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Heroes. Dove sono finiti gli idoli
George Weah: da Pallone d'Oro a Presidente della Liberia
George Weah

di Lorenzo Zacchetti

Persa malamente la Coppa Italia, al Milan restano 180 minuti di campionato per giocarsi le ultime chance di qualificazione in Europa. La trasferta sul campo dell'Atalanta è anche il crocevia di tanti destini intrecciati. Sono diversi gli ex che a Bergamo fronteggeranno le loro vecchie squadre: Petagna e Cristante sono passati dal rossonero al nerazzurro, mentre nella rosa degli ospiti ci sono Kessiè, Bonaventura, Montolivo, Conti e Locatelli che invece hanno compiuto il percorso inverso.

Guardando al passato, troviamo numerosi protagonisti della Serie A che hanno vestito sia la maglia dell’Atalanta che quella del Milan: Donadoni, Vieri, Ganz, Morfeo, Donati, Pippo Inzaghi, Albertini, Pazzini, Orlandini, Taibi, Paletta, Comandini, Luigi Sala, Piotti, Pinato, Saudati, Bortolazzi, Ferron…

Gli scontri diretti tra i bergamaschi e i rossoneri hanno spesso segnato la storia, sia quella del campionato che quella della Coppa Italia. Il 9-3 di 45 anni fa, a San Siro, rappresenta il record - tuttora imbattuto - di gol segnati in una singola partita della Serie A italiana. Nel 1989/90, a Bergamo, il Milan si qualificò per le semifinali di Coppa Uefa grazie a un rigore molto controverso: Stromberg vede Borgonovo dolorante e butta fuori la palla per permettere i soccorsi; il Milan non restituisce la rimessa laterale e, sullo sviluppo dell’azione, proprio Borgonovo viene steso in area da Barcella, per il penalty trasformato da Franco Baresi!

A Bergamo hanno segnato gol pesanti anche due campioni che in rossonero non hanno avuto grande fortuna. L’olandese Patrick Kluivert nel dicembre ’97 ha siglato di testa la rete della vittoria in casa della squadra allora allenata da Mondonico, in uno dei rari momenti di quella che sarebbe rimasta la sua prima e ultima stagione rossonera. Nell’ottobre del 2002, alla quinta di campionato, sul campo atalantino è arrivato il primo gol milanista del brasiliano Rivaldo che l’estate precedente era arrivato dal Barcellona.

È stata decisamente più brillante la traiettoria rossonera di George Weah, che nella sua prima stagione a Milano (1995/96) ha subito conquistato lo Scudetto. Un passaggio decisivo di quel campionato è stata proprio la vittoria di Bergamo, alla 21° giornata, decisa da un gol del liberiano dopo soli due minuti di gioco e dalla solita impenetrabilità della difesa di Capello, che quel giorno schierava Panucci, Costacurta, Baresi e Maldini a protezione del recordman Sebastiano Rossi.

 

Weah avrebbe fatto ancora meglio nella stagione 1997/98, segnando una tripletta nel 3-0 con il quale il Milan sconfisse l’Atalanta a San Siro, ma quella per i rossoneri era una stagione decisamente sofferta, che si sarebbe conclusa con un misero decimo posto in classifica.

Vincitore del Pallone d’Oro e del Fifa World Player nel 1995, l’attaccante liberiano è stato senza dubbio uno dei più grandi della sua epoca, in una carriera che lo ha visto giocare anche con Monaco, PSG, Chelsea e Manchester City, prima del crepuscolo con l’Al-Jazira negli Emirati Arabi.

Una volta appese le scarpe al chiodo, ha messo a frutto la propria (enorme) popolarità tra i propri connazionali entrando in politica. Kaladze, Shevchenko, Giovanni Galli, Rivera...: sono tanti gli ex campioni rossoneri che hanno fatto lo stesso percorso, ma King George è arrivato più in alto di tutti, diventando Presidente della Liberia al secondo tentativo.

Dopo aver sconfitto al ballottaggio il vicepresidente uscente Joseph Boakai, lo scorso gennaio la leggenda rossonera ha dato il via al proprio mandato alla guida del Paese che già da molti anni vedeva in lui un simbolo di speranza e riscatto. Povertà, epidemie, bassi livelli di educazione e carenza cronica di infrastrutture sono solo alcuni degli enormi problemi da affrontare: una missione decisamente complicata anche per chi era abituato a saltare gli avversari come birilli, attraversando il campo con “Coast to Coast” indimenticabili come quello del gol al Verona, nel campionato 1996/97.

Per questo, alla fiducia un po' fideistica da parte dei liberiani fa da contraltare una certa prudenza da parte della comunità internazionale, che è diventata ancor più scettica giudicando i primi passi di Weah come Presidente. Innanzitutto la scelta come vice di Jewel Howrad Taylor, ex moglie del dittatore Charles Taylor, che sta scontando mezzo secolo di carcere per crimini di guerra. Poi la questione della libertà di stampa: proprio in merito alla mancata istituzione di un tribunale speciale per i crimini di guerra Weah è stato duramente criticato dal corrispondente della BBC, che il mese scorso ha lasciato Monrovia nel timore di essere arrestato. Al “Front Page Africa”, un giornale liberiano, il partito di Weah ha invece intentato una causa per diffamazione da milioni di dollari, in un Paese nel quale il reddito medio è di 45 dollari al mese.

Circostanze che hanno spinto sia l'Unione della stampa nazionale che il Comitato internazionale per la protezione dei giornalisti (Cpj) a prendere in esame la difficile situazione della Liberia. Una situazione decisamente sorprendente, per chi ricorda le battaglie civili di Weah, che si è sempre ispirato a Nelson Mandela e che aveva promesso, oltre alla giustizia per i crimini perpetrati nelle guerre civili, anche “il 200% di libertà di stampa”. La partita della politica per lui è soltanto all'inizio e per un giudizio più completo bisognerà attendere lo sviluppo degli eventi.

Sicuramente, le sue regole sono più complesse di quelle del calcio, mondo nel quale nel nome di Weah è tuttora un marchio di garanzia indiscutibile. E non solo per il ricordo per le imprese di George: suo figlio Timothy, a soli 18 anni, già brilla sia nel Paris Saint Germain che nella nazionale americana, nella quale ha esordito lo scorso 27 marzo. Nato a New York, il ragazzo cresciuto nella squadra della Red Bull è il primo atleta del 2000 a vestire la maglia della massima rappresentativa statunitense.

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