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Milano
E’ l’avvocato Luca Ricci il nuovo difensore di Danilo Coppola

Danilo Coppola, l’immobiliarista romano protagonista della stagione delle scalate bancarie ed attualmente sotto processo a Milano per il crac di alcune società del gruppo, fra cui Porta Vittoria Spa, ha nominato un nuovo difensore: sarà l’avvocato Luca Ricci, 56 anni, esperto in diritto penale societario e tributario, a difenderlo nel processo in corso innanzi all’ottava sezione del Tribunale di Milano (Presidente Luigia Ponti, giudici Alberto Nosenzo e Luigi Iannelli). A svolgere l’attività di consulente tecnico di parte per la difesa sarà Gian Gaetano Bellavia, commercialista milanese spesso nominato dalle Procure ed al quale si affidano i giornalisti della trasmissione televisiva Report quando conducono inchieste sulla criminalità economica.

Nel frattempo è trapelata la notizia che Pier Francesco Saviotti, già amministratore delegato del Banco Popolare, è stato sottoposto a indagini nell'ambito del fallimento di Porta Vittoria. Sull'area milanese, che un tempo era controllata dall'immobiliarista, entro fine anno potrebbe partire l'asta fallimentare. Ma già da qualche mese Saviotti, nella sua funzione precedente di numero uno della banca, è stato indagato con l'ipotesi di aver contribuito al fallimento di Porta Vittoria mediante azioni dolose, in concorso con altri soggetti. Alla base delle indagini della Procura di Milano c’è proprio una denuncia di Coppola, che già nei mesi scorsi aveva gridato al complotto per essere stato espropriato dei suoi beni. Su Porta Vittoria, gravata da debiti per circa 400 milioni, un paio di anni fa era stato il Banco Popolare a chiedere il fallimento. E da allora tra il principale finanziatore del gruppo Coppola e l'ultimo dei furbetti del quartierino erano cominciate a volare le carte bollate e le accuse. Ora il Banco si trova a doversi difendere dalla tesi di aver svolto un'attività di direzione e coordinamento su Porta Vittoria Spa, dopo il finanziamento per circa 210 milioni erogato intorno al 2010; l'avrebbe quindi portata al fallimento, abusando della sua posizione di forza.

La vicenda, secondo fonti economiche, ha già avuto uno strascico sul Banco Bpm (la nuova banca in cui è confluito Banco Popolare), in cui Saviotti è consigliere e presidente del comitato esecutivo. Nell'ultima semestrale infatti si legge che proprio in base all'ipotesi di attività di direzione e coordinamento, i crediti vantati dalla banca nei confronti di Porta Vittoria (saliti a 219,5 milioni) sono stati retrocessi dagli organi fallimentari tra i crediti chirografari. In coda insomma ai creditori privilegiati, nonostante su quell'esposizione ci sia una garanzia ipotecaria. La banca ha impugnato lo stato passivo, ora sarà il Tribunale a stabilire se ha ragione il Banco o il giudice delegato Amina Simonetti, che ha accolto la richiesta dei curatori di Porta Vittoria di postergare il credito di Banco Bpm (circa la metà dell'intera esposizione debitoria della società fallita).

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