I Hate Milano

di Mister Milano

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I Hate Milano
Ascesa e declino del Beppe e dello Stefanino. I Hate Milano
Beppe Sala e Stefano Parisi

Sembra ieri e invece sono già passati 6 mesi. Beppe Sala e Stefano Parisi, uguali per curriculum, tratti somatici e qualcuno dice per la marca di tintura per capelli utilizzata. Sembravano pronti a prendersi il mondo, panacee della sinistra alle prese con il problema della successione a Pisapia e della destra con il dramma della successione a Berlusconi.

Beppe ovvero Tornello Che Gira, il Mister Expo che al suo segnale scatenate l'aperitivo, più che un uomo uno spot alle camice bianche Boggi. Stefanino ovvero il Buono in mezzo al Brutto (Brunetta) e al Cattivo (Salvini) parlata romana ma piglio da Milanese Imbruttito, il Daniele Massaro che gli ultimi 5 minuti si alza dalla panca e ribalta un risultato già scritto.

Flashforward sei mesi dopo.

Stefanino lo sconfitto, preso a pernacchie dall'intero centro-destra, mangiato vivo dal Conte Arcorino che ne ha fatto fuori un altro. Ridotto alla Caporetto di "Energie per l'Italia", più che un movimento politico il titolo di una canzone di Gigi D'Agostino.

E Beppe l'Indagato, il Marchese di Expo caduto in disgrazia che la politica ha reso umano, troppo umano, lo stregone che senza la bacchetta magica dei poteri speciali Super Commissario dimostra che l'Italia non è Hogwarts, quei Babbani dei magistrati fanno ancora il bello e cattivo tempo e il  Ponte di Porta Genova è ancora chiuso senza che nessuno ne sappia niente.

Beppe e Stefanino, uniti nell'ascesa e nel declino, resta da vedere se solo temporaneo. Simboli, loro malgrado, di una politica che cerca di  camuffarsi per quello che non è e fallisce clamorosamente, tipo ippopotamo che solo per il fatto di indossare il tutu vuole farsi passare come prima ballerina della Scala.

La risposta all'antipolitica può essere solo ed esclusivamente un ritorno alla politica vera, quella con la P maiuscola: quella dei Majorino e dei De Corato, altro che dei managerini riciclati dal soggiorno di Tronchetti o dal sottobosco di una TV in streaming che nessuno ha mai sentito. Eppure, due partiti ormai alle corde, incapaci di immaginare una qualsiasi idea a lunga scadenza, chiusi nei loro circolini ormai identici per linguaggio e stile, hanno creduto veramente che bastassero questi due avatar per tirare a campare, tipo orchestrina del Titanic che continua a suonare mentre la barca affonda.

Questo Natale, non resta dunque che leggere tutti insieme l'autobiografia di Di Battista e poi bere tantissimo. Visto quello che appare come un inevitabile futuro ne avremo bisogno.

Auguri!

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