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Heroes. Dove sono finiti gli idoli
Inter, Samp e poi Argentina: Ferri batte il record di... amarcord
Riccardo Ferri (LaPresse)

di Lorenzo Zacchetti

Sampdoria-Inter e poi Italia-Argentina: l’intreccio tra il calendario della Serie A e quello delle amichevoli internazionali si incastra curiosamente con la parabola di Riccardo Ferri e Walter Zenga, due protagonisti nella storia del club che lo scorso 9 marzo ha compiuto 110 anni. Amici e compagni di squadra, sia in nerazzurro che in nazionale, Zenga e Ferri hanno vissuto tante gioie, ma anche una delusione davvero cocente.

Diciamo la verità: sono passati oltre 17 anni, ma quel dannato gol di Caniggia nella semifinale di Italia ’90 non lo abbiamo ancora digerito. L’ovvia motivazione sta nel fatto che perdere un mondiale per colpa del primo gol subito in tutto il torneo è veramente una beffa clamorosa, ma c’è di più. Ancora oggi, è difficile farsene una ragione perché… non si capisce bene a chi darne la colpa!

Sportivamente, bisogna riconoscere il merito di Caniggia, che per segnare quel gol ha fatto un movimento e una torsione da attaccante di razza, ed anche quello di Olarticoechea, autore di un assist davvero magnifico.

Se vogliamo per una volta parlare di tattica, però, è particolarmente istruttivo rivedere l’azione nella sua interezza. Il tutto parte, infatti, da una rimessa laterale per l’Italia, in zona d’attacco e non troppo lontano dalla bandierina del corner.

Quando Giusti riconquista palla, sull’imperfetto cross di Donadoni, l’Argentina riparte in contropiede e non si può non notare il grossolano errore di Bergomi, che manca l’anticipo nella metà campo avversaria, lasciando Basualdo libero di servire Maradona. Poi De Agostini ferma il lancio del mitico Pibe de Oro e tutta la squadra rientra in fase difensiva.

 

Quando Maradona e Basualdo duettano sulla trequarti, a proteggere Zenga ci sono cinque azzurri in area di rigore e due al limite. Certo, poi Caniggia si dimostra molto più abile sia di Zenga che di Riccardo Ferri nell’intercettare la palla vagante, ma è inaccettabile che, a difesa schierata, si lasci tanta libertà di movimento agli avversari! Se poi di fronte hai uno che si chiama Maradona, l’errore diventa imperdonabile.

È stato proprio questo il passo falso di una nazionale che come valore assoluto non era poi molto distante da quella che vinse il mondiale di Spagna ’82 e che sicuramente è stata più amata di quella sconfitta ai rigori nella finale di USA ’94. A riacutizzare il dolore per quella sfortunata semifinale è stata la recente scomparsa di Azeglio Vicini, che avrebbe meritato una considerazione almeno pari a quella di cui hanno goduto Enzo Bearzot e Arrigo Sacchi.

Quasi contemporaneamente alla dipartita dell’ex commissario tecnico, uno dei protagonisti di quel mondiale stregato appariva in TV facendo parlare di se’ per un motivo ben lontano dal calcio. Il riferimento è a Riccardo Ferri, ospite a “L’Isola dei Famosi” su Canale 5 per supportare il figlio Marco, concorrente nel reality. Marco, che si è fatto conoscere come modello e protagonista di “Uomini e Donne”, ha rivolto parole molto affettuose nei confronti della sorella adottiva Stefania, commuovendo in maniera visibile il papà.

Nella sua carriera, Ricky “Big Jim” Ferri ha vinto lo storico Scudetto dei record nel 1989, due Coppe Uefa, una Coppa Italia e una Supercoppa italiana, oltre a collezionare 45 presenze in azzurro, fermandosi in semifinale sia a Euro ’88 che a Italia ’90.

Nonostante un palmarès così prestigioso, lo si ricorda quasi sempre sia per il gol di Caniggia, sia per il “record di autogol” che gli è valso la citazione da parte dell’interista Luciano Ligabue nella sua canzone A che ora è la fine del mondo”.

In realtà, il primato di otto autoreti in Serie A è condiviso con il mitico Franco Baresi, un altro grande campione, nonché un altro degli sfortunati protagonisti del mondiale di Italia ’90. Il più famoso degli autogol di Ferri è quello nel derby del 20 dicembre ’87, quando un suo maldestro colpo di testa all’indietro dopo soli 4 minuti di gioco beffò l’amico Zenga, decidendo la sfida a favore del Milan.

Zenga e Ferri, inseparabili, hanno lasciato l’Inter insieme, pochi giorni dopo la finale di Coppa Uefa vinta contro il Casinò Salisburgo nel 1994. Entrambi sono finiti alla Sampdoria, nell’operazione che ha portato Gianluca Pagliuca a compiere il percorso inverso, diventando il nuovo portiere dell’Inter.
 
Ed entrambi sono rimasti al Ferraris per due stagioni, poi “L’Uomo Ragno” è andato a chiudere la carriera in America, mentre Ferri ha iniziato ad allenare le giovanili dell’Inter. Dopo una breve esperienza sulla panchina del Pavia, ha preferito mettere a frutto la sua esperienza come opinionista sportivo.

Lo scorso novembre è stato scelto come direttore generale del Vicenza da parte della nuova proprietà, la holding lussemburghese Boreas, ma le note difficoltà della società biancorossa impongono quantomeno di sospendere il giudizio sul suo operato dirigenziale. In attesa di tempi migliori.

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sampdoria interriccardo ferri

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