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Heroes. Dove sono finiti gli idoli
Dal Milan alla Samp (e ritorno): Ruud Gullit e la dura legge dell’ex
Heroes: Ruud Gullit

di Lorenzo Zacchetti

Devo tutto al Milan, ma la Sampdoria occupa uno spazio speciale nel mio cuore”. Il lunch-time match della sesta giornata di Serie A non può che far ripensare al grande Ruud Gullit, che tra rossoneri e blucerchiati ha fatto uno strano andirivieni tra il 1993 e il 1994, caratterizzandolo con indimenticabili gol dell’ex.

31 ottobre 1993: a 12 minuti dal termine Sampdoria e Milan sono sul 2-2 quando Ruud Gullit segna il suo primo gol in blucerchiato, con un destro dal limite dell’area che trafigge Sebastiano Rossi entrando nell’angolino più lontano. Marassi esplode di gioia e lo stesso fa il poderoso olandese. Il “cervo che esce di foresta”, come da memorabile definizione di Boskov, con la sua esultanza sfrenata si lascia alle spalle sei anni di Milan, sei stagioni costellate di successi: due Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, due Supercoppe europee, tre Scudetti e tre Supercoppe italiane.

Il divorzio tra il Milan e Gullit si era consumato dopo alcune sue dichiarazioni piuttosto polemiche nei confronti di Silvio Berlusconi, definito “vanitoso come uomo e come presidente”, e una dura lite con Fabio Capello, con il quale – si mormora – era quasi venuto alle mani. Dopo la sconfitta nella finale di Champions League contro il Marsiglia, Ruud aveva quindi fatto una storica “scelta di vita” optando per il trasferimento alla Samp e in una tranquilla casa sul mare a Nervi.

Il bilancio della stagione blucerchiata di Gullit è eccezionale: 15 gol in 31 presenze, terzo posto in campionato e vittoria della Coppa Italia. L’estate del 1994 si rivela invece piuttosto tormentata per il Tulipano Nero, che lascia la nazionale olandese durante il ritiro in vista del mondiale americano, accusando il c.t. Advocaat di razzismo: gli Orange sono infatti spaccati tra il clan dei bianchi e quello dei neri. Poche settimane dopo, “Simba” (come lo chiama Gianni Brera) lascia anche la Samp per tornare al Milan: con il suo “torna a casa e scordiamoci il passato” Berlusconi lo convince a fare marcia indietro.

Il secondo ciclo rossonero di Gullit dura pochissimo: a novembre ’94, dopo sole otto partite, fa ritorno a Genova a titolo definitivo, in un’operazione che vede Alessandro Melli trasferirsi al Milan in prestito. Ma già al suo (secondo) esordio con la maglia rossonera, la sua spietata legge dell’ex scatta implacabile.

28 agosto 1994: la squadra di Capello, campione d’Italia, vince la Supercoppa italiana contro la Samp, detentrice della Coppa. Sotto per un gol di Mihaijlovic, il Milan pareggia grazie al colpo di testa di Gullit e poi si impone ai rigori: i tiratori rossoneri non sbagliano un colpo, mentre i blucerchiati pagano gli errori di un altro ex milanista, Chicco “Bubu” Evani, e dello stesso Mihaijlovic. Gullit esulta, eccome, un po’ perché la moda un po’ ipocrita di astenersi dalla gioia contro la propria vecchia squadra ancora non è in voga, un po’ perché comunque uno spirito libero e anticonformista come il suo non vi sarebbe adeguato.

“Scusa, ma io con le palle piene non riesco a correre…” è stata la sua memorabile risposta quando Sacchi e poi anche Berlusconi (sì, proprio lui…) hanno invitato lui e i suoi compagni all’astinenza pre-gara. Anche da quel punto di vista, Gullit non si è mai fatto mancare nulla: tre mogli (Yvonne de Vries, Cristina Pensa e poi Estelle Cruyff, nipote del mitico Johan), diversi flirt più o meno confermati e sei figli, due da ciascuna moglie.

Single dal 2013, in una recente intervista al Sole 24 Ore ha detto che crescere da solo l’ultimo figlio, Maxim, è stato “la sua coppa più bella”. Sul piano meramente sportivo, davanti alla gioia per lo storico Europeo vinto nel 1988 con l’Olanda e per i trofei sollevati col Milan mette quella del suo esordio da professionista.

La storia di Gullit continua: per vedere i suoi gol più spettacolari e la sua intervista, CLICCA QUI

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