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Heroes. Dove sono finiti gli idoli
La “Pantegana” Klinsmann, tra USA, la moglie Debbie e il figlio portiere

di Lorenzo Zacchetti


I tifosi dell’Inter lo ricordano ancora con l’ingeneroso soprannome di “Pantegana bionda”, che la Gialappa’s Band gli assegnò dopo un clamoroso gol mancato. Nei suoi momenti migliori, il tedesco veniva invece chiamato “KataKlinsmann” dal pubblico di San Siro.

L’irriverenza di “Mai dire gol” ha segnato oltremisura il suo triennio nerazzurro, nel quale comunque le sue soddisfazioni con la maglia dell’Inter (una Coppa Uefa, una Supercoppa italiana e un secondo posto in campionato) sono state ben inferiori a quelle con la nazionale tedesca, campione del mondo a Italia ’90 e seconda a Euro ’92.

Figlio di un fornaio e poi capocannoniere della Bundesliga nel 1987, Jurgen Klinsmann arrivò a Milano nel 1989, dopo la finale di Uefa persa dal suo Stoccarda contro il Napoli di Maradona. Pagato tre miliardi e duecento milioni di lire, il centravanti andò a completare il terzetto tedesco insieme a Matthäus e Brehme, già in forza alla Beneamata. Il suo primo anno italiano finì con un’altra beffa da parte del Napoli, campione d’Italia, ma nel giro di poche settimane Klinsmann si vendicò vincendo il mondiale proprio contro l’Argentina di Maradona, grazie al discutibilissimo rigore con il quale Brehme decise la finale di Roma.

A mettere fine alla sua esperienza italiana fu la disastrosa stagione di Orrico, al termine della quale l’Inter decise di rivedere completamente i propri piani. Tutti e tre i tedeschi cambiarono aria e Klinsmann, dopo 34 gol nerazzurri, si accasò al Monaco, dove iniziò a porre nuove basi per la sua carriera. Il suo vero e proprio rilancio fu però in Premier League: acquistato dal Tottenham (proprio dopo il mondiale americano nel quale la sua Germania aveva eliminato l’Inghilterra), si liberò in breve tempo della sgradita etichetta di simulatore e conquistò il cuore dei tifosi con 21 reti nella sua unica stagione britannica. Oltre a vincere il premio di miglior calciatore dell’anno, è tuttora ricordato con affetto dai fans degli “Spurs” ed anche da una statua nel museo delle cere di Madame Tussaud’s!

A Londra lo ricordano anche per i gol segnati nella stagione 1997/98, quando tornò a White Hart Lane giusto in tempo per salvare il Tottenham dalla retrocessione. In precedenza, aveva giocato per due anni nel Bayern Monaco (vincendo una Coppa Uefa grazie a 15 suoi gol) e per uno scampolo di stagione anche nella Sampdoria (con due gol in otto presenze).

Al termine del mondiale ’98, chiuse una carriera che lo aveva visto segnare 47 gol con la nazionale tedesca, terzo bomber di tutti i tempi a pari merito con Völler, dietro soltanto a Klose (63) e Gerd Müller (68). Lasciato il calcio, si è trasferito negli Stati Uniti con sua moglie Debbie Chin, un’ex modella americana figlia di immigrati cinesi, conosciuta proprio mentre lui giocava nell’Inter e lei lavorava sulle passerelle milanesi.

La nascita del loro primogenito, Jonathan, nel 1997 indusse Debbie ad avvicinarsi ai suoi genitori, nel sud della California. Oggi la famiglia Klinsmann vive ad Huntington Beach e nel contempo Jurgen ha vissuto diverse esperienze calcistiche decisamente interessanti.

 

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