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Heroes. Dove sono finiti gli idoli
Marcel Desailly, la “Roccia” di Milan, Chelsea e nazionale francese

di Lorenzo Zacchetti

“Alzare la coppa del mondo è stata la gioia più grande della mia vita”, ha raccontato Marcel Desailly in un'appassionata intervista a Four Four Two. “Da ragazzino guardavo Maradona che la sollevava al cielo e pochi anni dopo l'avevo tra le mie mani e potevo baciarla. Incredibile”.

Sollevare i trofei più ambiti del mondo era un'abitudine per il colosso francese. Se il Real Madrid è la prima squadra ad aver vinto la Champions League per due anni consecutivi, Desailly è stato il primo giocatore a compiere l'impresa con due squadre diverse: nel 1993 con il Marsiglia (contro il Milan) e nel 1994 con il Milan (contro il Barcellona, battuto 4-0 anche grazie a un suo gol).

In entrambi i casi, la conseguente finale della Coppa Intercontinentale è finita male: nel 1993 il Milan prese il posto del Marsiglia – squalificato per lo scandalo delle partite truccate – e perse contro il San Paolo di Toninho Cerezo, per poi cadere anche nell'anno successivo contro il Velez Sarsfield allenato da Carlos Bianchi.

La straordinaria carriera del giocatore soprannominato “La Roccia” per il suo fisico possente è cominciata ad Accra, in Ghana, dove è nato il 7 settembre del 1968. Il suo nome anagrafico era Odonkey Abbey, ma dopo il matrimonio tra sua madre e il console francese nella capitale del Ghana lui e i suoi fratelli vennero adottati da quest'ultimo, che diede loro il suo cognome e nomi più consoni alla tradizione transalpina.

Fu così che Odonkey Abbey a soli quattro anni si trasferì in Francia dove divenne Marcel Desailly e cominciò a seguire le orme del suo fratellastro Seth Adonkor, di sette anni più grande, nelle giovanili del Nantes. Difensore o centrocampista di grandi mezzi fisici e capace di dominare il campo, Seth venne soprannominato “La Roccia” dal tecnico Suaudeau e per Marcel divenne un punto di riferimento al quale ispirarsi nella sua crescita come calciatore.

Purtroppo, a soli 23 anni Seth è scomparso di un incidente d'auto e per dare la terribile notizia a Marcel la dirigenza del Nantes scelse quello che, allora come oggi, era il suo migliore amico: un certo Didier Deschamps, suo coetaneo e compagno di squadra.

Due anni dopo, Desailly e Deschamps sono arrivati nella prima squadra dei Canarini, dando il via a una carriera straordinaria, che li avrebbe portati a vincere davvero tutto. Dopo la sua unica stagione a Marsiglia, sempre con Deschamps, e il trionfo europeo che anticipa lo scandalo-Tapie, Desailly viene acquistato dal Milan. Se nell'OM Marcel era un difensore centrale che faceva coppia con Bolì, riuscendo a neutralizzare il pericolo rappresentato da Van Basten, Papin e Massaro, a San Siro Capello lo ha reinventato come centrocampista, facendone di fatto l'erede di Rijkaard.

Grazie alla sua nuova posizione in campo, Desailly è riuscito a conquistare un posto in squadra che non era scontato. Secondo le regole in vigore all'epoca, in ogni partita si potevano schierare solo tre stranieri, ma nella rosa del Milan ce n'erano ben sette: il Pallone d'Oro in carica Papin, il mitico Van Basten, Savicevic, Boban, Brian Laudrup e Raduciou, oltre appunto all'ex marsigliese.

Autentico Re del centrocampo, Marcel si è affermato come punto fermo della squadra e Capello non lo ha riportato in difesa nemmeno in occasione della finale di Champions League contro il Barcellona, nella quale i rossoneri hanno dovuto fare a meno degli squalificati Baresi e Costacurta.

Con Filippo Galli e Maldini al centro, Tassotti e Panucci sulle fasce e Desailly a fare coppia in mediana con Albertini, il Milan ha completamente ribaltato il pronostico, umiliando con un secco 4-0 il Barcellona allenato da Cruyff, che si riteneva il sicuro vincitore del massimo titolo europeo.

La spocchia catalana era tale da parlare di un Milan catenacciaro, portando ad esempio proprio l'acquisto dell'ex marsigliese: “Con gli stessi soldi che il Milan ha speso per Desailly, noi abbiamo preso Romario. E ho detto tutto”. La doppietta di Massaro, l'indimenticabile pallonetto di Savicevic e il sigillo finale dell'afro-francese hanno firmato una finale epica, indimenticabile per i tifosi rossoneri.

La straordinaria storia di Desailly continua QUI

 

 

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