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Dennis Bergkamp: da bidone dell’Inter a idolo dell’Arsenal

Oggi i Gunners rivorrebbero “l’olandese non volante” come allenatore, al posto di Wenger

Dennis Bergkamp: da bidone dell’Inter a idolo dell’Arsenal

di Lorenzo Zacchetti

Il 22 luglio del 2006 è stato un giorno davvero particolare per gli amanti del calcio internazionale. Con un’amichevole di lusso contro l’Ajax, l’Arsenal non solo ha inaugurato il nuovo Emirates Stadium, che ha preso il posto del mitico Highbury, ma ha anche celebrato l’addio di uno dei suoi idoli più amati: Dennis Bergkamp. All’emozionante evento hanno preso parte anche alcune leggende del passato: da Van Basten a Cruyff, da Petit ai fratelli De Boer, da Seaman a Danny Blind.

Era davvero difficile immaginare che un giorno sarebbero stati tributati onori del genere a un giocatore che l’Inter aveva frettolosamente etichettato come “bidone”. Purtroppo, errori del genere non sono stati infrequenti e i casi di scarti del campionato italiano diventati fenomeni all’estero sono davvero numerosi.

Un caso particolare è rappresentato dall’Arsenal a cavallo degli anni Novanta e Duemila, reso grande dalle gesta di Patrick Vieira, arrivato al Milan forse troppo giovane per sfondare, Thierry Henry, assurdamente relegato nel centrocampo della Juve di Ancelotti, e, appunto, Dennis Bergkamp.

L’Inter lo aveva acquistato per 18 miliardi di lire dall’Ajax nel 1993, dopo che “il nuovo Cruyff” aveva conquistato una Coppa Uefa e il terzo posto nella classifica del Pallone d’Oro ’92, dietro Van Basten e Stoitchkov. Nel 1993 sarebbe arrivato secondo dietro Roberto Baggio, ma la sua esperienza interista è stata tutt’altro che esaltante. A secco di gol per i primi sei mesi nerazzurri, l’olandese ha vissuto rapporti difficili sia con Bagnoli che con Marini, che ne ha preso il posto a stagione in corso. Nello spogliatoio, il clima era diverso: "Andavo d'accordo con tutti, da Bergomi a Ferri e Battistini, così come con Berti. Solo Ruben Sosa mi ha deluso: avremmo potuto fare molto di più”, ha raccontato Bergkamp in un’intervista a “Four Four Two”.

Non lo aiutava granché nemmeno la presenza del connazionale Wim Jonk, acquistato in coppia con lui dall’Ajax. Pur vincendo la Coppa Uefa da capocannoniere, Bergkamp ha faticato moltissimo a calarsi nella realtà italiana. Il suo rapporto con i media è stato difficilissimo: "Si aspettavano che io parlassi tutti i giorni, io non volevo e loro inventavano storie ridicole. Una volta mi tagliai i capelli e dissero che mi erano caduti perché non resistevo alla pressione".

A mortificarlo era anche il tatticismo esasperato che, con l’arrivo di Ottavio Bianchi, non è certo diminuito: “Cruyff mi aveva sconsigliato di andare in Italia, proprio per come si giocava, e voleva che lo raggiungessi al Barcellona. A quei tempi però la Serie A era il top. Al Milan non volevo andare perché l'avevano già scelto Gullit, Rijkaard e Van Basten: dovevo scegliere tra Inter e Juve, ma i dirigenti dell'Inter mi fecero tante promesse e dissero: 'Giocheremo un calcio più offensivo'. E lo facemmo, ma solo il primo mese".

Alla fine della seconda stagione, Bergkamp si è trasferito all’Arsenal, che lo ha pagato oltre 19 miliardi di lire. L’Inter ci ha guadagnato economicamente, ma i “Gunners” hanno fatto un affare d’oro sul piano tecnico, perché in Inghilterra l’olandese è letteralmente rinato.

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