Depennata ufficialmente dal dossier di candidatura Expo la costruzione della linea metropolitana M6, ecco arrivare la netta conferma di un’altra decapitazione dal capitolo delle opere pubbliche: la fantomatica Via d’acqua. Quella che avrebbe dovuto collegare la Darsena ai padiglioni dell’Expo, passando attraverso il Parco delle Cave, Parco Trenno e il Bosco in Città, fino a risalire il fiume Olona.
Ci raccontavano, ai tempi d’oro della vittoria su Smirne, che il percorso di circa 20 km avrebbe condotto i visitatori a piedi, in bicicletta, a cavallo o su mezzi ecologici, attraverso i luoghi storici della città, valorizzati per l’occasione da suggestive installazioni riconducibili alle opere di Leonardo da Vinci. Dietrofront. L’opera non vedrà la luce. “Quella all’interno del dossier Expo è un’evocazione che si avvicina a ciò che si vorrebbe fare in un futuro” ha spiegato candidamente l’Assessore all’Urbanistica Carlo Masseroli nel corso del convegno “Milano e la via d’Acqua: quale ruolo per i navigli?”. “L’idea -ha spiegato poi deviando il discorso- è quella di usare il Naviglio durante l’Expo come attrazione turistica, poi si studierà come farci circolare merci e persone”. Un’evocazione?
E dove sono finiti gli entusiasmi del Sindaco che all’indomani della vittoria di Parigi firmava un accordo con il comune di Locarno per allungare la Via d’acqua fino al Canton Ticino?
Che ne è stato dell’idea di portare i turisti dell’Expo nella città svizzera in bateau-mouche, conducendoli attraverso il Naviglio Grande, il canale industriale Vittorio Emanuele, il Ticino, Sesto Calende e il lago Maggiore? Anche quelle devono essere state poco più che “evocazioni”.
Non solo perché il progetto ufficiale presentato al Bie costava da solo 330 milioni di euro che né Stato ne enti locali prevedono di avere a disposizione (di due giorni fa le ultime dichiarazioni in questo senso del Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che ha ammesso come “la situazione non sia più quella di due anni fa”, prima della crisi e del terremoto in Abruzzo). Il progetto che l’Assessore ha definito poeticamente “evocazione” si è rivelata una bufala.