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Heroes. Dove sono finiti gli idoli
Italia-Svezia a San Siro: quando Cabrini infiammò Milano

di Lorenzo Zacchetti

Italia-Svezia a San Siro: una partita senza appello. Per andare al mondiale di Russia 2018, gli azzurri di Ventura devono battere i vichinghi di Jan Andersson. La scelta di giocare a Milano il playoff mondiale ha a che fare anche con la scaramanzia, che nel calcio ha sempre il suo peso.

Il bilancio storico della nazionale nella nostra città è decisamente positivo: in 56 partite ufficiali, contro 23 diverse avversarie, l’Italia ha totalizzato 37 vittorie, 17 pareggi e 2 sconfitte.

ITALIA-SVEZIA: TRADIZIONE POSITIVA

Sarà la quinta edizione di Italia-Svezia a Milano e la quarta a San Siro. Dopo il pareggio per 2-2 nell’amichevole giocata nel 1924 al “Campo Milan” di viale Lombardia, l’Italia ha sempre battuto gli scandinavi nelle successive tre partite al Meazza: 3-0 nella partita del 1971, valevole per le qualificazioni europee, 2-0 nell’amichevole del 1973 e 1-0 in quella del 26 settembre 1984.

Pur senza punti in palio, l’ultimo scontro diretto a San Siro contro la Svezia rivestiva un’importanza fondamentale per la nazionale azzurra, allora guidata da Enzo Bearzot. Dopo la storica vittoria nel mondiale del 1982, una evidente sindrome da appagamento aveva fatto esplodere una crisi di gioco e risultati che aveva comportato la mancata qualificazione agli Europei del 1984. In quel flop, avevano pesato moltissimo proprio le due sconfitte contro la Svezia: il 2-0 all’andata a Goteborg aveva chiuso la carriera azzurra del mitico Dino Zoff e il ritorno a Napoli (con Bordon al suo posto) era finito persino peggio, ovvero 0-3.

ITALIA-SVEZIA ’84: RITORNO AL PASSATO

A un anno di distanza dai tre gol subiti al del San Paolo, la voglia di ricominciare da capo era forte. Contro la Svezia ha debuttato il nuovo logo scelto dalla federcalcio, di forma rotonda e con le tre stelle a ricordare i successi iridati del 1934, 1938 e 1982. Rispolverare le glorie del 1982 non è stata solo la scelta della Figc, ma anche quella di Bearzot. Archiviati gli esperimenti della stagione precedente, il c.t. ha presentato un undici titolare con sole due novità rispetto alla rosa spagnola: il portiere Tancredi (al suo esordio assoluto) e il centrocampista Bagni.
Nella ripresa sarebbero poi entrati anche Righetti e Fanna, ma la vera novità era di ordine tattico. Temendo la statura dell’atalantino Stromberg e dei suoi compagni, Bearzot aveva inaugurato la difesa a cinque, schierando il doppio stopper. Accanto a Collovati, con la tradizionale maglia numero 5, c’era anche Vierchowood, che sulle spalle portava il 4, ma che di fatto era stato scelto soprattutto per contrastare gli ospiti nel gioco aereo.

IL GOL DI CABRINI ALLA SVEZIA

Invece, per l’imprevedibilità che consente al calcio di sfuggire alla logica, è stato proprio Vierchowood a propiziare l’unico gol della partita. Avventuratosi nella metà campo avversaria in avvio di partita, il difensore di origine russa è stato spintonato da un avversario con un intervento non abbastanza energico per farlo cadere, ma abbastanza per indurre l’arbitro austriaco Brummeier a fischiare una punizione per gli azzurri. Sul precisissimo cross di Bruno Conti dalla fascia sinistra, il colpo di testa di Antonio Cabrini ha infilato il pallone alle spalle di Ljung, sotto la Curva Nord di San Siro.

MILANO E IL BELL'ANTONIO

Pur essendo un simbolo della Juventus, ugualmente invisa ai tifosi di Inter e Milan, Cabrini si è guadagnato gli applausi del pubblico del Meazza sia per i suoi indiscutibili meriti sportivi, sia per l'enorme appeal che ha sempre avuto sulle tifose di tutta Italia. La sua storia continua QUI

 

 

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