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Heroes. Dove sono finiti gli idoli
Lazio, Inter e disabili: Astutillo Malgioglio, l'ultimo degli Heroes 2017/2018
Foto: Inter.it/Corriere dell'Economia

Con il campionato di Serie A finisce anche questa serie di “Heroes”, rubrica realizzata in collaborazione tra Affari Italiani Milano e Eurocalcio24.com. La classica Lazio-Inter in programma nell'ultima giornata si presta a un tuffo nella memoria davvero entusiasmante, perché sono moltissimi i giocatori e gli allenatori che hanno fatto sognare sia i tifosi nerazzurri che quelli biancocelesti.

Ci sarebbe solamente l'imbarazzo della scelta, tra i vari Vieri, Veron, Cruz, Corradi, Favalli, Peruzzi, Ballotta, Colonnese, Jugovic, Pandev, Crespo, il “Cholo” Simeone, Cesar, Winter, Carrizo, Hernanes, Dino Baggio, Stankovic, Sergio Conceiçao, Mihajilovic, Roberto Mancini, Zaccheroni e così via.

Ma la storia con la quale voglio chiudere questo ciclo di “Heroes” rende omaggio al senso più profondo del titolo che abbiamo scelto: quella di Astutillo Malgioglio è veramente una vicenda a se stante, in un mondo spesso effimero come quello del calcio professionistico.

Diciamolo subito: “Tito” (questo il suo soprannome) non è stato il miglior portiere nella storia e i momenti di massimo splendore della sua carriera li ha passati... in panchina.

Cresciuto nel San Lazzaro, squadra dilettantistica della natia Piacenza, era riserva di Franco Tancredi nella Roma che nel 1983/84 vinse la Coppa Italia e perse la finale di Coppa dei Campioni all'Olimpico con il Liverpool, nonché di Walter Zenga nell'Inter che lo Scudetto dei record nel 1989 e la Coppa Uefa nel 1991. Prima ancora, nell'unica sua esperienza azzurra, era stato riserva di Giovanni Galli all'Europeo Under 21 del 1980, chiamato in sostituzione di Giuseppe Zinetti, che era rimasto coinvolto nella vicenda del Calcioscommesse.

Proprio per sfuggire al suo destino di eterno dodicesimo, nel 1985 era passato dalla Roma alla Lazio, accettando il declassamento in Serie B perché il tecnico Gigi Simoni gli aveva garantito il posto da titolare. Il suo rapporto con i tifosi laziali non si è rivelato per nulla facile, sia a causa dei trascorsi romanisti, sia per l'attività extracalcistica che rappresenta il vero valore aggiunto nella vicenda di Malgioglio. La goccia che è fatto traboccare è stata la sconfitta interna del 9 marzo 1986 contro il Vicenza, che ha espugnato l'Olimpico per 4-3. Uscendo dal campo, Malgioglio ha sputato sulla maglia della Lazio, in reazione per la contestazione subita a causa dei gol incassati e ai pesanti insulti ai disabili dei quali da tempo si occupava con la sua associazione ERA 77. L'ex portiere ha anche raccontato di uno striscione con la scritta “Tornatene dai tuoi mostri”, che quel giorno sarebbe stato esposto allo stadio, anche se la circostanza non è mai stata del tutto chiarita.

È però certo che tutta la sua meritoria attività a favore dei bambini distrofici si era svolta “a fari spenti”, senza parlarne troppo nel timore che la si potesse considerare come una distrazione dai suoi doveri professionali. Quel brutto episodio dell'Olimpico, del quale poi Malgioglio si è pentito, ha portato alla rescissione del contratto con la Lazio e al pensiero di chiudere anzitempo la carriera.

A corrergli in soccorso è stato Giovanni Trapattoni, che l'estate seguente lo ha chiamato all'Inter per fare la riserva di Zenga, ruolo che ha ricoperto per cinque anni. Il Trap, che aveva l'occhio lungo, aveva capito che una persona speciale come lui avrebbe portato un valore aggiunto nello spogliatoio, più come uomo che come calciatore. Anche durante il periodo nerazzurro, dopo ogni allenamento “Tito” tornava a Piacenza per lavorare con i bambini portatori di handicap, circostanza che ha colpito anche un animo sensibile come quello dell'ex bomber nerazzurro Jurgen Klinsmann, che ha voluto sostenere le attività di ERA 77 con un maxiassegno da 70 milioni di lire.

Non si è mai parlato molto di quell'episodio, fino a quando la scorsa estate Paolo Ziliani ne ha scritto su “Il Fatto Quotidiano”, in un impietoso confronto con le donazioni fatte dai partecipanti al matrimonio di Leo Messi con Antonella Roccuzzo.

Il nome ERA 77 è stato scelto unendo le iniziali della figlia Elena, nata nel 1977, della moglie Raffaella e ovviamente di Astutillo. Allora in forza al Brescia, il portiere era rimasto colpito dalla visita natalizia a un centro per disabili e dallo scarso interesse che le sue attività riscuotevano. Per lui, invece, era naturale darsi da fare per aiutare chi ne aveva bisogno e, nonostante non avesse nemmeno vent'anni e una figlia da crescere, decise di fondare l'associazione per fare la sua parte.

Persone speciali come Liedholm ed Eriksson gli permisero di estendere la sua attività anche a Trigoria, in una palestra messagli a disposizione nel centro tecnico della Roma. Ma per la maggior parte dei frequentatori del mondo del calcio la sua solidarietà era un hobby un po' bizzarro, quantomeno da non sbandierare. Particolarmente difficile fu il suo ritorno all'Olimpico, il 4 marzo del 1990. Si giocava Lazio-Inter e, con Zenga indisponibile, toccò proprio a Malgioglio difendere la porta nerazzurra. Per chiudere la polemica scoppiata quattro anni prima, il portiere venne convinto dalla società nerazzurra a presentarsi sotto la Curva Nord con un mazzo di fiori, ma per tutta risposta fu accolto da un lancio di oggetti che lo ferì al volto, facendolo sanguinare.

Il suo contratto con l'Inter è stato rinnovato di anno in anno fino a quando c'era Trapattoni, poi si è trasferito all'Atalanta dove ha trascorso un'ultima stagione come riserva di Fabrizio Ferron. Lasciato il calcio nel 1992, ha continuato a lavorare nella sua palestra dove fino al 1994 ha fornito assistenza gratuita ai bambini. Poi l'ha chiusa e ha fatto assistenza a domicilio, fino allo stop definitivo delle attività, anche per via di suoi problemi di salute, dai quali poi si è ripreso.

Lo scorso novembre ha ricevuto il premio ISUPP (“Io sono una persone perbene”) e un sondaggio tra i tifosi del Brescia lo ha scelto – un po' a sorpresa - come miglior portiere di tutti i tempi delle Rondinelle. Tuttavia, non si può dire che il mondo del calcio sia stato troppo generoso con lui, nemmeno quando bisognava difenderlo dall'inspiegabile cattiveria di chi se la prendeva con i suoi assistiti, anche insultando sua moglie e sua figlia.

La sua solitudine fa pensare alla vicenda di un altro giocatore dall'animo sensibile, uno dei pochi che durante il periodo romano lo seguivano nelle sue visite in ospedale ai meno fortunati.

Si chiamava Agostino Di Bartolomei.

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