna responsabilità, siam mica matti!

Quello che invece ci azzardiamo a ipotizzare e’ che dopo questo articolo ci sia stato un gran scorrere di champagne tra i futuri candidati alle primarie. Conoscendo le simpatie del Gilioli per le esperienza politiche di Ingroia e della Lista Tsipras, esperienze poi rivelatesi ahinoi disastrose, sa mai che il titolo “Dopo Pisapia c’e’ il nulla” finisca per portare loro buono.
 

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giuliano pisapiaelezioni milanopierfrancesco majorinoemanuele fianostefano boeri







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