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Il Milan sfida Juve e Inter, quando Roby Baggio scatenava i tifosi

Doppia sfida dei rossoneri ai rivali storici, in soli tre giorni. Il “Divin Codino” ha indossato tutte e tre le maglie

Il Milan sfida Juve e Inter, quando Roby Baggio scatenava i tifosi

di Lorenzo Zacchetti

Il campionato del Milan riparte in salita, con la doppia sfida a Juve e Inter in soli tre giorni.

Rinviato per la tragica morte di Davide Astori, il derby della Madonnina verrà recuperato mercoledì 4 aprile alle 18.30. Un orario decisamente inconsueto per la stracittadina, che non ha mancato di suscitare le proteste del Milan. La sfida, determinante per un posto in Europa, cade a 72 ore dal big match sul campo della Juve. I rossoneri avrebbero voluto una data più lontana nel tempo, ma l’Inter non ha dato il suo assenso, per non ritrovarsi essa stessa a dover affrontare derby e bianconeri nel giro di pochi giorni.

E quella con la Juve non è mai una partita come le altre. Non lo sarà nemmeno il 31 marzo, nonostante il divario in classifica, e non lo sarà soprattutto il 9 maggio. Nella finale di Coppa Italia, i rossoneri proveranno a replicare lo sgambetto della Supercoppa 2016 vinta ai calci di rigore.

Quella di Doha fu una beffa davvero cocente per Allegri, detentore sia dello Scudetto che della Coppa Italia, vinta proprio contro il Milan. Arrivata in Qatar come finalista sconfitta, la squadra di Montella ha sollevato al cielo l’unico titolo del (breve) ciclo del tecnico campano a San Siro.

Il suo sostituto, Gattuso, cercherà il bis ben sapendo che un successo contro la Juve potrebbe spingere i tifosi a schierarsi per la sua imminente conferma, anche a prescindere dall’esito finale della stagione. Il parere degli ultras è stato chiamato in causa anche in occasione di una delle più controverse operazioni di calciomercato tra i due club, divisi da una fortissima rivalità sul campo, ma spesso alleati dal punto di vista strategico e gestionale.

Nell’estate del 1995 Roberto Baggio chiese provocatoriamente che i capi della curva bianconera presenziassero agli incontri nei quali discuteva del rinnovo del suo contratto con Umberto Agnelli. Il “Divin Codino” aveva da tempo capito che la società bianconera aveva deciso di voltare pagina per scommettere sul talento emergente di Del Piero, oltretutto considerato più idoneo al 4-3-3 di Lippi.

L’ex Pallone d’Oro aveva saltato un’ampia fetta della stagione per infortunio, ma i bianconeri erano comunque riusciti a vincere lo Scudetto (dopo nove anni di digiuno) e la Coppa Italia. Se non fosse stato per la finale di Coppa Uefa, persa contro il Parma, sarebbe stato Triplete. Ma gli emiliani, allora fortissimi, si vendicarono in Europa dopo i due secondi posti in campo nazionale.

Lo scontro diretto in campionato fu invece schiacciante: la Juve vinse 4-0, con tre assist di Baggio, spegnendo gli entusiasmi gialloblu. Appena 10 giorni dopo, cominciò una trattativa segnata fin dal nascere e che si chiuse il 2 luglio con l’annuncio della cessione di Baggio al Milan. Dopo 200 partite e 115 gol in maglia bianconera, il numero 10 passò in rossonero per 18 miliardi di lire.

Nuovamente Campione d’Italia nella squadra guidata da Capello, Baggio nella stagione seguente patì il cambio in corsa tra Tabarez, che lo voleva titolare, e Sacchi, che invece era decisamente più freddo nei suoi confronti.

Bologna, Inter e Brescia sono state le successive tappe della carriera di uno dei più grandi calciatori italiani di tutti i tempi, il cui commiato si è svolto proprio a San Siro. Il 16 maggio 2004, in occasione di Milan-Brescia, Baggio ha lasciato il campo a cinque minuti dalla fine, salutato da una standing ovation dei suoi ex tifosi e dall’abbraccio di Paolo Maldini. Il Brescia ha ritirato in suo onore la maglia numero 10, indossata da Roby per quattro anni.

Il 28 aprile aveva salutato la nazionale in occasione dell’amichevole contro la Spagna: Trapattoni lo aveva convocato appositamente per tributargli il giusto omaggio, avendo già deciso di non portarlo agli Europei in Portogallo.

Si, ma dopo? Che fine ha fatto Roby Baggio? Nel 2010 l’allora presidente della Figc Giancarlo Abete lo ha nominato presidente del settore tecnico, anche per risollevare gli animi dei tifosi, delusi dalla pessima prestazione della nazionale al mondiale in Sudafrica.

Pur conseguendo il patentino Uefa, che gli consentirebbe di allenare in Serie A, Baggio non ha mai ceduto alle lusinghe di alcun club, a partire da quelle di Massimo Moratti, che lo avrebbe voluto volentieri nell’Inter, con un ruolo manageriale. Nel 2013 ha lasciato il suo ruolo federale con una dichiarazione piuttosto eloquente: “Non ci tengo alle poltrone. Il mio programma di 900 pagine, presentato a novembre 2011, è rimasto lettera morta, e ne traggo le conseguenze”.

Un calcio privo della personalità di Roby Baggio è sicuramente più povero. Per rivivere la sua straordinaria carriera e rivedere le sue giocate più entusiasmanti, LEGGI QUI

 


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