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Heroes. Dove sono finiti gli idoli
Claudio Borghi: Sacchi lo cacciò dal Milan... oggi è il suo erede
Carlo Borghi

di Lorenzo Zacchetti

In qualunque mestiere esistono dei punti di riferimento universalmente riconosciuti, dei benchmark sui quali misurare i propri sogni e le proprie ambizioni. Nel calcio, è naturale che gli allenatori emergenti vengano messi a confronto con Arrigo Sacchi, perché l'ex tecnico del Milan non solo ha conquistato la vetta del mondo, ma ha anche rivoluzionato alcune concezioni che sembravano indelebili, come l'associazione tra il calcio italiano ed il gioco difensivista.

Per Claudio Borghi, il soprannome di “Sacchi del Sudamerica” è legato ai cinque campionati conquistati negli ultimi dieci anni sulle panchine del Colo-Colo e dell'Argentinos Juniors, lo stesso club che lo aveva lanciato da calciatore. Curiosamente, però, fu proprio Sacchi – quello originale – a bocciare il suo acquisto da parte di Silvio Berlusconi, che lo voleva fortemente nel suo Milan.

Il patròn rossonero se ne innamorò durante una partita storica: la finale di Coppa Intercontinentale tra Juventus e Argentinos Juniors, rimasta nella memoria collettiva anche per la diretta su Canale 5 alle quattro del mattino dell'8 dicembre 1985. Pur non segnando, Borghi diede un notevole contributo a fare di quella sfida una delle più spettacolari di ogni tempo, con la Juve due volte in svantaggio, ma capace di rimontare con Platini e Laudrup, per poi aggiudicarsi il trofeo ai rigori, grazie alle parate di Tacconi e all'ultimo decisivo penalty del solito Platini. Fu proprio il francese a definire Borghi “il Picasso del calcio”, incorniciando il talento sublime di un ragazzo che probabilmente oggi sarebbe definito “un falso nueve”. Tra i suoi numeri preferiti c'era la rabona, che spiegava di utilizzare frequentemente per compensare un sinistro non all'altezza del destro.

Letteralmente folgorato dal suo talento, Berlusconi ne fece uno dei suoi primi acquisti dopo aver rilevato la proprietà del Milan, pagandolo 3 miliardi e mezzo di lire. Siccome ai tempi vigeva il limite dei due stranieri per squadra, Borghi venne dato in prestito al Como, considerando che al Milan c'erano già i totem Gullit e Van Basten.

L'unica stagione dell'argentino sulle rive del Lario, nel campionato 1987/88, fu tragica: perennemente in lite prima con Agroppi e poi con Burgnich (definiti entrambi “anticalcio”), l'argentino finì a fare la riserva di Notaristefano, giocando solo sette partite. Berlusconi continuava però a stimarlo e sostenerlo a distanza e, con l'apertura al terzo straniero, decise di riportarlo a Milano. Ad opporsi in maniera categorica fu proprio Sacchi che, denotando un'indipendenza che non tutti i suoi successori avrebbero manifestato negli anni a venire, impose al Presidente di tesserare un terzo olandese: Frank Rijkaard. Il resto è storia nota, almeno per quanto riguarda un Milan davvero leggendario ed i suoi grandi successi internazionali.

Molto meno conosciute sono le vicissitudini di Borghi, che lasciò Milano dopo qualche sparuta presenza in partite amichevoli ed al Mundialito.

Per conoscere il resto della storia, clicca QUI

Tags:
claudio borghiarrigo sacchimilan anni 80

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