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Il caso Cannavaro-Carini: tra Inter, Juve, Moggi e intercettazioni
Lo scambio Fabio Cannavaro-Fabian Carini

di Lorenzo Zacchetti

Nella lunga storia di rivalità e dispetti tra Inter e Juventus, c'è un episodio davvero unico nel suo genere. Lo scambio di mercato che portò Fabio Cannavaro in bianconero e Fabian Carini in nerazzurro rappresenta infatti una beffa clamorosa, forse ancora di più dello “scippo” di Michel Platini, approdato a Torino dopo aver fatto credere ai rivali che il francese fosse “rotto”.

Correva l'estate del 2004 e la Juve era saldamente nelle mani di Luciano Moggi, potentissimo direttore generale e autentico Re del calciomercato, seppure con metodi dei quali si è molto discusso. D'altronde, per convincere una rivale storica come l'Inter a scambiare il capitano della nazionale (Cannavaro) con il proprio terzo portiere (Carini) ci voleva davvero qualche trucco da vecchia volpe.

E Moggi non mancò di metterli in campo.

Come emerse solo molto tempo dopo, “Lucky Luciano” da mesi tempestava di telefonate Cannavaro per convincerlo a trasferirsi a Torino. Ottenuto il suo assenso, bisognava però convincere anche l'Inter e Moggi insisteva sul fatto che il difensore comunicasse ai nerazzurri di non essere a posto fisicamente.

La pubblicazione di quelle intercettazioni fece molto scalpore, accreditando la tesi che Cannavaro fosse indotto a fingersi infortunato. La versione dei fatti che il giocatore ha fornito solo di recente è però ben diversa: “In nerazzurro passai un periodo non proprio sereno, ma fino a un certo punto. In fondo il primo anno siamo arrivati in semifinale di Champions. Io quell’anno mi provocai una frattura da stress, era come giocare con un coltello piantato nella gamba. Ma non volevo fermarmi, volevo sempre stare in campo”.

“Il secondo anno mi infortunai e allora a fine anno, quando arrivò Mancini, gli dissi che non mi sarei allenato finché non fossi tornato a posto. Cosa che accadde a Brunico in ritiro. Io comunicai che ero pronto al rientro e loro mi dissero: ‘Bene’... e mi vendettero. ‘Io ti ho portato qui, ma la società ha deciso di venderti e non si può far nulla’, mi disse Oriali. Ci fu anche una vicenda che mi dette dolore. Io dovevo essere venduto, a settembre, alla Juventus. In quei giorni si giocava un’amichevole e io domandai al mio procuratore se era il caso che andassi con il rischio di farmi male prima del trasferimento. Lui chiamò Moggi che sconsigliò, visto che due giorni dopo sarei passato in bianconero. Per questa cosa il mio nome è finito nelle intercettazioni e mi ha dato molto fastidio”.

Come è possibile anche solo pensare scambiare alla pari un nazionale di 31 anni, con 7 trofei nel suo palmarès, e un portiere che a 27 anni non era ancora sbocciato del tutto?

Viene davvero da chiederselo, riguardando il curriculum dell'uruguagio Carini.

Nato a Montevideo il 26 dicembre del 1979, aveva esordito nel Danubio e la Juve lo aveva tesserato a 21 anni, puntando sui suoi margini di crescita. In due anni a Torino, ha fatto solo panchina dietro Van der Sar e Buffon, accontentandosi di qualche apparizione in coppa.

Girato in prestito allo Standard Liegi, era tornato dal Belgio con un po' di esperienza in più, ma con nessuna chance di contendere il posto tra i pali al grande Buffon. Ecco, allora, il colpo di genio di Moggi: usarlo come pedina di scambio per arrivare a Cannavaro, sfruttando anche l'appoggio di due procuratori piuttosto noti. Paco Casal, agente di Carini, aveva un certo ascendente sull'Inter, dove aveva piazzato Recoba, ma anche alcuni bidoni impareggiabili come Sorondo e Pacheco.

Non solo, come ha recentemente rivelato Fabio Capello, ai tempi allenatore della Juve, anche Mino Raiola si diede da fare per convincere i nerazzurri: “L'acquisto di Cannavaro fu un vero e proprio capolavoro. Giocava all’Inter e dicevano avesse il ginocchio rotto. Fu Raiola a convincere Moratti a scambiarlo con Carini”.

Decisamente interessante anche la versione di Moggi, PER LEGGERE TUTTO CLICCA QUI

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