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Milano
Giudici Tributari arrestati, 'i problemi per i contribuenti onesti restano'

di SILVIOCECI@CECITAX.IT

 

E' di ieri la notizia dell'ennesimo arresto di  giudici della Commissione tributaria, accusati di ‘compravendita di sentenze’.

Non e' la prima volta che la magistratura apre indagini penali a carico dei giudici delle Commissioni competenti a pronunciarsi sulla legittimità degli atti emessi da Agenzia entrate ed Equitalia.

Leggendo gli articoli di giornale dedicati a questi casi di cronaca sembra quasi che gli organismi di giustizia tributaria siano presieduti principalmente da individui impegnati, piuttosto che a giudicare in modo sereno e competente le spinose questioni fiscali, ad intascare mazzette versate dai contribuenti i quali, dunque, vincerebbero sempre, grazie a corruttele e scappatoie.

Eppure, secondo i dati ufficiali diramati dalla Agenzia delle entrate – che, ricordiamolo, sovrintende, oltre agli uffici locali della stessa Agenzia, anche le stesse Commissioni tributarie, in un grottesco e paradossale conflitto di interessi dove lo stesso organo e', nello stesso tempo, parte in giudizio e giudice -, il fisco vince quasi l'80 per cento delle cause tributarie.

Da questo agghiacciante dato (che ben rappresenta l’arretratezza della giustizia fiscale italiana, incapace di garantire il dovuto processo legale a causa della disonestà intellettuale del nostro legislatore e quindi dei nostri politici che non vogliono attuare le dovute riforme), si deduce agevolmente che la situazione reale e' ben diversa da quella che la stampa vuole farci intendere.

La drammatica verità, infatti, e' che la giustizia fiscale soffre terribili ‘guasti di sistema’ causati non solo dalla dipendenza economica ed amministrativa delle Commissioni tributarie dall'Agenzia delle entrate, ma anche dal sostanziale dilettantismo dei giudici tributari i quali sono onorari (e dunque non dedicati a tempo pieno nelle funzioni di componenti delle Commissioni) e scelti (dalla stessa Agenzia delle entrate), oltre che tra professionisti e magistrati ordinari (non competenti in materia tributaria) anche tra ex dipendenti della stessa Agenzia delle entrate ed ufficiali della Guardia di finanza.

Da tale grave situazione - che a buon diritto ci fa precipitare all'ultimo posto nell'elenco dei Paesi più garantisti al mondo per efficienza della giustizia - derivano i numeri ufficiali sopra riportati.

La mancanza di professionalità dei giudici tributari insieme alle (esplicite ed implicite) pressioni dell'Agenzia (mostruoso Giano bifronte, nello stesso tempo giudice e parte processuale) inevitabilmente porta i componenti delle Commissioni a propendere per la parte pubblica, sia per una sorta di identificazione con l'apparato da parte di chi, per lavoro, ne fa parte nella vita quotidiana, sia perché dopotutto e' più comodo dare ragione a chi e' più forte e che paga (a cottimo, per ogni sentenza pubblicata).

Sarebbe interessante fare una indagine su taluni giudici tributari che, contrariamente a quei (pochi in realtà) corrotti dai contribuenti furbi, vestono i panni dei giustizieri del fisco, impegnati a rigettare sistematicamente anche ricorsi fondati su ragioni più che valide, spesso con sentenze di pochi righi illegittime, prive di motivazione e in totale adesione per principio alle tesi del fisco.

Ebbene, questi 'giudici', per chi non lo sapesse, pure commettono reato e la loro condotta criminosa ha anche un nome: abuso d'ufficio, perseguito dall'art. 323 del codice penale ai sensi del quale è punito con la reclusione da uno a quattro anni il pubblico ufficiale che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto.

Allora, in un momento storico di rigore (unilaterale) sarebbe bello e confortante se quella stessa magistratura che giustamente apre fascicoli penali a carico di giudici tributari corrotti dai cittadini, iniziasse ad aprire altrettanti fascicoli di indagine penale a carico di quei tanti giudici tributari che impunemente, abusando del loro potere usato in modo strumentale e malevolo, distruggono vite di tanti contribuenti per sostenere ingiustamente e criminosamente gli interessi del fisco.

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