I Hate Milano

di Mister Milano

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I Hate Milano
Pisapia il Liberatore non regge la tensione e il destino dei sindaci di Milano

Contro-ordine, compagni!
Il Liberatore Pisapia – “Liberatore” è come lui stesso ha chiesto di essere chiamato nel suo libro, e noi obbediamo – non ha retto alla “tensione” e ed è stato costretto al passo indietro. Troppe polemiche, troppe pressioni, troppe attese, in sintesi: troppa politica.

Intendiamoci: il Liberatore ha tutto il diritto di ripensarci. Tuttavia dispiace per quei giovani volontari – molti li conosciamo personalmente - che dall’inverno scorso hanno creduto nell’avventura di Campo Progressista, donando al Liberatore il proprio tempo, ricavato a fatica dopo lunghe giornate di lavoro, e la loro sincera passione.

Forse, ci si poteva pensare prima, e capire che con un simile scenario politico un impegno in prima persona – per giunta da “Federatore” della Sinistra, una specie di ossimoro terminologico – sarebbe stato un impegno assai difficile, che avrebbe portato con sé un enorme carico di “tensione”.
“Tensione” che, evidentemente, Pisapia non percepiva, per lo meno non nella stessa misura, da Sindaco di Milano. E allora è interessante una riflessione su cosa hanno fatto, gli ultimi sindaci di Milano, quando hanno smesso di essere tali.

Paolo Pillitteri servì nella Legislatura più sfigata della Storia d’Italia, l’XI, e poi sparì insieme a tutto il partito Socialista, finendo a fare, con scarso successo, il critico cinematografico. Giampiero Borghini fu un Sindaco di transizione, che in pochi ricordano, forse nemmeno lui. Marco Formentini arrivò a Palazzo Marino pronto a spaccare il mondo: finì a fare l’Europarlamentare per la Margherita e poi si inabissò nelle dune romane. Gabriele Albertini, cui si deve la Milano dei grattacieli e delle cinque linee della metro, doveva essere il nuovo volto di Forza Italia e della politica italiana: è sparito a Strasburgo (con annessa avventura sfigata in Regione) con un grande futuro dietro le spalle.

Letizia Moratti indossa giacche arancioni e fa convegni la mattina in Cattolica frequentati da gente che è li principalmente a scroccare la colazione.

A prima vista sembrerebbe una maledizione - chi fa il Sindaco di Milano diventa irrilevante – ma soprattutto una contraddizione – come è possibile che chi comanda nel cuore economico e finanziario del Paese non riesca a tessere reti di relazioni da far fruttare poi? In realtà, se ci si pensa bene, è tutto assolutamente normale, perché a Milano la differenza non la fanno i Sindaci: la fanno i milanesi.

Milano è una tale eccellenza per cui chiunque metti li a gestirla (basta vedere certi nomi nell’elenco qui sopra) il risultato sarà sempre l’eccellenza. Certo, a volte la macchina perde lustro quando qualcuno, sulla scorta della peggiore ideologia reazionaria, tenta di ucciderne lo spirito creativo e ribelle, con muri e coprifuoco. O quando altri, convinti di sapere tutto, mancano dell’umiltà necessaria per capire e gestire i conflitti sociali presenti in periferia.

Ma il modello Milano resta, e come fu capace di sopravvivere agli Asburgo, ai nazisti, al centralismo democristiani, si dimostra sempre superiore.
Per il futuro, dunque, è bene ricordarselo: non esistono Liberatori, e gli unici fenomeni sono i milanesi, gli uomini e le donne che nessuno conosce, la cui faccia non sta sui manifesti e che però ogni giorno, con il loro lavoro – quello si, pieno di tensione - permettono a Sindaci e assessori, politici e imprenditori, parassiti e paraculi di far bella figura.

Al punto che poi, quando quegli stessi politici si trovano a dover cavarsela da soli, vanno nel panico, e non sanno più come a venirne a capo.
La soluzione ideale, forse, sarebbe una grande auto-gestione in una grande Città-Stato.

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