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Calciodonne: USA in festa, Atalanta in lacrime

Calciodonne: USA in festa, Atalanta in lacrime

“Dopo questo mondiale, il calcio femminile entra in una fase completamente nuova”, dice il Presidente della Fifa Gianni Infantino. Eppure, proprio in coincidenza con la chiusura di Francia 2019, lo scenario italiano denuncia le criticità che alcuni speravano di aver eliminato infilandole sotto il tappeto.

Partiamo dal mondiale, il cui verdetto avrà certamente dato qualche sussulto persino a Donald Trump. La nazionale americana si è confermata campione battendo 2-0 l'Olanda, che aveva eliminato l'Italia di Milena Bertolini. Nonostante una strenua difesa e una partita straordinaria della portiere van Veeneendall, le “Orange” non sono riuscite a limitare la netta superiorità delle Soccer Girls.

A sbloccare il risultato un rigore della capitana Megan Rapinoe, che dal 2016 si rifiuta di cantare l'inno per protesta contro Trump e che prima della partita ha detto: “In caso di vittoria, non andrò alla fottuta Casa Bianca”. Un carattere particolare il suo, viste le lamentele nei confronti della Fifa per aver programmato la finale nello stesso giorno di quella della Coppa America e della Gold Cup: “Il calcio femminile non è rispettato come quello dei maschi”.

Scarpa d'oro come miglior realizzatrice e Pallone d'Oro come miglior giocatrice del mondiale, Rapinoe è stata soprannominata "la nuova bandiera americana", anche per le sue battaglie sociali, a partire dalla difesa dei diritti della comunità LGBTQ. Trump, come forse avrete intuito, lo vede come il fumo negli occhi. Ed è pienamente ricambiata.

Quanto è diverso il panorama italiano!

Da noi, almeno, il Presidente Mattarella è totalmente dalla parte delle Azzurre, con le quali ha anche fatto un selfie dopo averle ricevute al Quirinale. Ma è radicalmente diverso soprattutto il contesto, perché da noi è ancora molto lontano l'obiettivo di una parità di trattamento e di investimenti come quella che Rapinoe e Alex Morgan reclamano in America.

Negli USA il “soccer” è ormai da anni uno sport prevalentemente femminile e le sue star sono contese dagli sponsor a suon di dollari. Noi siamo ancora all'anno zero e, mentre qualcuno reclama il professionismo, le società continuano ad annaspare.

Dopo il Chievo Verona Valpo, che ha chiuso i battenti, l'Atalanta Mozzanica ha annunciato la mancata iscrizione al campionato di Serie A. La presidentessa Ilaria Sarsili ha spiegato che la scelta dovuta alla “decisione da parte dell'Atalanta Bergamasca Calcio di non voler prendere in esame i progetti proposti dalla dirigenza della società ASD Mozzanica”.

Se l'obbligo imposto alle società professionistiche di avere anche una squadra femminile è stato un passaggio fondamentale per l'esplosione di questo sport, la medaglia ha anche un'altra faccia: senza il supporto dei maschi, è probitivo gestire una squadra femminile di alto livello.

"Ci troviamo a dover prendere una decisione molto dolorosa, ma obbligata” - ha spiegato Sarsili - “a meno di uno sviluppo dell'ultima ora, sul quale però ormai nutro sempre meno speranze con il passare dei giorni”.

“Voglio però precisare che l'ASD Mozzanica non è fallita come ho letto da diverse parti e questa cosa mi infastidisce molto, perché denota oltre ad una poca conoscenza dei fatti da parte di chi scrive anche una totale mancanza di rispetto per la nostra società e per quello che abbiamo fatto in questi anni. La nostra probabile assenza al prossimo campionato è il frutto di una decisione sofferta da parte mia, ma come abbiamo ripetuto in questi giorni più volte non è possibile continuare come si è fatto fino ad oggi. Società come la nostra non possono competere con le grandi, per sopravvivere è necessario avere alle spalle un club professionistico che possa garantire alle nostre ragazze un futuro nel calcio femminile, ora più che mai, poiché l'avvento del professionismo nel nostro mondo è da più fonti dato come imminente".

La questione del professionismo necessita senza dubbio degli approfondimenti. È giusto ambirvi, ma non bisogna fare confusione tra un punto di arrivo e una soluzione per problemi così gravosi.

Oggi il calcio femminile non pare avere basi sufficientemente solide per reggere un impegno del genere, ma d'altra parte ha un enorme potenziale ancora inespresso. Un progetto di lungo termine, anche di marketing e comunicazione, potrebbe invertire la rotta. Ma bisogna cominciare subito.

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