Fondatore e direttore
Angelo Maria Perrino

Festival MITO, chiusura con Toquinho e Gaillard

Nell'ultimo giorno di programmazione di MITO SettembreMusica, giovedì 22 settembre, l'appuntamento alle ore 21 è al Teatro degli Arcimboldi

MITO

Nell'ultimo giorno di programmazione di MITO SettembreMusica, giovedì 22 settembre, l'appuntamento alle ore 21 al Teatro degli Arcimboldi è con uno straordinario concerto di chiusura, intitolato Jobim o Villa-Lobos?, realizzato in collaborazione con il presenting partner del festival, Intesa Sanpaolo.

Festeggiando quest’anno 50 anni di carriera, 84 album musicali pubblicati, oltre 450 composizioni scritte e circa 9000 spettacoli in tutto il mondo, Toquinho torna sulle scene italiane, per la prima volta a MITO SettembreMusica, assieme alla violoncellista francese Ophélie Gaillard e al suo ensemble, composto da Juanjo Mosalini al bandoneón, Romain Lecuyer al contrabbasso e chitarra, Fabien Cyprien al trombone, Rubens Celso Lopes e Florent Jodlet percussioni, e dal pianista e compositore franco-argentino Gabriel Sivak, autore degli arrangiamenti. Il progetto musicale presentato è ambizioso, di ampio respiro musicale, geografico e culturale, incentrato sulle interconnessioni e reciproche influenze tra musica classica e tradizioni popolari nelle culture iberico-latinoamericane.

Toquinho, al secolo Antonio Bondeolli Pecci Filho, cantautore brasiliano di origini italiane, è un dei più importanti portavoce della bossa nova in Italia, dove è arrivato negli anni settanta, grazie alla collaborazione con Chico Buarque de Hollanda Ha poi lavorato con Maurizio Fabrizio e Guido Morra (con cui ha scritto Aquarela), Ennio Morricone, Ornella Vanoni, Paola Turci. Viceversa, è stato anche un ambasciatore della cultura italiana in Brasile, dove ha fatto conoscere in musica i versi di Giuseppe Ungaretti, le canzoni di Sergio Endrigo. Assieme al gruppo della Gaillard, che del progetto Alvorada è direttrice artistica, percorre un viaggio attraverso i generi, eseguendo le opere di alcuni tra i più grandi esponenti delle tradizioni musicali spagnole e sudamericane del Novecento. Vi trovano spazio la tradizione classica di De Falla e Villa-Lobos,  e le “nouvelle vague” del nuovo mondo, con il Tango Nuevo e la MPB, la “musica popular brasileira”, in cui confluiscono le tradizioni musicali autoctone (portene, nel Tango e carioca, nel Samba), intrise di una forte componente ritmica africana, riconoscibile in tutta la tradizione musicale ispanica e “latina” dal Seicento (come nel Fandango) a oggi, e quelle dei conquistadores europei.

L'incipit del programma ha le sonorità portene di Astor Piazzolla, con Oblivion, il tango dell’oblio composto nel 1984 quale parte della colonna sonora del film Enrico IV di Marco Bellocchio, Escualo, metafora musicale che si muove al ritmo del passo del predatore urbano (con un titolo che si rifà al latino “squalus” per indicare lo spagnolo per “squalo”, “tiburó”) e il Grand Tango. I tre brani incarnano lo spirito del “tango nuevo” legato al nome di Astor Piazzolla, in cui il sinuoso ritmo base del tango, reso scattante dalla fusione con quello sincopato del jazz, poggia su di un impianto compositivo classico, che Piazzolla acquisisce in Europa, studiando con Nadia Boulanger. Pezzo da concerto, scritto originariamente nel 1982 per violoncello e pianoforte e dedicato al più rinomato violoncellista del tempo, Mstislav Rostropoviči, il Gran Tango in particolare è un movimento unico ma articolato in tre momenti ben distinti, il primo molto accentato e scandito intitolato “Tempo di tango”, il secondo dallo spirito “libero e cantabile” con grande spazio al dialogo fra gli strumenti, il terzo nuovamente dominato dalla verve ritmica ma ora più leggera e scintillante, qua e là addirittura “giocoso”. Al posto del pianoforte, nella trascrizione di Gabriel Sivak troviamo con il violoncello il bandoneón e il contrabbasso.

Si giunge poi al Brasile e alla bossa nova di Toquinho, la cui cantabilità “classica” e intrisa delle sonorità chitarristiche dei suoi “parceiro” (Jobim, João Gilberto) e della poetica narrativa di Marco Vinícius de Moraes, O poetinha, che ha firmato 120 canzoni del musicista. Si ascoltano Aquarela, Samba de Orly (su testo di Chico Buarque), Quem viver,verá (dall’album eponimo pubblicato nel 2012, dopo 7 anni di silenzio) Escravo da alegria (su testo di Vinícius de Moraes, uscito nell’anno della morte del poeta, il 1980) e Tarde em Itapoã (la canzone che consacra inizialmente la collaborazione di Toquinho con De Moraes, incisa nel 1971 nell’album Come dizia o poeta).

Di Heitor Villa-Lobos sono eseguiti O canto do cisne negro e la Bachiana brasileira n. 5, esemplare testimonianza di crasi tra cultura armonica e contrappuntistica assimilata da Villa-Lobos attraverso lo studio del monumento bachiano, “mediatrice di tutte le razze” nelle parole del compositore,  alla spontanea naturalezza della musica popolare, acquisita  nella pratica “dal vivo”, in lunghi anni di militanza quale violoncellista nei caffè della sua città.

Ci si rituffa piacevolmente tra le greatest hit della bossa nova, con Garota de Ipanema (del 1962, su testo di De Moraes)in parte ispirata alla fugace figura di Helô, “bocciolo carioca” di poco più di 15 anni, nominata dagli autori nei loro scritti, e con Corcovado, pietra miliare della musica brasiliana, interpretata da artisti in tutto il mondo (da Stan Getz, Cannonball Adderley, Miles David, Ella Fitzgerald, Caterina Valente, Frank Sinatra, Henry Mancini, Oscar Peterson, a João e Astrud Gilberto, a Diana Krall, Andrea Bocelli e molti altri ancora) e con Wave (dall’album eponimo del 1967, meno conosciuto) di Antônio Carlos Brasileiro de Almeida “Tom” Jobim. Le composizioni, in questo contesto, rivelano e mettono in risalto le origini profonde di musiche che nascono dalla fusione di tradizioni popolari sia autoctone sia europee, come nel caso del samba, di origine urbana e poi protagonista di un’espansione dilagante, che vede il genere tramutarsi in bossa nova. 

Di Baden Powell de Aquino è previsto il celebre Berimbau, esempio di afro-samba originariamente strumentale in modo minore che canta a gran voce le origini africane tramandate nella tradizione brasiliana in primis dalla cultura bahiana. Il brano prende infatti il suo titolo dallo strumento musicale a corde angolano usato nel camdomblé, pratica di venerazione degli spiriti del passato in uso nella religiosità sincretica bahiana, che assorbe le credenze elementi dal cristianesimo, dalla religiosità indigena americana, oltre che dalle tradizioni religiose dell’Africa occidentale, portate nel Cinquecento in Brasile dagli schiavi portoghesi.

Il viaggio termina in Spagna con alcuni Estratti da Siete canciones populares españolas di Manuel de Falla, che ricongiungono il repertorio del nuovo mondo con la musica europea di programmatica ispirazione popolare, di poco precedente a tali nuove tradizioni immortalate proprio all’alba di una parabola di successo mondiale.
  

PROGRAMMA
 

Alvorada 
 
 
Astor Piazzolla (1921-1992)
 
Oblivion
Escualo
Grand Tango 
 
 
Manuel de Falla (1876-1946)

 
Estratti da Siete canciones populares españolas 
 
Toquinho (1946)
 
Aquarela

Samba de Orly 
Quem viver, verá
Escravo da alegria
Tarde em Itapoã 
 
 
Heitor Villa-Lobos (1887-1959)
 
O canto do cisne negro 
Bachiana brasileira n. 5
 
 
Antônio Carlos Brasileiro de Almeida “Tom” Jobim (1927-1994)
 
Garota de Ipanema Corcovado
Wave 
 
 
Baden Powell de Aquino  (1937-2000)
 
Berimbau 
 
 
Arrangiamenti di Gabriel Sivak
 
Toquinho voce e chitarra

Ophélie Gaillard violoncello e direzione artistica
Gabriel Sivak pianoforte e trascrizioni

Juanjo Mosalini bandoneón

Romain Lecuyer contrabbasso e chitarra

Fabien Cyprien trombone

Rubens Celso Lopes, Florent Jodlet percussioni
 
BIOGRAFIE
Toquinho è nato in Brasile da genitori italiani ed è cresciuto nel clima musicale di Rio de Janeiro degli anni Cinquanta, dove si mettevano alla prova musicisti come il pianista Johnny Alf e cantanti come Dick Farney e Lúcio Alves. È lì che matura la bossa nova, grazie al contributo di numerosi artisti con i quali Toquinho ha lavorato (João Gilberto, Tom Jobim, Vinícius de Moraes, fra gli altri). Dopo aver studiato chitarra con il virtuoso e compositore Paulinho Nogueira, è grazie all’incontro con Chico Buarque de Hollanda che decolla la sua carriera musicale. A metà degli anni Settanta, Toquinho scrive Lua Cheia, che gli apre le porte dell’ambiente artistico e intellettuale del suo paese. Determinanti nel 1969 l’incontro e l’amicizia con il poeta Vinícius de Moraes, dalle quali nasce una collaborazione artistica di lunga durata. Ma è con Chico Buarque che arriva in Italia, che diventerà la sua seconda patria, dove in seguito lo raggiunge Vinícius de Moraes. Qui collabora in particolare con Sergio Endrigo, Sergio Bardotti e Ornella Vanoni. Ha pubblicato decine di dischi, molti con Vinícius de Moraes e Ornella Vanoni, che egli considera come una delle migliori cantanti del mondo. La fama in Italia gli arriva nel 1969 con il disco La vita, amico, è l’arte. L’anno seguente lavora con Ennio Morricone alla realizzazione di un disco con Chico Buarque de Hollanda, Per un pugno di samba. Nel 1983 lavora con Maurizio Fabrizio e Guido Morra all’album Acquarello. Nel 1990 si esibisce al Festival di Sanremo cantando in portoghese la canzone di Paola Turci Ringrazio Dio. Toquinho si dedica costantemente alla valorizzazione della bossa nova tenendo concerti in tutto il mondo.

Ophélie Gaillard è una violoncellista francese che coltiva un ampio repertorio, dalla musica antica a quella contemporanea. Ha studiato al Conservatorio di Parigi dove ha ottenuto tre premi, in musica da camera, violoncello e violoncello barocco, completando poi la sua formazione musicologica alla Sorbona. Nel 2003 viene eletta “Révélation soliste instrumentale” ai Victoires de la Musique e da allora inizia ad esibirsi in recital in grandi sale come Concertgebouw di Amsterdam, Théâtre du Châtelet a Parigi, Wigmore Hall a Londra. Si è specializzata in musica classica e barocca collaborando con Christophe Rousset, Emmanuelle Haïm, John Eliot Gardiner; in seguito ha fondato il suo ensemble, Pulcinella, formato da musicisti che suonano su strumenti d’epoca. Le loro registrazioni di musiche di Vivaldi (2005), Boccherini (2007) e Carl Philipp Emmanuel Bach (2013 e 2016) sono state recepite con entusiasmo dalla critica. Fattasi rapidamente una reputazione grazie alle sue interpretazioni di opere per violoncello solo (Bach, Britten) e di musica da camera (in particolare con Vanessa Wagner), Ophélie Gaillard si esibisce in concerto come solista con diverse orchestre e si dedica a progetti personali come Alvorada, che ha concepito in collaborazione con brillanti musicisti internazionali specializzati in musica spagnola e latino-americana, o En Filigrane, per il quale lavora in coppia dal 2013 con il ballerino hip-hop Ibrahim Sissoko.

Gabriel Sivak è un compositore e pianista franco-argentino nato nel 1979 e residente a Parigi. Le sue composizioni sono state eseguite da solisti e ensemble come Maîtrise de Radio France, Solistes de l’Orchestre National de France, Orchestre de la musique de l’air, Le Jeune Chœur de Paris, Ars Nova, Court-Circuit, Ensemble Cairn, Marianne Piketty, Jean-François Heisser, Pascal Contet, Néstor Marconi in sale ed eventi quali Festival Pulsar di Copenhagen, Palais de Congrès di Parigi, Salle Gaveau, Teatro Amadeo Roldàn all’Avana, Musée d’Orsay, Teatro di Hammamet in Tunisia, Teatro Cervantes di Buenos Aires. Gabriel Sivak ha ricevuto numerosi premi e onori cenze: Prix de l’Institut de France-Académie des Beaux-Arts, Premio Juan Carlos Paz, Fondo Nacional de las Artes, Premio Tribuna Nazionale dei compositori 2009 (Argentina), Prix de la ville d’Antibes, Concorso internazionale Innova Musica (Andorra).
La Maîtrise de Radio France, l’Ensemble Ars Nova, Le Jeune Choeur de Paris, l’Institut Français d’Art Choral e l’orchestra Petites mains symphoniques gli hanno commissionato dei brani. Le sue opere sono edite da Billaudot e Ricordi e ha già pubblicato quattro dischi per diverse etichette.


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